peuterey serravalle valuation objective de l’impact fonctionnel de la sévérité de la sécheresse oculaire sur la qualité de vision par aberrométrie double passage

giubbotti peuterey prezzi valuation objective de l’impact fonctionnel de la sévérité de la sécheresse oculaire sur la qualité de vision par aberrométrie double passage

All JournalsButvaluer le retentissement fonctionnel de la sécheresse oculaire, en fonction de sa sévérité, sur la qualité de vision en utilisant un index objectif de diffusion lumineuse (OSI) mesuré par aberrométrie double passage.

Patients et méthodesVingt huit patients (56yeux), présentant des syndromes secs de différentes sévérités, ont participé à cette étude. Un aberromètre double passage a été utilisé pour mesurer les variations dynamiques de l’OSI pendant 20secondes. L’étude de la variance de l’OSI apparat comme un moyen objectif d’évaluer l’intensité des troubles visuels subjectifs rapportés par les patients présentant un syndrome sec. Elle constitue également un nouvel outil pour évaluer la sévérité de l’atteinte de la surface oculaire.

The full text of this article is available in PDF format.

PurposeTo assess the functional impact of the severity of dry eye on the quality of vision by measuring an Objective Scatter Index (OSI) using double pass aberrometry.

Patients and methodsTwenty eight patients (56 eyes) with dry eye syndromes of varying severity participated in this study. A double pass aberrometer was used to measure the dynamic changes in the OSI for 20seconds. The mean and standard deviations of the OSI and the number of blinks occurring during the examination were compared as a function of the clinical severity of dry eye disease. The values of the OSI standard deviation represented the dynamic nature of aberrometric changes related to the instability of the tear film.

ConclusionQuality of vision of patients deteriorated in relation to the severity of their dry eye. The analysis of OSI standard deviation appears to be an objective way to assess the intensity of subjective visual disturbances reported by patients with dry eye syndrome. It also provides a new tool to assess the severity of damage to the ocular surface.

The full text of this article is available in PDF format.

Mots clés:Syndrome sec, Film lacrymal, Qualité de vision, Aberrométrie double passage, OSI, OQAS

Keywords:Dry eye syndrome, Tear film, Vision quality, Double pass aberrometry, OSI, OQAS

OutlineMasquer le plan (+)valuation clinique de la sévérité du syndrome sec

valuation de la qualité de vision par aberrométrie double passage (+)Analyse des courbes d’Objective Scattering Index obtenues

Comparaison des stades de sévérité clinique de sécheresse oculaireLe syndrome sec est une pathologie multifactorielle des larmes et de la surface oculaire. Il peut se présenter sous la forme d’un désordre primaire du système lacrymal ou s’associer à certaines pathologies systémiques. Aux fonctions mécaniques, antibactériennes et métaboliques du film lacrymal, il faut ajouter un rle optique essentiel puisqu’il assure la régularité de la face antérieure de la cornée [3KohS., MaedaN., KurodaT., HoriY., WatanabeH., FujikadoT., and al. Avec une épaisseur de 30à 40m le film lacrymal constitue à lui seul un dioptre de 1,5D et l’interface air film lacrymal représente 60% du pouvoir réfractif de l’il. L’altération du film lacrymal entrane une irrégularité d’épaisseur du film lacrymal responsable d’une modification du rayon de courbure de la cornée et donc d’une variation visuelle [4Montés MicR.

La reconnaissance objective d’un trouble visuel chez les patients présentant un syndrome sec reste néanmoins difficile, notamment lorsque celui ci est léger à modéré. Lack of concordance between dry eye syndrome questionnaires and diagnostic tests Archivos De La Sociedad Espaola De Oftalmologa (English Edition)2011 ; 86 : 3 7
peuterey serravalle valuation objective de l'impact fonctionnel de la sévérité de la sécheresse oculaire sur la qualité de vision par aberrométrie double passage

peuterey primavera Agitare i sogni all’Università

peuterey uomo 2014 Agitare i sogni all’Università

Continua lo speciale a cura di Massimo Marino dedicato agli ottanta anni di Giuliano Scabia, uno dei padri fondatori del nuovo teatro italiano, maestro profondo e appartato di varie generazioni, artista sperimentatore, poeta, drammaturgo, regista, attore, costruttore di fantastici oggetti di cartapesta, pittore dal tratto leggero e sognante, narratore, pellegrino dell tessitore di relazioni, incantatore. Dopo l Alla ricerca della lingua del tempo, la pubblicazione in quattro puntate del poema Albero stella di poeti rari Quattro voli col poeta Blake (lo potete scaricare in pdf qui), l di Oliviero Ponte di Pino sul suo teatro, l di Attilio Scarpellini sulla delicata questione della violenza politica, incrociata in vari momenti dal ricercare di questo poeta teatrante, lo sguardo allo Scabia di Fernando Marchiori, Francesca Gasparini racconta il laboratorio di Scabia all di Bologna: il suo originale, erratico, esperienziale, teatrale insegnamento dal 1972 al 2005.

1. La ricerca inesausta del sparire, arrivare improvvisi, agitare i sogni nasce da una scintilla. Questa scintilla dovrebbe almeno in parte giustificare per quale motivo io abbia fatto una cosa cos strana, e forse anche sospetta direbbe cos Gianfranco Anzini, anche lui ex studente recidivo come seguire per otto volte lo stesso corso universitario, Drammaturgia II del prof. Giuliano Scabia al Dams dell di Bologna. E questa scintilla sta al cuore del titolo di questo paragrafo, il cui sottotitolo, tratto dalla Lettera a Dorothea, allude non solo a una particolarissima pratica spettacolare (se possibile definirla tale), ma anche a un portentoso metodo pedagogico: quel professore fuori degli schemi sempre stato per i suoi studenti all di Bologna un di sogni sogni concretissimi e vibranti d

La scintilla quella che ho visto negli occhi di tanti studenti quando negli ultimi giorni di corso finalmente comprendevano, come fulminati, il senso di quel furibondo viaggio interno di studio, ricerca, azione corporea in cui Scabia li aveva trascinati. quella scintilla che vedevo anche negli occhi del professore quando li incitava non a rappresentare ma a vivere su di s il mondo che avevano creato; quando rimaneva ad ascoltare per giornate intere, fino a sera, fuori sotto i portici, fra gli sguardi stupefatti dei passanti e dei camerieri delle osterie, i loro racconti, le loro tesine, i loro diari; o quando a tarda notte loro si ritrovavano in piazza Santo Stefano, o in via Zamboni, ancora ebbri di quello spirito demone che li aveva visitati durante il corso, per rivivere certi canti o certe sequenze corporee o certe danze che avevano ripetuto per mesi, e lui appariva con i capelli bianchi illuminati dalla luna e li osservava come un angelo custode benevolo, forse reale o forse solo immaginato.

