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ROSIGNANO. Due sole gare per le giovanili del Volley Sei Rose Rosignano, a causa delle pause dei campionati U14 e U16, e bottino finale assolutamente in equilibrio, con una vittoria ed una sconfitta. Male infatti la seconda divisione di Marco Bacci, superata in trasferta 3 0 dalla forte Ospedalieri Pisa. Si sapeva sin dalla vigilia che sarebbe stata una partita difficile per le biancoblù, che però nelle ultime uscite avevano dato segnali molto positivi, strappando anche punti importanti a formazioni più blasonate di quella pisana. Purtroppo però le cose non sono andate bene, con l’Ospedalieri che ha dominato la gara dall’inizio alla fine. Battini, Bruni, Chiellini,
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De Vita, Fruini, Maggini, Panattoni, Pellegri, Pieraccioni, Sardi, Nocchi, Falaschi. Continua a vincere invece l’U13 di Elena Occhipinti, sempre più padrona del girone B di qualificazione dopo la vittoria in trasferta 3 0 con la Labronica Livorno. Troppa la differenza
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Ai tempi di whatsapp e dei messaggi istantanei torna finalmente la voglia di lasciare una traccia e scrivere una dedica al nostro innamorato. Per questo a Castel Romano Designer Outlet spunta un grande cuore rosso in piazza del Dinosauro, dove ognuno potr scrivere la propria frase d Tutti coloro che apriranno il proprio cuore con una dedica, riceveranno una Daily Privilege Card che dar diritto ad un ulteriore 10% sul prezzo outlet delle nuove collezioni nei negozi aderenti. E per chi arriva in coppia nel designer outlet di Roma, menu dedicati a San Valentino e proposte pensate per due in tutti i punti food dell di Castel Romano. Moltissime le proposte regalo per San Valentino previste dagli altri oltre 200 brand del Centro McArthurGlen, con particolare risalto per gli accessori: gioielli, occhiali, pelletteria e orologi da Swarovski a Fossil, da Italian Independent a The Bridge, da Karl Lagerfeld a Coach. Ce n per tutti i gusti, ma senza dimenticare la dedica.
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di Gunter Pauli L totale immagazzinata nel vento è cento volte superiore a quella richiesta oggi dall Tra il 2006 e il 2010 l elettricità generata dal vento sia cresciuta in tutto il mondo ad un tasso medio del 21%. A questo ritmo di espansione la capacità mondiale di generazione eolica raddoppierà ogni tre anni. La Cina è la locomotiva del business dell eolica, che raddoppia la sua capacità produttiva ogni anno.

Oltre all della capacità, negli ultimi 20 anni le turbine eoliche hanno aumentato le loro dimensioni di 100 volte, passando da 25 kW a 2,5 MW. Oggi le unità più grandi raggiungono già i 7 MW. L delle dimensioni della turbina ha rallentato le rotazioni, riducendo drasticamente il rischio di uccisione degli uccelli. Ad una velocità di rotazione di 12 colpi al minuto, o un giro completo ogni 5 secondi, il tasso di mortalità degli uccelli è sceso a quasi zero.

I benefici del vento sui combustibili fossili come petrolio e carbone sono fuori discussione. Ma ci sono ancora degli svantaggi. Le strutture, le pale e le turbine si basano sui metalli delle terre rare. Se il 30% dell mondiale dipendesse dall eolica, i metalli rari su cui il settore si basa sarebbero scarsamente disponibili. In qualche modo siamo di fronte ad uno stallo.

Inoltre dal momento che c è più vento ad altitudini più elevate, gli skyline e i panorami sono sempre più pesantemente riempiti con piloni. Così tre architetti e innovatori francesi Nicola Delon,
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Raphal Ménard e Julien Chopin hanno creato una soluzione, molto in linea con uno dei principi della Blue Economy: cioè essere sostenibili e capaci di rispondere alle esigenze di base con quello che abbiamo.

Ci sono milioni di piloni disponibili in tutto il mondo. La più antica rete di tralicci esistente è per la trasmissione di elettricità ad alta tensione, spesso costruita contro la volontà dei cittadini locali che temevano che vivere vicino ai cavi elettrici aumenta il rischio di cancro, soprattutto leucemia. La rivoluzione a basso costo è quello di installare turbine eoliche su piloni esistenti.

