Alpinisti e Montagne

Renato Casarotto con la moglie Goretta Traverso, che, salendo col marito il Gasherbrum II, nel 1985 è divenuta la prima italiana ad aver scalato un Ottomila.

Trenta anni fa esatti moriva uno dei più grandi e famosi scalatori italiani: Renato Casarotto. Era al K2, ma non è neanche esatto dire che in quel 16 luglio sia morto su quella montagna. Il fortissimo vicentino, infatti, cadde in un crepaccio per il cedimento di un ponte di neve quando era già sul ghiacciaio ai piedi della seconda montagna della Terra. Dalla quale era appena sceso dopo essere arrivato in solitario fino a circa 8300 metri lungo lo Sperone Sud Sud Ovest e aver dovuto rinunciare alla vetta a causa del peggiorare del tempo.

Dopo la caduta, era riuscito a parlare alla radio con la moglie, Goretta, che come sempre lo aspettava al campo base. Gli italiani della spedizione Quota 8000 accorsero per soccorrerlo e riuscirono a trasportarlo fuori dal crepaccio, ma le emorragie interne erano troppo gravi e poco dopo Casarotto spirò fra le braccia di Gianni Calcagno.

In quell del 1986 al K2 erano già morti cinque alpinisti: due statunitensi vittime di una valanga, poi i coniugi Barrard, scomparsi mentre scendevano dalla cima e, anche lui in discesa dopo aver aperto insieme a Jerzy Kukuczka una pericolosissima e mai ripetuta via sulla parete Est, il polacco Tadeusz Piotrowski. Non sarebbe finita lì: ad agosto morirono altri sette alpinisti.

Casarotto in quel 1986 aveva 38 anni. Aveva iniziato a scalare piuttosto tardi, durante il servizio militare, ma poi si era totalmente dedicato all mettendo insieme una attività impressionante sia sulle Alpi sia sulle montagne, famose e non, di tutto il Mondo, e caratterizzata in primo luogo dalle tante solitarie.

Ecco un sunto di come la figura del Casarotto alpinista è tratteggiata da Enrico Camanni nel libro storia dell che sarà in edicola con la Gazzetta dello Sport dal 22 e dal 29 agosto (volume 1 e 2. Il libro è stato scritto da Gian Piero Motti nel 1977 e Camanni, che è stato amico e compagno di scalate dell ne ha curato l fino al 1993).

è un grande maestro della stagione fredda e lo dimostra dal 30 dicembre al 9 gennaio seguenti con una solitaria ai limiti delle possibilità. La parete è la Nord del Piccolo Mangart di Coritenza, nelle Alpi Giulie; la via è il temutissimo diedro Cozzolino. Le pessime condizioni della roccia, quasi completamente incrostata di ghiaccio, lo obbligano a una progressione rischiosa ed esasperante: in un intero giorno non riesce a superare che 20 metri di parete! Poi la sua costanza, ancora una volta, gli consente peuterey sito ufficiale di risolvere l’intricatissimo rebus. All’inizio dell’estate del 1977 si diffonde nel mondo dell’alpinismo una notizia eclatante: uno sconosciuto vicentino, Renato Casarotto, ha salito tutto solo in 17 peuterey bambino giorni una via diretta sulla Nord del Nevado Huascarn, nelle Ande Peruviane. stato in parete dal 5 al 21 giugno, incontrando difficoltà estreme, assistito soltanto dalla giovane moglie Goretta al campo base. Così si rivela il fenomeno Casarotto, che ha già quasi trent’anni e lavora ancora come impiegato presso le Ferrovie dello Stato. Renato, che ama la ricerca e l’esplorazione, ha al suo attivo molte imprese di alto livello sulle Dolomiti Orientali, dove ha toccato più volte il tetto proibito del settimo grado; inoltre si è aggiudicato le solitarie invernali della via Simon Rossi sulla parete nord del Pelmo e della Andrich Faè sulla Punta Civetta. 1978, al battesimo con le big peuterey outlet online wall californiane, porta a termine in quattro giorni la prima salita solitaria della storica via di Yvon Chouinard sulla parete sud del Mount Watkins. L’anno seguente, in gennaio, affronta senza compagni il fantastico pilastro nord nord est del Fitz Roy, in Patagonia; dopo la posa di alcune corde fisse, supera i 1500 metri di granito battuti dal vento con una progressione che ricorda il leggendario Bonatti del Petit Dru. Dedica affettuosamente il pilastro alla moglie Goretta, che lo ha atteso alla base come sempre. il 1 e il 15 febbraio del 1982 realizza una delle più belle imprese alpine concepibili da un uomo solo: la trilogia del Frney. Senza contatti con la valle e senza depositi di viveri intermedi, sale in successione la parete ovest dell’Aiguille Noire de Peutérey per la via Ratti Vitali, il pilastro del Pic Gugliermina per la via Gervasutti Boccalatte e il Pilone Centrale per la via Bonington. Casarotto non conosce nessuno dei tre itinerari ed è costretto a forzare l’uscita in cima al Monte Bianco nell’angoscia di una bufera invernale. .

1983 ritorna alle grandi montagne e in sette giorni scala il notevole sperone nord del Broad Peak Nord (7538 m), in Karakorum. Si riconcilia con l’alta quota. Nel 1984 si sposta in Alaska e lascia la zampata del campione sulla cima più alta, il Mount McKinley, percorrendo in prima ascensione l’interminabile cresta sud est, The ridge of no return : 5 chilometri di sviluppo, un labirinto di cornici infernali, agguerritissime cordate respinte prima e dopo il suo passaggio solitario. E ancora sulle Alpi, nel marzo 1985, porta a compimento un caro progetto che gli è costato ben sei peuterey bambino tentativi: la solitaria invernale della via di Giusto Gervasutti sull’austera parete est delle Grandes Jorasses. Un atto di stima verso il grande alpinista friulano.

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