Questa scintilla c anche nei miei occhi la prima volta che ho visto Giuliano Scabia; era il 1994 e avevo deciso di seguire il corso di Drammaturgia II il cui titolo era Gli stivali del gatto e la voce della poesia. Il primo giorno di corso lui invece di farci una lezione ci condusse in una lunga camminata per i vicoli di Bologna alla ricerca della nuova sede del laboratorio. Arrivati, la porta era chiusa e sprangata. Lui in cima ai gradini e noi assembrati in basso con la bocca aperta; ci fece un lungo discorso magico che concluse dicendo che se lo avessimo seguito ci avrebbe svelato il dell giovinezza

Cosa significa questa ricerca del mistero che si risolve in una concreta? Essa si attiva nella speciale condizione di presenza e azione del gruppo (communitas spontanea), nella ritualizzazione che il gruppo in qualche modo si auto impone e a cui si abbandona che, oltre a guidare verso luoghi inesplorati della mente e del corpo, induce talvolta anche stati alterati di coscienza (ci che Scabia chiama controllata la trance assoggettata a regole telet che permettono il ritorno). Il mistero il luogo della partecipazione, l dentro; Scabia parlava infatti spesso di dentro i testi (viaggio di ricognizione e scoperta / viaggio di rivelazione). In un incontro al Dams di Bologna tenutosi il 10 novembre del 2005, dal titolo Trent di apprendistato. Incontro con Giuliano Scabia, egli parl proprio, a proposito del lavoro svolto durante i corsi con gli studenti, di cio in cerca / farsi visitare In quella stessa occasione istitu una relazione stringente tra lingua e azione del teatro (la lingua chiede di essere interrogata e il teatro lo strumento per interrogarla), tra logos e teatro, che non sono altro che l legarsi di tutto nelle apparizioni

Se eravamo in grado di trovare quello stato di armonia/empatia necessario all dello spazio/tempo del rito (se i nostri corpi e le nostre menti lavoravano insieme), allora in qualche modo ci si predisponeva alle rivelazioni: i testi, le parole dei testi, considerate come tanti semi pregni di vita in potenza, cominciavano a germogliare. E non c mai disomogeneit tra ci che facevamo con i nostri corpi e la voce che sentivamo emergere dal fondo del testo interrogato.

Il percorso di Scabia dentro l ha avuto fin dal principio come nucleo questo Spero di far intravedere perch ci che voglio denominare dell poetica sia fondante non solo per l di Scabia con gli studenti, ma per tutte le sue azioni teatrali poetiche (esempi poco conosciuti di questo sono i quaderni universitari; esempi noti sono invece il libro di Marco Cavallo, o quello sull del Gorilla Quadrum o le bellissime a Dorothea ma l potrebbe essere lungo Ci spiega anche perch delle raccolte, apparentemente di materiali disparati, come possono essere le universitarie quelle che tanti di noi hanno conosciuto da studenti nella loro triste veste di fotocopie tenute insieme da spirali di plastica o metallo, possano in realt rivelarsi come di grande forza immaginativa e poetica. E questo anche il motivo per cui Giuliano Scabia si accanito a volerle definire di drammaturgia rimbrottando severamente chi si provava a chiamarle Il motivo per cui mi soffermo cos a lungo sulla questione dello statuto e della natura di questi di drammaturgia dipende dal fatto che essi rappresentano la forma epico monumentale che i corsi hanno preso nel passare del tempo, stratificandosi, richiamandosi e ispirandosi a vicenda, in infinite eco, riprese e ritorni.

Ed entro i confini di questo epos si collocano materiali eterogenei e di origine diversa (compresi registrazioni video, appunti, schizzi, fotografie, disegni, trascrizioni delle sequenze corporee, o dei canti o delle danze, che si possono trovare nei quaderni universitari), cui solo impropriamente ci si pu riferire come a Essi, al pari delle scritture (racconti, diari, rievocazioni, testimonianze sono tracce di un cammino, incisioni nel corpo dell perch germogli ancora, richiami per riattivare la comunicazione (con il passato, o con noi che siamo nel passato?), azione rinnovata, interrogazione ininterrotta di un fare che in essi continua a vivere mostrando luci e ombre; non prodotti conchiusi per essere fruiti come tali, ma frammenti di un discorso, che producono senso solo nel dialogo interno con tutti gli altri frammenti.

Quello del estatico un fil rouge che attraversa tutto il lavoro di Giuliano Scabia, fuori e dentro l e che, in qualche modo, lega insieme prassi poetico scritturali, azioni teatrali, racconto ad alta voce, interventi e progetti eterogenei (nei quartieri, nelle scuole, nei paesi, all Una precisa sintesi di questo metodo d teatrale drammaturgico, l a volare la troviamo nelle parole con cui egli descrive il lavoro svolto per tre anni consecutivi sulle Baccanti di Euripide: in certi momenti delle danze in tondo (il coro che balla e canta: tutti ballavano e cantavano) i ballerini cantori sentivano formarsi il dio, entravano cio col corpo nel senso profondo del testo, nello stato di trance controllata che il corpo collettivo raggiunge respirando e muovendosi insieme Come si vede bene qui, l nel profondo del testo e il raggiungimento della trance si identificano e non vi pu essere l senza l il testo si rivela nel momento in cui noi prendendolo sul nostro corpo lo portiamo in presenza. Ecco il

Ci che si osserva un vero e proprio travaso chiasmatico tra livelli di intervento: da una lato, dalla ricerca rigorosa, dallo studio approfondito e silenzioso, dallo stare sui testi con fedelt scavandoli parola per parola si producono azioni molteplici assolutamente inaspettate (scritture, canti, balli, grafismi, sequenze corporee, ecc.) che sono il frutto della mente collettiva nella condizione del rito; dall lato, questa libert totale d e d (la proliferazione di prassi corporee e immaginative che si sedimentano sui testi ri significandoli), questo andare in un altro esattamente la forma che la ricerca dentro i testi assume. I nuclei di germinazione di questo modo di operare erano gi tutti contenuti nel lavoro cosiddetto di teatrale degli anni che Scabia tenta, a modo suo, di tratteggiare (e non di teorizzare) in L teatrale (insieme a Eugenia Casini Ropa): la questione dell dello stare sui temi a lungo insieme, del ricordare, dell dell il corpo e la voce in canto e ballo come via per la comprensione profonda, il giocare/jouer/play, l il fare teatro come via per ci che si sa per insieme l nel reticolato sotterraneo di comunicazione di una collettivit il in armonia col dentro e col fuori il conoscere bene il dentro di s come unica via per poi conoscere il fuori.