Le torri già esistenti tracciano quasi 160.000 miglia di linee elettriche attraverso gli Stati Uniti. Si stima che nel Regno Unito ci siano 78.000 piloni e il Ministro indiano dell e delle foreste ritiene che oltre un milione di unità distribuiscano elettricità in tutto il paese. Il vantaggio aggiunto al risparmio in termini di inquinamento visivo e costi d è che il cablaggio necessario dal generatore alla rete elettrica è ridotto a pochi metri, invece di chilometri. Costruì la prima fabbrica, Ecover, di detersivi biodegradabili che utilizzavano gli acidi grassi dell’olio di palma al posto dei tensioattivi petrolchimici. Ha fondato la “Zero Emissions Research Initiative”, rete internazionale di scienziati, studiosi, ed economisti che si occupano di trovare soluzioni innovative, progettando nuovi modi di produzione e di consumo a minor impatto ambientale.
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peuterey outlet milano Dialoghi su piazza della Palma

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GROSSETO. Secondo appuntamento, nel pomeriggio di giovedì 25 gennaio al polo espositivo Clarisse Arte di via Vinzaglio 27 a Grosseto, con “Cantieri di Arte Pubblica Cap 58100 Piazze N(u)ove”, organizzati da Clarisse Arte di Fondazione Grosseto Cultura, Il Tirreno, con il sostegno del centro commerciale Aurelia Antica. “Cap 58100 Piazze N(u)ove” quest’anno sostituisce il corso di arte contemporanea di Clarisse Arte e coinvolge i cittadini nel ripensare alcuni luoghi della città per farli rinascere.

Protagonista della seconda tappa è quella che sulle mappe prende il nome di “piazza Randolfo Pacciardi” ma che ogni grossetano conosce con il suo nome originale: piazza della Palma.

Con il direttore di Clarisse Arte Mauro Papa, interverranno professor Carlo Citter, docente di Archeologia cristiana e medievale dell’università di Siena, l’architetto Stefano Sagina, l’architetto Renzo Gentili e Maddalena Corti, l’ex direttrice dell’Archivio di Stato. L’incontro è alle 17.30 ed è riservato agli iscritti al corso.

Per tutti i cittadini, invece, l’appuntamento per parlare di piazza della Palma e condividere idee per il suo rilancio è la mattina successiva, venerdì 26 gennaio, alle 11 al White Cafè di piazza della Palma. L’incontro è aperto a tutti, non è necessario prenotarsi, basta presentarsi e portare con sé idee, riflessioni, critiche, suggerimenti. Perché anche piazza della Palma, come piazza San Francesco oggetto del primo incontro, due settimane fa ha davvero bisogno di essere ripensata e di tornare a entrare nel cuore degli abitanti. E non a caso.

Proprio piazza della Palma è infatti il cuore della città. Qui è nata Grosseto, qui dove dall’anno 600 si sviluppò un villaggio di capanne. Nei secoli furono costruiti edifici e chiese. Oggi sulla piazza si affacciano il carcere, il Museo di Storia naturale della Maremma, uffici comunali, il retro della chiesa della Misericordia, diversi locali; da qui partono importanti direttrici (via Ginori verso il Polo universitario, via Garibaldi che conduce al Cassero da un lato e al Corso dall’altro); e sempre qui ci sono diversi locali. Eppure più che una piazza, questo è da anni un parcheggio, nonché uno dei luoghi più caldi della movida molesta provocata dai ragazzini che nel fine settimana di stordiscono con l’alcol.

Le proposte di pedonalizzarla, come primo passo per recuperare questo spazio e farne un luogo da vivere, si sono sempre scontrate con l’esigenza di non perdere parcheggi. Una sperimentazione di alcuni mesi, sotto l’amministrazione Bonifazi, non ebbe poi seguito.

Da dove partire, dunque, per riappropriarsi di piazza della Palma? Se ne parlerà in questi due giorni.