Ho parlato di communitas spontanea, di mente e di viaggio collettivo: lo strumento pi efficace utilizzato da Scabia affinch un insieme di individui che non si conoscono raccolti in una stanza diventino in breve tempo, bruciando le tappe, una comunit in grado di attivare una condizione di ritualit temporanea quello che possiamo definire narrativo L formale del cerchio narrativo non per nulla rigorosa tanto che esso in moltissimi casi prende la forma di un andare di un percorrere, di un viaggiare senza meta apparente, di un intrecciarsi, di un perdersi Il narrativo scabiano in tutti i suoi livelli ha come cardine la forza dello sguardo, del guardarsi, del sostenersi a vicenda con lo sguardo. Non perdere mai lo sguardo fondamentale per Scabia, perch quando si guarda altrove, fuori da dove siamo, allora il luogo in cui siamo non c pi sparisce, gli togliamo il nutrimento quel luogo magico che il vuoto di cui i corpi in cerchio sono il perimetro si riempie e vive nella misura in cui il nostro sguardo l e gli sguardi si incrociano e si sostengono. Riprendendo Nane Oca Franco Acquaviva parla delle racchiuse in quel guardarsi come di domande, emozioni trattenute, ma anche esperienza di un limite sul quale la si potenzia con un gioco di specchi che d vertigine

Un altro strumento di lavoro che Scabia ha impiegato sistematicamente nei corsi universitari (ma anche in altre sue azioni poetico teatrali) quello che egli chiama vuoto Nel 1973, in Teatro nello spazio degli scontri egli lo definisce come un canovaccio (non in senso antico), una partizione del tempo e del lavoro, una traccia di ricerca e un itinerario verso l una commedia di cui sono scritti soltanto i titoli delle scene, un dramma didattico in cui l un atto reciproco in cui tutti sono continuamente coinvolti e ancora in Forse un drago nascer come una di cui sono scritti soltanto i titoli delle scene: pu venire riempito in molti modi, a secondo delle situazioni

Bench il lavoro di Scabia sia cambiato molto nel corso degli anni, in qualche modo sciogliendo alcune rigidit iniziali, anche ideologiche, e indirizzandosi sempre di pi verso gli strati pi inquieti e della ricerca, si pu affermare che ancora oggi questa definizione risulti assolutamente calzante. Potrei forse aggiungere che lo vuoto in primo luogo, un tentativo di rendere visibile un della mente, una visione/sogno, un e, in secondo luogo, un seme gettato nel centro di quel potenziale cerchio di corpi che il narrativo una fascinazione, un a interrogarsi e a scoprire (e ad agire). Lo vuoto pu essere qualcosa di molto complesso, addirittura fruibile in s e per s come opera d (insieme racconto, poesia visiva, grafismo, drammaturgia); ma anche qualcosa di molto semplice, una traccia esilissima, una domanda che sottende molte domande, una suggestione capace di prefigurare ampi scenari come nel caso dei di corso all

Giuliano Scabia arriv all di Bologna nel 1972 un po per caso. Lo chiam Luigi Sqarzina a far parte di quella nuova incredibile avventura che fu il Dams bolognese ai suoi inizi. Ma ascoltiamo il racconto dalle sue stesse parole: mi hanno detto: vuoi insegnare drammaturgia? Non era mia intenzione lavorare all volevo fare lo scrittore e basta. Cosa significava fare Drammaturgia? Non esisteva una cattedra di Drammaturgia all quindi dovevo inventarmi cosa fare. [ Per me questo viaggio stato un apprendistato; perch ne sapevo di cose, ma poi non cos tante! Ho fatto questo viaggio con tanti giovani, uno pi bravo dell ho incontrato gente fantastica, un corteo di presenze con cui ho cercato insieme. Ho sempre trattato coloro che volevano partecipare e partecipare voleva dire lavorare duro come collaboratori alla ricerca. Ci sono state notti senza fare vacanze, lavorando nelle case degli studenti, usando la citt come laboratorio allo scopo di scoprire chi era il teatro, la scrittura, lo spazio e cosa significa inoltrarsi in questo accanto che si rivela dentro il teatro

Anche se separare in fasi il percorso di Scabia all pu apparire una forzatura, perch in realt si trattato di un flusso travolgente dentro cui tutto si mescolava, ritornava e si autocitava (temi, pratiche, ipotesi, esperimenti, modelli vorrei provare qui a individuare tre macro periodi al cui interno si possono riconoscere delle costanti.

La grande avventura che segn il primo decennio fu quella ormai conosciuta come Gorilla Quadr L che pu essere catalogata all di ci che stato definito a partecipazione fu a tal punto straordinaria da segnare per sempre e nel profondo lo sguardo e la sensibilit di chi vi prese parte. Ha raccontato Scabia: il problema di chiudere questa storia laureando gli studenti. Per me stato dolorosissimo, ma c altri studenti che arrivavano, non potevo stare per sempre con loro. Li abbiamo laureati, con alcune tesi importanti, ma con in sospeso questa spina del teatro sul Po che non abbiamo fatto. In uno dei Quaderni c anche la motivazione del perch fondamentale. L scritta quando nel 1989 abbiamo fatto il cantastorie del Po a Goro, dove mi avevano invitato. Sono appunti. Si parla del trauma. Trauma come ferita ma anche come sogno. Perch eravamo anche un po in trance, ecco perch bisognava chiudere

Tutto cominci quando uno degli studenti, Remo Melloni, scopr alcuni testi scritti da contadini emiliani agli inizi dell per essere recitati nelle stalle. Il lavoro di studio sui testi, durato mesi, si concretizz in una reale pratica teatrale sedimentata, tanto che a un certo punto il gruppo, ormai compatto e consolidato, cominci a girare per varie localit italiane (in particolare l Appennino reggiano), poi anche all (capitale fu la presenza al Festival Mondiale di Teatro di Nancy, dove il gruppo port un itinerante di 12 tappe in 7 giorni, con 4 giorni di avvicinamento e 3 di spettacolo). Il senso dell fu, da una parte, di attivare il processo della creazione collettiva come strumento di comprensione di s e del mondo e, dall di indagare, con interventi diretti, la questione della cultura popolare ormai in dissolvimento, con uno sguardo sincero e critico al tempo stesso. Ma anche importante sottolineare la stretta relazione che il lavoro del Gorilla intratteneva con la ricerca personale di Scabia come poeta, romanziere e drammaturgo, con la sua poetica. Infatti, tutto il percorso di Scabia con gli studenti all si nutrito del dialogo e del travaso continuo e reciproco tra l universitaria e le riflessioni, gli esperimenti e le illuminazioni maturate dentro quel lavorio incessante di scrittura, teatro, poesia che egli portava avanti fuori dell Come ha scritto Massimo Marino, ha fatto entrare gli studenti del Gorilla in un particolare ritmo: quello del passo che viaggia e scopre, che osserva, incontra, sale e discende; quello di una poesia che si misura con il fare, con il fiato, che in movimento conosce l e la variet delle cose del mondo circostante e le misura con il suo proprio tempo, per dialogare (Il Gorilla Quadrum e i suoi viaggi).

Il Gorilla fu emblematico perch segn in modo deciso il carattere del lavoro universitario di Scabia in tutta una prima grande fase che potremmo far partire con l al Dams nel 1972 e concludere con la di San Giovanni nel 1978. Questa fase ebbe il suo picco nel 1977 con il corso delle Mongolfiere e poi quello seducente dedicato al poeta adolescente Georg B Ha raccontato Scabia: poi che agli studenti di Bologna viene il ghiribizzo di occupare l e allora mi sono chiesto: cosa facciamo? Avevano delle motivazioni giustissime. Per facevano anche delle stupidaggini. Sono accaduti anche fatti tragici. C una citt sull di una crisi: cortei, vetrine rotte, espropri proletari, esperimenti con la radio (Radio Alice), occupazioni (tentativo di fare il socialismo in una piazza sola, Piazza Verdi), saccheggi. Un segno di vitalit e lugubrezza insieme. La testa era andata un po via. C gi le Brigate Rosse in azione. E per il bolognese era attraversato da una forte ventata utopica e creativa. La violenza quasi non c a Bologna, se non nei discorsi. Per io sentivo che questi ragazzi andavano a sbattere ed ero anche molto preoccupato, perch quello che facevano mi sembrava senza sbocco: socialismo in Piazza Verdi saccheggiando il ristorante della piazza. E dopo? E poi c un caos, una confusione, c dei maestri un po deliranti. Intanto la storia andava. Appena l finita m sembrato che si potesse trovare un bandolo, facendo una cosa strana: le mongolfiere

Sintetizzando in modo drastico possiamo dire che questa fu la fase del a partecipazione dell politico, dell socio antropologica e folklorica, del dialogo e dell tra la gente, dell dalle aule e dello spandersi nei luoghi aperti e vasti (le vie della citt le piazze, i parchi, le montagne, le valli, i fiumi, i boschi, i paesi

Il secondo periodo potremmo farlo cominciare con Adesso vi racconter Teatro delle favole rappresentative (1979) e concludere nel 1992 con Rassegna di moderni Don Giovanni. Nel questi viaggi del cielo e della terra Scabia torna al chiuso dell del laboratorio, ne ritrova l e il senso, quella concentrazione sul s che lo porter anche a riavvicinarsi alla figura centrale del teatro, all al protagonisthes. preso una sedia, l messa sulla cattedra e ho detto: adesso vi racconter E ho raccontato per un e mezza una fiaba che avevo imparato sull di Asiago da un mio amico boscaiolo, contadino, cavallaro, il pi grande narratore che ho incontrato, Cristiano Contri da Foza. [ Poi ho detto: la prossima volta raccontate voi Siamo al di narrazione ante litteram, al nucleo primigenio della teatralit il monologo, che sgorga dalla gola dell in stato di rappresentazione prima come balbettio, come lallazione e poi come flusso, come racconto. In seguito sorgeranno altre figure, specchi, antagonisti di questo solitario raccontatore e arriveranno i dialoghi, gli scontri amorosi, le lotte, i divoramenti (si veda l dedicato alla Pentesilea di Kleist, Il sangue e le rose). Emblematico in questo senso e centrale all dello sviluppo del lavoro di questo periodo Ottetto (1985). Come ha spiegato Scabia, ho pensato di riprendere in mano l del ciclo del teatro vagante, cio lo schema vuoto che all di Zip. uno schema che indica un sentiero di scoperta, quando i personaggi nascono dal fondo oscuro del teatro, pronti a ricevere qualsiasi forma ecco questa tabula rasa dell e della persona e a essere portati piano piano attraverso una specie di risvegliamento ( il lavoro che avevamo fatto con Quartucci) a riscoprire il proprio corpo, lo spazio, la scena, la platea, la voce, il risuonamento della voce nello spazio, usando tutto il corpo, le mani, i piedi, toccandosi. Il lavoro era quello di cominciare dal punto
peuterey primavera Agitare i sogni all'Università

piumino peuterey uomo Yuri Berchiche to undergo Paris Saint

piumini woolrich donna Yuri Berchiche to undergo Paris Saint

While PSG failed to win the Ligue 1 title, take a look back at their top five league goals.

Left back Yuri Berchiche is set to be Paris Saint Germain’s first signing this summer after Real Sociedad president Jokin Aperribay confirmed an offer from the French capital outfit has been accepted.

The Basque club’s leader revealed that the 27 year old, who was a reported target of Manchester City earlier this year, has been granted permission to undergo a medical with the Ligue 1 giants.

“Today a written offer for Yuri from PSG arrived and he is now allowed to undergo a medical,” Aperribay is quoted as saying by Sociedad’s official Twitter feed.

Earlier, the defender’s representative admitted that PSG were closing in on his client.

Yuri is under contract with Sociedad until June 2020 and his agent is Pere Guardiola, brother of Manchester City coach Pep.

“A deal between Sociedad and PSG could be reached in the coming day,” Ander Larrea, one of Yuri’s representatives at Media Base Sports, told AS.

“We are waiting for the clubs to reach an agreement. If that happens, Yuri will leave.”

PSG will pay around million, much less than the Spaniard’s release clause, according to Marca.

Marca reports that Yuri has already picked up his personal belongings at the club’s Zubieta training ground and that his move to Paris is imminent.

Sociedad begin preseason training on Friday, while PSG’s got underway at their Camp des Loges facility on Tuesday.

However, Larrea says his client still has to agree personal terms with PSG.

“The player does not have an agreement with PSG. He has only spoken to them but nothing more,” Larrea said.

A new left back is a must for PSG after the retirement of former Brazilian player Maxwell back in May and regular starter Layvin Kurzawa still recovering from season ending surgery last campaign.

Yuri, who had spells at Tottenham and Cheltenham Town earlier in his career, arrived at Sociedad in the summer of 2012 but spent the next two seasons on loan at Eibar.
piumino peuterey uomo Yuri Berchiche to undergo Paris Saint

modelli woolrich donna amministrare la Pubblica Amministrazione

giubbotti peuterey donna prezzi amministrare la Pubblica Amministrazione

Era un po che volevo discutere di pubblica amministrazione. O meglio dell della pubblica amministrazione. Non è un gioco di parole: si tratta dell interna degli uffici della pubblica amministrazione, compresa la cosiddetta politica delle retribuzioni. Lo spunto mi è stato fornito da Innocenzo Cipolletta, da un po di tempo anche editorialista su L esperienza famigliare, nonché per pregressi interessi ed impegni nel settore, so di avere qualcosa da poter dire in merito a quello che da anni viene additato come il settore monstre, quello che tirerebbe a fondo lo Stato: la pubblica amministrazione e i pubblici dipendenti.

Da un po di anni, grazie a Brunetta (ma non solo a lui), c un tiro al bersaglio incessante contro i pubblici dipendenti, anche se Brunetta, nelle sue invettive (non ho mai capito perché), aveva in mente solo una tipologia: gli statali, e/o i ministeriali, che poi, tra l non sono esattamente la stessa cosa. Anyway. (Vi ricordate che Brunetta introdusse le decurtazioni per la malattia dei dipendenti delle funzioni centrali e solo per questi? Nessun governo successivo ha pensato di rimuovere un che ha dell Della serie non solo malati ma anche economicamente sanzionati.)

Pubblico impiego, amministrazione pubblica, servizio pubblico sono tutte coniugazioni di un unico grande paradigma: il rapporto con il cittadino utente paziente soggetto fiscale amministrato elettore fruitore e così via, attraverso scuola, sanità, enti locali, enti governativi, non economici, economici, agenzie, ma anche società, partecipate, controllate. La lista è utile ad evitare che il metro di giudizio sia tarato sull classica del dipendente statale (in estinzione) o sull comunale (a volte unico dipendente!) del piccolo paese di un interna, il quale sopravvive grazie al contesto, non certo per il suo lauto stipendio.