Intanto giovedì, prima dell’incontro delle 17.30, è prevista una visita guidata del professor Citter al MuseoLab, il museo laboratorio ospitato all’ultimo piano dell’ex convento delle Clarisse, dove è ricostruita la storia della città, a partire dai reperti ritrovati nel sottosuolo del centro storico durante due campagne di scavi tra gli anni Novanta e i primi anni Duemila. La visita inizia alle 16.30 ed è organizzata dal Polo Universitario grossetano e dal dipartimento di Scienze storiche e beni culturali dell’università di Siena.
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L’oasi si trova nel punto di passaggio dall’alta alla bassa pianura Padana e accoglie le sorgenti di due vecchi fontanili contornati da una fascia boschiva.

Altro elemento importante dell’oasi è il torrente Nirone anch’esso contornato da siepi e boschetti, che ne delimita il confine ad oriente.

Questo torrente è attualmente il corso d’acqua naturale con acque più pulite fra il Ticino e l’Adda. Nei terreni posti fra i fontanili ed il torrente Nirone è stato ricreato un bosco planiziale con essenze tipiche della pianura padana.

Fra i mammiferi troviamo il ghiro, il moscardino,
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la talpa e piccoli carnivori come donnole faine e di passaggio nella ricerca di cibo la volpe.

Nei diversificati ambienti acquatici vivono e si riproducono rane verdi, raganelle, tritoni crestati e punteggiati e rospi smeraldini.

Nel torrente Nirone la fauna ittica è composta da ciprinidi,
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come cavedani alborelle barbi e persici reali. Questi sono predati dal martin pescatore e dagli aironi cenerini.

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Trasformato da un giorno all da rispettabile imprenditore brianzolo a truffatore di bassa lega. Capita si dirà a chi incappa in guai giudiziari. Ma la storia di Marco Castoldi, 59 anni, al di là della sua colpevolezza o meno ancora da stabilire, è l del meccanismo perverso che a volte incrocia realtà e rappresentazione mediatica.

Tutti a Monza sanno chi è Marco Castoldi. il titolare della Castoldi srl, azienda con oltre 60 anni di storia fondata dal padre, leader nella distribuzione di elettrodomestici, articoli elettronici e informatici. I suoi negozi fanno parte del network Euronics. Gli affari sono sempre andati bene, finché il presidente del Cda è finito in un della Guardia di finanza di Como su una rete di frodi fiscali. Ora la ditta ha chiesto e ottenuto dal Tribunale il concordato preventivo, perché banche e assicurazioni hanno chiuso i rubinetti mettendola in grave difficoltà. Il motivo? Non ciò che è scritto negli atti d né tanto meno una condanna. Bensì le di stampa Per i creditori insomma, Castoldi è un truffatore, la sua società merita di andare a gambe all e i 150 dipendenti a casa sulla base degli articoli di giornale che hanno dato conto, nel settembre scorso, degli arresti e dell Anche se due settimane dopo i provvedimenti cautelari, i domiciliari a carico di Castoldi sono stati revocati.

Un passo indietro. A metà settembre scatta la retata con un centinaio di finanzieri, dopo l coordinata dalla Procura di Como. Gli indagati sono 39, gli arrestati 17. Tra loro, appunto, anche Castoldi e un consigliere dell L è che abbiano partecipato a una associazione per delinquere finalizzata a una serie di reati fiscali e tributari. Le ipotesi degli inquirenti riguardano l a livello internazionale di cosiddette carosello per totali 300 milioni di euro. Si tratta in sostanza di operazioni di compravendita fittizie, con relative false fatture emesse da società create ad hoc (le finalizzate a ottenere crediti Iva non dovuti. Castoldi avrebbe partecipato al traffico di merci, definite mettendo a disposizione la propria società come anello della catena fraudolenta. E guadagnandoci circa 3 milioni di euro di illeciti crediti Iva. cervellotiche dice il suo difensore, l Ivano Chiesa . Il mio assistito non ha nulla a che vedere con tutti gli altri indagati e non aveva idea di cosa facessero. Ha semplicemente comprato e venduto merce, come ha sempre fatto. Comunque si è dimesso dalle cariche societarie e ha fornito a garanzia 6 milioni di immobili personali, il doppio di quanto contestato A ottobre il Tribunale del riesame di Milano ha revocato i domiciliari a Castoldi, ritenendo che non sussistano gli indizi del reato associativo. Il processo farà il proprio corso, l preliminare è fissata per il 20 febbraio davanti al gup Laura De Gregorio.

Intanto però l comunica l del concordato preventivo che ha lo scopo di tutelare i dipendenti e i fornitori e di provare ad assicurarsi un futuro. La Castoldi, si legge in una nota, ultimi anni non ha riscontrato criticità dal punto di vista economico, patrimoniale o finanziario, come dimostrano i suoi bilanci. A partire dal mese di ottobre 2017, la società si è trovata nell di adempiere regolarmente alle proprie obbligazioni a causa dell del sistema bancario e dell dei fidi da parte delle società di assicurazione del credito dei fornitori, determinati dalla propagazione della notizia dell Da qui le difficoltà ad approvvigionarsi, proprio nel periodo a ridosso del Natale, il migliore per gli affari. Nei primi nove mesi del 2017, società aveva registrato un fatturato di oltre 66 milioni di euro con un risultato economico positivo. Nel 2016 il fatturato era stato pari a oltre 86 milioni di euro, con un utile di circa 400mila euro
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FIRENZE. Peuterey parteciperà all’imminente appuntamento del Pitti (che apre oggi) organizzando uno speciale cocktail ispirato al legame tra moda e musica, tema centrale di tutti i progetti e gli eventi di questa 85a edizione.

Peuterey è la nostra marca di giubbotti che fa capo, fra l’altro, a Mauro Paganelli, notissimo imprenditore di Borgo a Buggiano.

Ma partiamo da Peuterey. Domani 8 gennaio, all’edificio storico delle Pagliere delle Scuderie Reali della città, Peuterey presenta i capi più iconici e rappresentativi della nuova collezione maschile per l’Autunno/Inverno 2014

In consolle, il dj Nicola Guiducci e il bassista Saturnino, chitarrista di Jovanotti, che animeranno la festa con una live performance a due caratterizzata dallo stile libero dell’improvvisazione.

Per l’occasione, al centro della sala delle Pagliere sarà inoltre allestito un grande b ar dove gli ospiti potranno degustare i cocktail della drink list curata dal mixologist Dom Costa, special guest dalla personalità eclettica e avventuriera, oggi bartender del famoso Liquid Cocktail Bar di Alassio.

Quest’anno abbiamo deciso così parla Francesca Lusini, presidente di Peuterey Group.

Invece il nuovo marchio lanciato da Paganelli junior sarà protagonista oggi in piazza della Repubblica 6.

Come ricorda l’ufficio stampa lasciata l’azienda di famiglia, Peuterey, di cui il padre è socio fondatore, Luca Paganelli rimane nel mondo dell’abbigliamento per cimentarsi in una nuova sfida. Questa volta punta su un prodotto diverso, il cappotto e lancia il marchio Paltò.

La prima collezione, dedicata esclusivamente all’uomo (ma solo per questa stagione), verrà presentata in occasione di Pitti Uomo, oggi in piazza della Repubblica n. 6, dalle 18.30 in poi.

Palto’ siispira al recupero dei valori spesso dimenticati del vestire italiano del quale, tradizione, eleganza ed esclusività sono i simboli principali. Lo fa attraverso un profondo processo di rivisitazione degli elementi propri dell’italianità: stile, sartorialità, materiali ricercati e dettagli artigianali, aggiornati e personalizzati secondo lefiguree le esigenze della società moderna; decidendo di puntare

sul “Made in Italy”, quale caratteristica peculiare e punto di forza dell’intera linea. L’obiettivo perseguito è semplice: utilizzare materiali di alta qualità mantenendo i prezzi accessibili, promuovere in Italia e nel mondo lo stile classico e raffinato che ci ha sempre contraddistinto.
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Più nel dettaglio:

Rino Goller

Dopo la maturità in informatica nel 1985, inzia la sua avventura come programmatore in alcune aziende passando con disinvoltura dalla programmazione su microprocessori ai sistemi Midrange IBM, come dire dai microscopi ai telescopi.

Finito il servizio militare si iscrive all’Università di Trento dove termina il corso di studi di statistica con una tesi di econometria basata sui metodi di stima e simulazioni. Il tutto sempre lavorando come programmatore. salendo i vari gradini della carriera informatica fino a diventare ICT Manager. solo per citare i più noti. società informatica di Bolzano che operava su piattaforme IBM, Open Source e Java. Nel 2009 esce da Pantaservice e assieme ad altri 3 amici fonda Metacortex, dove cura l’area gestionale e delle applicazioni per la telefonia mobile.