Cipolletta (anche lui una volta boiardo di Stato), in una sintetica ed efficace analisi (L n. Un dirigente medio costa il triplo di un impiegato, poi ci sono i papaveri che guadagnano molto di più. aggiungo io non vige il divieto di cumulo di incarichi (Mastrapasqua è il più famoso, ma sono migliaia gli incarichi multipli), mentre per il dipendente è pressoché tassativa l di prestazione/incarico (sono fatte salve le attività di ingegno, letterarie e giornalistiche. E ci mancava pure che venisse impedito l delle capacità cognitive e creative!).

Secondo Cipolletta, “nessuno si assume la responsabilità di attribuire remunerazioni sulla base dei risultati”, e confermando la sperequazione retributiva tra dirigenti e impiegati, afferma che “l fissato un tetto alle retribuzioni dei dirigenti, invece di servire a contenere le retribuzioni, finisce per far addensare verso tale tetto tutte le posizioni apicali, senza più alcuna distinzione e senza nessuna capacità di responsabilizzazione.” Finisce che a parità di (alta) remunerazione la differenza la faccia solo la del dirigente, cioè. Amen.

Cipolletta, pur abbozzando dei distinguo tra i vari comparti, conclude puntando il dito contro l di misurare e premiare il reale merito. A quanto riportato, vorrei aggiungere dell frutto delle mie esperienze.

Quello che Cipolletta non puntualizza è che anche per i dipendenti quelli che guadagnano un terzo dei dirigenti, quelli che praticamente lavorano per il raggiungimento di quegli obiettivi (non sempre chiari, non sempre indicati) per i quali sarebbero così ben remunerati i capi vale il criterio più che il criterio misurabile dell o della produttività, anche perché ci sono moltissime attività non quantificabili in termini di mera produzione di carte/documenti: si pensi alle attività sociali, alle attività di sportello consulenziale per gli utenti, ma non solo. Sono spessissimo i soldati semplici che adottano migliorie e piccole innovazioni per accelerare iter, trasmissioni e controllo. Sono i soldati semplici che hanno la pazienza di gestire quotidianamente un sempre più arrabbiata in questo clima di disperazione, cupezza, incertezza. Il fondamentale lavoro quotidiano dei soldati semplici non viene riconosciuto, come non viene riconosciuto lo stress dei docenti o il burn out degli operatori nella sanità (si pensi al sovraccarico dei nostri ospedali, di cui ci siamo occupati anche da queste colonne).

I contratti del pubblico impiego (in particolare quelli non dirigenziali) sono bloccati da anni, ancor prima della spending review. Il potere d è azzerato e le remunerazioni valgono oggi quanto nel 1995. Per tale mancanza di una politica delle retribuzioni, che distribuisca per merito (secondo Cipolletta), ovvero per giustizia (secondo me), lo stesso Cipolletta ammette che “tutti si fermano”. Mi dite voi chi vuole più muovere un dito per un lavoro non retribuito equamente, non stimato, stigmatizzato da anni sui media, oscurato dalle fasce dirigenziali titolari di una responsabilità gestionale ed organizzativa (nella maggioranza dei casi) ignota e invisibile, eufemismi per non dire inutile? Si fa quel che si può, anche perché nessuno tiene in conto quella che in sociologia delle organizzazioni viene definita distributiva Per non farla lunga, dico che in presenza di grossa sperequazione nei compensi, il sistema livella verso il basso le prestazioni, in quanto ciascuno dei soldati semplici, specialmente quelli in prima linea, accusando un dislivello tra l (anche quello residuale, di coscienza) e la paga (da nuovi poveri) smette di responsabilizzarsi e lo fa anche per protesta (visto che gli scioperi costano e le politiche sindacali sono state neutralizzate da tempo), mentre i dirigenti garantiti nella loro remunerazione piuttosto alta si accomodano con tranquillità, confinando al solo ruolo autoritativo gli aspetti più fenomenici e pittoreschi: l l la spocchia, la minaccia fine a se stessa.

Ciò produce spesso attriti sui luoghi di lavoro, con grosse ricadute nei confronti del servizio reso alla cittadinanza.

Succede (per fortuna non spesso, nonostante i servizi de Le Iene e di Striscia) che le sperequazioni, l distributiva e l massima dei capi porti all di pratiche corruttive o confine tra i dipendenti, laddove oltre alla disistima generale da parte dell pubblica venga a mancare il controllo dirigenziale intelligente basato sul sostegno sussidiario verso gli operatori pubblici (visto che la politica li ha massacrati). Ne ho fatto cenno perché è opinione comune che la corruzione sia diffusa dal basso, mentre la corruzione letale è quella delle alte sfere, il cui molto più alto tasso di ricorrenza è uno dei deterrenti per gli investimenti esteri in Italia. Altro che pratiche corruttive o suscettibili di corruzione degli impiegati di cui blatera il Piano Nazionale Anticorruzione!

Il vero danno al Paese oltre alla corruzione dei potenti (è di ieri la notizia dell di un ex capogruppo alla Regione Campania, per aver ottenuto rimborsi impropri per centomila euro) è l fiscale (argomento trattato nell libro di Stefano Livadiotti), la cui lotta, come ci dice il giornalista famoso per le lotte anti caste, è solo un proclama di facciata.
modelli woolrich donna amministrare la Pubblica Amministrazione

borse peuterey A Pago perde lo Stato

peuterey london A Pago perde lo Stato

Prima l’arresto di Corcione, poi l’attentato a Baccichet e l’incendio al cancello del parcheggio del Municipio, ora il sequestro delle schede elettorali: quelli di Pago del Vallo di Lauro sono tra i 4kmq di suolo più martoriati di questa provincia. Un morso di territorio chiuso in se stesso e dove continuano a succedersi le prove di quanto lo Stato, o almeno parte di esso, perda. Irrimediabilmente ed inspiegabilmente.

Com’è possibile che questa successione di fatti di cronaca continui a consumarsi in un sostanziale silenzio politico istituzionale? La sentenza con la quale il Tribunale del Riesame di Napoli ha rigettato l’istanza di scarcerazione per l’ex sindaco ha messo chiaramente in luce, tra le ragioni che hanno portato alla conferma dell’arresto, una continuità tra la sua amministrazione e l’attuale: un legame tale da consentirgli di continuare ad influenzare la presente azione di governo. Quest inchiesta della DDA di Napoli, poi, sulle elezioni comunali dello scorso anno, fa addensare nuove e cupe nubi su una consiliatura che vede sedere, tra i banchi della maggioranza, persone direttamente coinvolte nelle indagini da cui è scaturito il blitz di dicembre.

Stando così le cose, è mai possibile che nessuno ravvisi una opportunità di intervento, né sul piano istituzionale né su quello politico? mai possibile che la Prefettura, massima rappresentante del Governo sul territorio, non ravvisi alcun margine almeno per approfondire? mai possibile che l’amministrazione non ravvisi la necessità e l’urgenza di compiere un gesto politico forte, che marchi le distanze con questo preoccupante livello di inquinamento? , infine, mai possibile che i delegati di una provincia, che esprime una quantità ragguardevole di rappresentanti istituzionali ai più alti livelli, restino in silenzio e non entrino a gamba tesa in una vicenda che vede proprio lo Stato, la politica e la cultura della legalità che essi dovrebbero incarnare soccombere?