Maurizio BarazzuolLaureato nel 1972 dopo aver maturato significative esperienze anche in aziende di grandi dimensioni, come IBM, si occupa di consulenza e di formazione dal 1985. E’ stato dirigente in una azienda metalmeccanica e amministratore di diverse aziende di informatica.

La sua principale area di intervento è la gestione aziendale nei suoi vari aspetti. Ha visto in prima persona tutta la vita dei prodotti gestionali IBM italiani ADM, SAXAP, ADB e ACG e internazionali IPICS, PIPICS e MAPICS.

Studioso da subito del fenomeno internet nel 1997 ha partecipato alla redazione di un libro (in inglese, ormai un reperto di “archeologia” informatica, link a pagina download). azienda che produce serramenti per l’Italia e l’estero come disegnatore. Con l’avvento dell’informatica, inizia ad occuparsi di Information Technology, e arriva a ricoprire il ruolo di EDP Manager. La sua carriera si sviluppa nel solco tracciati dalla tecnologia IBM, partendo dai S/3 fino al S/36 S/38 per poi passare sulla piattaforma AS/400.

Dal 2000 fa il grande salto nel modo della consulenza, sempre in ambito IBM, dove gli vengono riconosciute la grande esperienza e professionalità. con una buona conoscenza del mondo Personal Computer, hardware e software (windows, Internet, reti, prodotti Microsoft, Netsoft, IBM, Oracle.). Il tutto maturato presso software house di Padova e Bolzano, sempre a contatto con clienti di vari settori.

Collaborazioni e sviluppi applicativi di progetti ERP e gestionali specifici per PMI, come IBS, ACG, SPAS, SIGEIM, SASIA, PROJ.

Numerosi corsi frequentati, i più recenti riguardano IBM ACG Web Edition e ACG Vision 4; tra gli attestati più significativi “Programmatore di linguaggio Cobol” , “SQL Plus” e “Developer/Designer 2000” conseguiti a Padova, Venezia e Milano.
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goose down peuterey Diego Godin Saul Niguez AWOL as Atletico Madrid bow out of the Copa del Rey

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3 Diego Simeone Picked a team that had enough to get the job done, but looked bereft of ideas and he was sent to the stands as frustration got the better of him.

Player ratings (1 10; 10 = best. Players introduced after 70 minutes get no rating)

GK Miguel Angel Moya, 3 Suffice to say Jan Oblak will not be losing any sleep. Let the first two shots on target in, looked flustered and likely will not be seen again this season.

DF Sime Vrsaljko, 4 A brilliant attacking outlet in the first half, he twice set up teammates for chances they should have buried, but his primary job is to defend: he did not track Escudero’s run and the rest is history.

DF Jose Maria Gimenez, 5 Should have scored from a header after two minutes. Better than his partner. That is about all you can say.

DF Diego Godin, 3 Uncharacteristically flustered, but that is how he has been all season. Played Moya a hospital backpass after about 15 minutes which provided a fitting summary of his form of late. Will be lucky not to be dropped

DF Lucas Hernandez, 5 Should have closed down the cross which led to the opener. Unlucky that Filipe Luis is injured as he would otherwise surely get a run at centre back. Is decent enough against mediocre opposition out wide, but gets found out against top opposition.

MF Koke, 4 Needs to offer more in these kind of matches. Looks like he has lost his confidence and even his usually reliable set pieces are not finding the right areas.

MF Gabi, 5 Booked for handbags, that that was his biggest contribution to the game about sums that up. Subbed at 2 1 as Los Colchoneros sought a way back into things.

Atletico’s last realistic shot at silverware went out the window Tuesday vs. Sevilla.

MF Saul Niguez, 3 AWOL. Is playing game after game after game, however he looks mentally and physically exhausted. Needs a break, however one does not look to be forthcoming.

MF Angel Correa, 2 Given another start, however once again showed that he is at best an impact sub. Should have made it 2 2 but fluffed a one on one that might have changed things.

FW Antoine Griezmann, 6 The only player to come away with any credit. A sensational goal dragged Atleti back into the game, however he too was guilty of missing a couple of presentable chances you would expect him to bury.
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UNA CHIESA IN PERMANENTE STATO DI MISSIONE

La “missione continentale” è uno dei grandi impegni assunti dalla V Conferenza generale dell’episcopato latinoamericano e dei Caraibi (Celam) ad Aparecida (Brasile) nel maggio del 2007.