Al corteo di Napoli, organizzato per il 21 marzo di Libera, ha sfilato, tra gli altri, anche la Presidente del Consiglio Regionale: l’irpina Rosa D’Amelio. Lei che in Regione condivide l’avventura amministrativa con un altro esponente politico di rilievo proveniente proprio dal Vallo di Lauro: Roberta Santaniello. Eppure nessuna delle due ha proferito parola dall di questa triste storia che vede pochi, e isolati, uomini impegnati sul fronte di una guerra spaventosamente ineguale. E che dire del tavolo su Legalità e Lotta alla Mafia, in calendario alla prossima conferenza programmatica democratica, che sarà presieduto dall’onorevole Paris, presumibilmente in ragione del suo trascorso di militanza associativa? Ed Enzo De Luca, che oggi presiede l’Osservatorio Regionale sui Rifiuti in virtù dell maturata in Commissione Ecomafie? E dove sono i Sindaci dell che tuonano contro gli anni e le occasioni mancate e che hanno levato gli scudi di fronte ai migranti? Quale occasione migliore di questa per dimostrare che viene prima l prima l prima il Vallo di Lauro?

Questi sono solo alcuni dei componenti di un lungo elenco di silenzio che questa volta neanche le grandi dichiarazioni di principio sull’etica e la morale riescono a rompere. Sarà perché le grandi teorizzazioni sui massimi sistemi sono utili e opportune solo a distanza di sicurezza, il più possibile lontano, magari, da casa nostra e dalle nostre circoscrizioni elettorali.

Infine, assordante s’addensa il silenzio della società civile e di chi, al suo interno, dovrebbe essere un baluardo di etica e moralità. Prime fra tutte le comunità parrocchiali che non hanno mancato, in questo specifico caso, di lanciare messaggi contrastanti rispetto a quelli che normalmente discendono dai loro pulpiti.

Le dimensioni di Pago del Vallo di Lauro, un morso di terra inverosimilmente martoriato e ostaggio di una visione distorta del vivere civile, rendono ancor più cocente la sconfitta di parte dello Stato, della politica e della società civile che, in realtà, è la sconfitta di un intero sistema territoriale inquinato al punto da non poter difendere neanche una sua infinitesima parte. Ed è la sconfitta di tutta l’Irpinia perché hai voglia a dire che il Vallo è altro noi: chi dall ricopre, a vario livello, incarichi di governo ha bisogno dei voti di tutti. Anche di quelli espressi nel Vallo di Lauro.

così che l si diffonde come il polline in primavera.

Non è vero che tutto passa nel silenzio. Ultima mia dichiarazione a prooosito ,rilasciata al quotidiano, è stata tagliata. Ma le rammendo che con l l Irpinia, tra dicembre e gennaio ,abbiamo presentato tre libri di tre autori irpini dove si è parlato anche della corruzione della legalità e anche della questione pago. Mi dispiace che i giornali si occupano del nostro territorio solo per polemizzare o quando si fanno passerelle al maglificio di deputati ed esponenti istituzionali che non alzano un dito nemmeno quando ci dividono il collegio.
borse peuterey A Pago perde lo Stato

giubbini peuterey Vida de Frida Kahlo

piumini peuterey Vida de Frida Kahlo

Con la maestr de su fina pincelada, Frida dej?plasmado en docenas de autorretratos sus unidas cejas negras y su escaso bigote. Esta misma Frida fue la que se quit?de un tir tres as de edad, sosteniendo que hab nacido en 1910 en Coyoac, Mico, en vez de su fecha original 1907. apricho vanidoso? Probablemente, no. Aunque Frida fue casi siempre su ica modelo, su intenci iba m all?de querer preservar la belleza de su juventud, ello estuvo m relacionado con su necesidad de identificarse con Mico, su tierra amada. El hecho en el cambio de su fecha de nacimiento tiene relaci con el a del comienzo de la Revoluci mexicana (1910) y el retiro del poder del presidente Porfirio Dz.

Si esta mentira tan obvia nos resulta necia e incongruente, incomprensible en contraste a su desenvuelto candor, ello so proyecta, por un momento, la yuxtaposici de imenes que encontramos en sus pinturas. Frida nunca se detuvo ante los hechos tangibles para llegar y expresar su propia verdad; en el caso de su fecha de nacimiento, la gran verdad en este caso es que, el destino de ella y el de Mico moderno, estarn intrincablemente conectados en un proceso de revoluci y renacimiento.

Para comprender la naturaleza de esta artista y sus pinturas es necesario poner a un lado todo tipo de convencionalismos, incluso las fechas, como pudiera ser el caso. Asimismo, y mucho m paradico a, esta comprensi requiere de que nos ubiquemos en el contexto de la Historia en que sucede la vida de la artista. Frida misma, siendo una artista revolucionaria, le toca nacer en el medio del caos polico que viv su pa el cual, pasaba por un proceso de sangriento renacer. Esa imagen, de acuerdo con Frida, es mucho m verdadera que el hecho en s?mismo, ser trivial no estar de acuerdo.

Ya sea que estuviera en Par, New York o Coyoac, Frida siempre visti?con el elaborado traje tico tehuano de las indias doncellas. As?como la realidad de su pa la fueron modelando y definiendo, igualmente lo hizo su esposo, el muy conocido muralista, Diego Rivera. Si Mico era para Frida su verdadero progenitor, Rivera, 20 as mayor que ella representaba su “hijo grande”; ella sol llamarlo su peque bebe. Frida conoci?a Rivera cuando todav era una estudiante en el colegio. Un tiempo despu, 1929, se convirti?en la tercera esposa de Rivera, un hombre que, abiertamente

fue diagnosticado por su mico incapaz para la monogamia. No falta el mencionar que, esta relaci fue una uni poco convencional, problemica, sin embargo, apasionada que sobrevivi?numerosas infidelidades por ambas partes, separaciones e incluso, un divorcio en 1939 y la consecuente reconciliaci, celebrando un segundo matrimonio en 1940. El amor de esta pareja se someti?a duras pruebas pero, como se demuestra en las raes de la pintura “El abrazo de amor”, el amor de Frida por Diego fue tenaz. No obstante, el matrimonio no protegi?a Frida de los sufrimientos y padecimientos que caracterizaron su juventud, cuando un horrible accidente en autob dej?su cuerpo fracturado y debilitado por practicamente el resto de su adultez. La incorregible actitud mujeriega de Diego, al colmo de relacionarse con la propia hermana menor de Frida, Cristina, so contribun a aumentar su dolor. “Yo sufr?dos accidentes graves en mi vida”, dijo una vez Frida, “uno en el que un autob me tumb?al suelo?el otro accidente es Diego”.

Fue un matrimonio que permaneci?sin hijos y esto fue la fuente de muchas de las angustias de Frida, tanto como las infidelidades de Diego. Para Frida Diego era todo: “mi ni, mi amor, mi universo”.

Como artistas, la pareja era muy productiva. Cada uno consideraba al otro como el mejor pintor y pintora de Mico. Frida se refer a Diego como el “arquitecto de la vida”. Cada uno asum con un profundo orgullo la creaci del otro, a pesar de haber sido drticamente diferentes en estilo y forma.

Montado en un andamio y a la intemperie,
giubbini peuterey Vida de Frida Kahlo
Diego pasaba horas trabajando en un mural d tras d, amaba obsesivamente pintar, tanto como Frida lo amaba a , entregando inmensos murales plicos sobre temas policos. Frida, en cambio, estaba la mayor parte de su tiempo inmovilizada con un cors?y acostada en la cama o confinada a un cuarto de hospital, ya sea porque se estuviera sometiendo a una cirug o recuperdose de alguna. Frida se alternaba intensamente entre la languidez y pintando obra personal. Cerca de una tercera parte de su obra, 55 pinturas, est?compuesta de autorretratos. En algunos, su rostro, como una mcara, refleja una mirada fija e impasible. En otros en cambio, una grica y detallada representaci de sus ganos internos nos revelan en correspondencia el estado de su mente. Ella era capaz de, en una sola imagen, revelarnos y revelarse lo m indigno de una traici, as?como tambi el dolor de un aborto.

Diego, un artista del realismo socialista, se fue una vez en lrimas de orgullo cuando Picasso expres?su admiraci en los ojos de un autorretrato de Frida. Diego lleg?a escribir una entusiasta carta de recomendaci a un amigo para una exposici de la obra de Frida: “Yo la recomiendo, no como esposo sino, como un entusiasta admirador de su trabajo, ido y tierno, duro como el hierro y delicado y fino como el ala de una mariposa, adorable como una hermosa sonrisa, profundo y cruel como lo m implacable de la vida”.

El trabajo de Frida, algunas veces fanttico otras sangriento, ha sido definido como surrealista, al respecto una vez ella coment?que nunca hab pensado en que ella era una surrealista “hasta que Andre Bret vino a Mico y me lo dijo”. (“El trabajo de Frida Kahlo es la mecha de una bomba” escribi?de admiraci Bret). Sin embargo, Frida evad todo tipo de etiquetas, Diego por su parte, la defin como realista. Su principal birafa, Hayden Herrera, parece coincidir con cuando escribe que, incluso en sus m complejas y enigmicas pinturas, “Lo que el agua me dio” por ejemplo, “Frida est?”con los pies muy sobre la tierra” al representar imenes reales de la forma m literal y directa”. Como es el caso del arte tico mexicano, las pinturas de Frida “hechos y fantass se entremezclan como si fueran inseparables e igualmente reales”, agrega Herrera.

“No s?si mis pinturas son o no surrealistas pero, lo que s?estoy segura es que son la expresi m franca de mi ser”, Frida escribi?una vez. Como mis temas han sido siempre mis sensaciones, mis estados de imo y las reacciones profundas que la vida ha producido en m? yo lo he llevado objetivamente y plasmado en las figuras que hago de mi misma, que es lo m sincero y real que he podido hacer para expresar lo que yo he sentido dentro y fuera de m?misma”.

La figura de Frida y su obra son un desaf a cualquier definici absoluta porque, se prestan m a una descripci en la cual ambigdad la caracteriza. Frida se alternaba entre la esperanza y la desesperaci. Le encantaba bailar y las multitudes, coquetear y seducir sin embargo, a veces se sent miserablemente sola y rogaba a sus amigos y amantes que la visitaran o que no la “olvidaran”. Pose un agudo sentido del humor, usualmente un marcado humor negro al igual que, una disposici muy aguda a la inventiva y la metora. Frida siempre se esmer?por mantener un hogar para Diego y amaba preocuparse por , prepararle comida y barlo. Le encantaba rodearse de mascotas exicas como monos ara y perros, y adoraba a los nis los que siempre trataba como iguales. Frida gustaba de los chismes, chistes subidos de tono y los sin sentidos en cambio, aborrec la pretensi. Trataba a los sirvientes como a su propia familia y a los estudiantes como colegas muy estimados. Frida Kahlo era la personificaci de la alegr, un anhelo por la vida. Valoraba la honestidad, especialmente la propia. Una vez le escribi?a un antiguo amante, quien abiertamente la hab dejado por su debilidad fica, “t?mereces lo mejor de lo mejor porque, t?eres una de esas pocas personas que, en este mero mundo siguen siendo honestas consigo mismas y esa es la ica cosa que realmente cuenta”.

Cuando Frida Kahlo muere a los 47 as de edad, el 13 de Julio de 1954, dej?una serie de pinturas que corresponden a la representaci de su evoluci como persona, al igual que, una serie de emotivas cartas a amantes y amigos junto a un colorido y cdido diario. Todo esto es una irrefutable evidencia de que su vida no fue nada menos que una bqueda por ser honesta consigo misma,
giubbini peuterey Vida de Frida Kahlo
incluyendo fecha de nacimiento (1910) y todo lo dem.

peutery outlet Ai fornelli seguo le stagioni

giaccone woolrich donna Ai fornelli seguo le stagioni

Giovanni Guarneri, cuoco del Don Camillo di Siracusa, nei suoi piatti non usa ingredienti elaborati. “Tutto è pensato per essere preparato al momento”

“Ai fornelli seguo

Abbiamo incontrato Giovanni Guarneri, chef e patron del ristorante Don Camillo a Siracusa, in occasione dell’evento organizzato per presentare il Consorzio Volontario per la Tutela e la Valorizzazione del Pecorino Siciliano Dop.

Molto interessante la ricetta che lo chef ha realizzato per valorizzare ed esaltare il protagonista della giornata: fonduta di pecorino su crema di favette fresche in bicchiere guarnito con cialda croccante dello stesso formaggio.

In fondo è una ricetta semplice, è la combinazione di appena due ingredienti principali, preparati senza tecnicismi particolari, eppure proprio nella semplicità sta la sua gradevolezza e particolarità. Posso dire che esprime in sintesi quella che è la mia filosofia di cucina. Diciamo che mi ispiro alla cucina tradizionale siciliana che rivisito in maniera creativa, un’evoluzione della cucina del territorio,seguendo il mio estro e tendendo sempre alla semplificazione del piatto. Quando penso ad una nuova ricetta, penso prima all’ingrediente che voglio usare, quello che diventerà l’elemento principale, e ci lavoro su fin quando il risultato non mi soddisfa. Mi esalta partire da ingredienti che usano tutti e creare qualcosa di nuovo. Del resto mio padre è stato lo chef del più famoso ristorante di Siracusa e con lui ho aperto il Don Camillo ventidue anni fa. Da allora mi sono mosso solo per andare ad insegnare la cucina siciliana in giro per il mondo: in Giappone a venticinque cuochi di una famosa catena di alberghi, in California e alla scuola di cucina regionale di Slow Food a Iesi.