La proposta ha monopolizzato il dibattito in preparazione alla conferenza di Aparecida. Il progetto doveva riprendere con decisione l’idea lanciata da Giovanni Paolo II di una nuova evangelizzazione del continente di fronte alla crescita esponenziale dei gruppi evangelici pentecostali.

Tuttavia la “missione continentale” non ha immediatamente riscosso molto entusiasmo da parte dei vescovi riuniti ad Aparecida, per vari motivi. Nel Documento di Aparecida la “missione continentale” appare citata furtivamente solo due volte (p. 7 nella Lettera del papa Benedetto XVI e p. 245, n. 551). Celam, La “missione continentale” per una Chiesa missionaria, MC 2).

In altre parole, la “missione continentale” si identifica oggi con la recezione attuazione del Documento di Aparecida, che sottolinea con forza l’importanza della conversione delle comunità ecclesiali affinché tutti i suoi membri siano veri “discepoli missionari di Gesù Cristo” (MC 3).

In questo senso si sono intensificate le iniziative nei diversi paesi latinoamericani. Nel settembre scorso a Brasilia ha avuto luogo una settimana di studio sul significato della “missione continentale” per il Brasile, promossa dal Centro culturale missionario (Ccm) e dalla Commissione episcopale per la “missione continentale”. Qui di seguito tenteremo di proporre una sintesi delle riflessioni fatte e del dibattito che si è sviluppato durante la settimana di Brasilia.

In primo luogo, parlare di missione nel continente latinoamericano significa rimandare ad un immaginario pieno di ombre, perché viene alla memoria l’epopea della conquista, quando la missione cristiana é stata organicamente complice di un’avventura di oppressione di dominio delle culture native dell’America latina e dei Carabi in nome dell’identità occidentale europea del cristianesimo.

La missione in America latina non ha riconosciuto subito il volto dell’altro nei popoli indigeni, come invece é successo in Asia con la missione culturale di Alessandro Malignano, Matteo Ricci e seguaci, sicché il cristianesimo si è diffuso in America latina negando l’alterità delle culture indigene. Ci sono state delle eccezioni positive, come quelle del padre Antonio de Montesinos e di mons. Bartolomé de Las Casas, che si sono opposti al metodo della tabula rasa delle civiltà amerindie per introdurre il cristianesimo in America latina, ma in generale la missione era alleata della spada dei conquistadores e quindi parte integrante dell’avventura coloniale, rivelando così tutta l’ambivalenza di un cristianesimo che, mentre annunciava la buona notizia del Vangelo di Gesù Cristo ai nuovi popoli del continente latinoamericano non riconosceva la dignità delle culture indigene.

per questo che il Documento di Aparecida dichiara che “decolonizzare le menti, la conoscenza, recuperare la memoria storica, rivitalizzare gli spazi e le relazioni interculturali, sono le condizioni per l’affermazione della piena cittadinanza di questi popoli” (n. 96). Ne deriva che bisogna ripensare tutta la missione della Chiesa. Questo richiede una profonda conversione della medesima, cioè il passaggio da una mentalità di conquista, occupazione, “territoriale” e di attivismo pastorale ad una pratica di prossimità con le persone, sull’esempio di Gesù, per comunicare vita alle persone in termini di umanità, compassione, gratuità, fraternità universale.

Riconoscere l’eredità coloniale e aprirsi a un nuovo stile di presenza nel mondo e di relazioni più partecipative, inclusive e simmetriche, vuol dire ripensare la missione anche e soprattutto in termini di soggetti e di nuove relazioni. I popoli del continente non possono più essere considerati soltanto oggetto di missione ma devono essere riconosciuti come soggetti della loro stessa evangelizzazione e di quella degli altri.

D’accordo con papa Benedetto XVI, il grande balzo in avanti che le Chiese latinoamericane dovrebbero effettuare è ben enunciato nel tema del discepolato missionario: da Chiese di semplici battezzati a Chiese di discepoli missionari. In altre parole, le Chiese latinoamericane dovrebbero uscire da una mentalità coloniale di dipendenza: passare cioè dal ricevere al dare. La missione non é mai solo ricevere o solo dare. Tuttavia, per far funzionare questa circolarità virtuosa tra il ricevere e il dare dovremmo uscire da noi stessi, superare una certa passività e lanciarci verso gli altri.