(testo raccolto da Annalisa Sagona)

FONDUTA DI PECORINO SU CREMA DI FAVETTE FRESCHE IN BICCHIERE GUARNITO

CON CIALDA CROCCANTE DELLO STESSO FORMAGGIO

Ingredienti per 4 persone:

4 dl. Latte

4 etti pecorino dop siciliano stagionato 4 mesi

4 tuorli d’uovo

40 gr. amido

100 gr. di favette sbucciate a personaOlio extra vergine d’oliva, sale e pepe

Sgusciare le fave tenere, passarle al vapore,
peutery outlet Ai fornelli seguo le stagioni
a parte passare le cipolle, poi fare un leggero soffritto con le cipolle al vapore e aggiungere le fave già al vapore. Fare cucinare fino a quando si sciolgono, quindi passare al cutter (al frullatore) ed ottenere una crema consistente. Aggiustare con il sale e il pepe e disporre in un bicchiere a strati finendo con la fonduta di formaggio e la cialda ottenuta con del formaggio grattugiato , passato su una padella antiaderente fino ad ottenere una cialda.

Per fare la fonduta, riscaldare il latte e sciogliervi l’amido, aggiungere i tuorli, aggiungere un po’ di vino bianco e quando comincia ad addensare aggiungere il pecorino. Continuare sul fuoco mescolando fino a raggiungere la giusta consistenza.

Pulire e squamare le triglie,filettarle avendo cura di eliminare tutte le lische; tagliarle a piccoli pezzetti. Pulire e tagliare a piccoli pezzetti il polpo ed il calamaro.

Schiacciare l’aglio, metterlo in un contenitore con l’olio un pizzico di sale ed

Aggiungere: i pezzetti di triglia ,il “mucco”,i gamberi, il polpo, il calamaro,un po’ di pepe nero macinato fresco,ed un pizzico di peperoncino.
peutery outlet Ai fornelli seguo le stagioni

giubotto peuterey Zidane ne segna altri 5 ma il Bar risponde con sei

peuterey hurricane prezzo Zidane ne segna altri 5 ma il Bar risponde con sei

MADRID. La Roma pareggia ancora, il Real Madrid vola. Le due avversarie degli ottavi di Champions procedono con un passo molto diverso nei rispettivi campionati. I galacticos, ieri, in soli 41, hanno azzerato le velleità dello Sporting Gijon,
giubotto peuterey Zidane ne segna altri 5 ma il Bar risponde con sei
sommerso da un 5 1 senza repliche. Al Bernabeu la squadra di Zidane è andata in vantaggio con Bale al 7′, ha raddoppiato con Cristiano Ronaldo al 9′, ha calato il tris al 12′ con Benzema e il poker con Cristiano Ronaldo (14 gol in campionato). Ancora Benzema ha chiuso i conti al 41′. Inutile il gol al 17′ st di Lopez.

L’Atletico Madrid vince facile sul campo del Las Palmas e consolida il primato: Filipe Luis e la doppietta di Griezmann regalano il 3 0 ai colchoneros, che salgono a 47 punti, quattro in più del Real. Il Getafe batte l’Espanyol 3 1. In serata il Barcellona decide di esagerare e ne rifila sei al povero Atletico Bilbao,
giubotto peuterey Zidane ne segna altri 5 ma il Bar risponde con sei
ridotto in dieci uomini fin dal primo tempo.

peuterey jacket And What Shall Go To The Ball

peuterey replica And What Shall Go To The Ball

L’era dei ritorni non solo chiacchiere e distintivo. Non per Scott Walker, almeno. Dopo quegli undici anni d’assenza che lo hanno visto tornare in auge con uno dei dischi pi significativi del 2006, “The Drift”, il Walker c’ha preso gusto e sforna una nuova uscita discografica. Trattasi di un lavoro su commissione, in cui il cantautore riutilizza con sacrosanta libert enunciativa i panneggi espressionisti che cos bene caratterizzavano l’angustia del suo debutto su 4AD dell’anno scorso.

Interamente strumentale, la (breve) partitura utilizza quattro tempi secondo una scala di densit sonora crescente. All’inizio esistono solamente una vibrazione oscillante scurissima in subfrequenza, disturbata da puntelli gorgoglianti, aleatori e rarefatti (a cui si sostituiscono, verso la fine, note ancor pi sfuggenti e rarefatte di cello). Nella seconda parte si fanno avanti gli archi, che portano subito la tensione alle stelle (fiati, sonagli, grancassa) e quindi la modulano verso note tremolanti horror, duetti straniati di strumenti alla rinfusa,
peuterey jacket And What Shall Go To The Ball
e nuove esplosioni in fortissimo. Walker qui fa la figura di un ibrido amatoriale tra Penderecki e l’Herrmann di “Psycho”.

La terza parte riparte dalle frequenze gravi (stavolta ricavate dalle note tenute degli archi all’unisono) per farle poi entrare in risonanza reciproca, lasciando spazio a innalzamenti dinamici e puntate liriche degli archi solisti. Nell’ultima parte si d spazio a staffette tra strappi e corse orrorifiche (acute e gravi), ad addensare progressivamente la tessitura fino a momenti di reale cacofonia violenta (tra folk noise e gli Oneida di “Up With People”), quindi a trasportarla a forza verso una nuova staffetta con concertina e dispositivi elettronici, una banda schizofrenica (a tratti orchestrale stravinskiana) e una conclusione stupefatta, quasi purificatrice.

Concepito originariamente come colonna sonora per un balletto della CanDoCo Dance Company (base a Londra, a cui prendono parte persone disabili), rappresentato il 26 aprile 2006 in esclusiva assoluta a Manchester, coreografato e scenografato dal marpione del jet set Rafael Bonachela, un piccolo banco di prova per il Walker in qualit d’ipotetico compositore spurio. Tra i movimenti che lo compongono (privi d’indicazioni metronomiche), il secondo gratuito, il terzo vagamente inconcludente, il quarto il pi urgente e il pi drammatico, il migliore. Il primo? Pura retorica. Il vero precedente la sonorizzazione di “Pola X” (1999).
peuterey jacket And What Shall Go To The Ball

piumini peutery A Palazzo Persichetti di Corridonia la personale di pittura di Bruno Cesca

spaccio peuterey bologna A Palazzo Persichetti di Corridonia la personale di pittura di Bruno Cesca

L’artista Bruno Cesca, di origini marchigiane ma attualmente residente in Veneto, è ospite del comune di Corridonia per una sua personale di pittura a Palazzo Persichetti Ugolini, dal 23 maggio al 10 giugno 2012. Il critico d’arte Vincenza Benedettino così scrive di lui: “La tecnica nell’opera di Bruno Cesca è veicolo di emozioni e stati d’animo viscerali. L’aggressione della tela tramite il colore rimanda all’action painting di artisti quali Jackson Pollock e Sam Francis. Il gesto dell’artista che scaglia sulla tela i colori, li lascia gocciolare, addensare dando vita a superfici materiche coagulate e incrostate o li tormenta poi sulla tela mediante l’utilizzo di spatole, rappresenta la necessità di esternare e dare origine al caos interiore”. La mostra sarà aperta con i seguenti orari: mercoledì giovedì venerdì dalle 15,30 alle 18,30; sabato dalle 10 alle 13 e dalle 16 alle 19; domenica dalle 17 alle 19.quella rubata sei mesi fa!”22:32 Con Pianesi ci siamo divisi 2 anni fadue persone in ospedale21:21 Lube, rimonta di cuore in Polonia20:53 Psico setta, il legale:.
piumini peutery A Palazzo Persichetti di Corridonia la personale di pittura di Bruno Cesca