Il Documento di Aparecida è molto esplicito al riguardo, soprattutto quando dice che i cristiani latinoamericani “devono uscire dalla loro coscienza isolata per lanciarsi, con coraggio e fiducia (parresia), nella missione di tutta la Chiesa” (n. 363). Per questo “la Chiesa ha bisogno di una forte scossa che la distolga dal crogiolarsi nelle comodità, nel rilassamento e nell ritirandosi ai margini delle situazioni di sofferenza dei poveri del continente” (n. 362).

Il continente latinoamericano continua ad essere una “terra di missione”. La Chiesa in America latina e Caraibi è chiamata oggi ad un esodo costante verso l’umanità, ad un’uscita dalla schiavitù di tante “situazioni disumane” (n. 358) e ad una pasqua verso un altro mondo possibile. Le genti alle quali si dirige questa missione sono, in primo luogo i poveri in quanto esclusi dalla società, “non sono solo sfruttati, ma considerati superflui, spazzatura” (n. 65); non solo i poveri, ma anche la famiglia e i suoi soggetti (bambini, giovani, coppie, anziani), patrimonio dell’umanità afflitta da difficili condizioni di vita che minacciano la sua stessa sopravvivenza (cfr. n. 432); e poi gli areopaghi della cultura moderna globale, della politica, dell’economia, della scienza e della tecnologia; uno sguardo speciale sulla realtà delle megalopoli, sui popoli indigeni e sugli afro americani.

Tutti questi ambiti e situazioni non sono così distanti dalla Chiesa: é la Chiesa che troppe volte é distante da loro. Da qui il richiamo fondamentale alla necessità di una Chiesa in permanente stato di missione. Secondo questo concetto, la missione non si riduce a un evento di andata e ritorno al fine di ricondurre le pecorelle all’ovile (si pensi alle missioni popolari). La missione é un movimento di sola andata, uscita, per rimanere nei contesti e costruire nuove relazioni, nuove comunità per trasformare la società. Questo equivale a riconoscere lo stato di pluralismo in cui viviamo, che é la casa dei nostri popoli, dove ci addentriamo come ospiti, togliendoci i sandali, per annunciare permanentemente il Vangelo dove la gente s’incontra.

MISSIONE DAL CONTINENTE AL MONDO

Una delle critiche più contundenti all’idea della “missione continentale” per l’America latina e i Caraibi è che questa missione, sbandierata come contestuale e progettuale, chiude, per certi versi, gli occhi sugli orizzonti mondiali. L’aggettivo “continentale” pare opporsi a “universale”. E questo può voler dire non solo abortire la missione della Chiesa come tale ma anche la stessa forza del Vangelo. Se è vero che l’idea di “missione continentale” è nata da una preoccupazione fortemente ad intra, che denunciava la pericolosa assenza di un spirito autenticamente missionario all’interno della Chiesa latinoamericana, è altrettanto vero che la “missione continentale” può offrire alla medesima Chiesa singolari spunti e stimoli per ripensare se stessa oltre se stessa, proiettata fino agli estremi confini del mondo.

Il Documento di Aparecida su questo punto è abbastanza chiaro, quando afferma che non ci sarà nessuna “missione continentale” se non “ci educhiamo ad avere un cuore aperto a tutto il mondo, a tutte le culture e a tutte le verità, coltivando la nostra capacità di contatto umano e di dialogo” (n. 377). Il Documento continua: “La capacità di condividere i nostri doni spirituali, umani e materiali con altre Chiese, servirà da conferma della nostra autentica apertura missionaria” (n. 379).

Con la “missione continentale”, la Chiesa dell’America latina e Caraibi ha voluto riscoprire la propria vocazione, quella cioè di essere chiamata a partecipare pienamente della vita divina. La vita divina è la missione che scaturisce dal cuore della SS. Trinità come atto di amore di un Dio che non si contiene più in se stesso, ma fuoriesce, trasborda, per farsi prossimo, come Gesù, a tutti i popoli, nessun escluso.
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