la magia ai piedi del Monte Bianco

Magazine Celtica Valle d la festa di musica, arte e cultura celtica pi alta d festeggia giacche peuterey da gioved 7 a domenica 10 luglio 2016 la sua ventesima edizione. Una manifestazione che peuterey sito ufficiale ogni anno, dal 1997, riunisce persone da tutta Italia e dall ai piedi del Monte Bianco per omaggiare lo spirito della musica e della cultura celtica e la maestosit della natura che fa da cornice al Festival.

In 20 anni si sono esibiti sul palco di Celtica artisti del calibro di Hevia, Carlos N e Alan Stivell. Questa edizione porter in Val Veny, Courmayeur e Pr 300 artisti provenienti da Italia, Scozia, Irlanda, Slovenia e Francia che animeranno i 200 eventi, tra cui 40 concerti e spettacoli di danza, numerose conferenze, ricostruzioni storiche, stage per adulti e bambini, degustazioni di prodotti tipici, animazioni e percorsi naturalistici. Yeats scelta per dare il benvenuto al peuterey outlet online pubblico all del Bosco).

Il programma musicale vedr tra i principali ospiti gli Happy Ol’McWeasel, band slovena dallo spirito celtico che, con il suo approccio al folk punk, capace di ricreare l calda, festosa e amichevole dei pub scozzesi e irlandesi. Accanto a loro la giovane band scozzese Dosca, che, reduce dal festival Celtic Connections a Glasgow, proporr al pubblico di Celtica la sua musica folk dalle contaminazioni jazz. Tenetevi pronti a saltare al ritmo dei Celkilt, band francese con 4 album e una tourn fra Canada e Stati Uniti appena conclusa che insinua arie celtiche in pezzi di rock energico stile AC/DC, maggiormente melodici come i Beatles e pop stile Michael Jackson.

Dopo 5 anni giacche peuterey di assenza, Celtica accoglie sul proprio palco la Dominic Graham School Irish Dance, che arriver con le sue venti ballerine direttamente dall portando con s il fascino delle danze tradizionali irlandesi. Si ripeter nella cornice dell Val Veny, la magia dell alle Montagne al Lago del Miage (2.040 mt), con le note dell bardica di Vincenzo Zitello e la voce narrante di Riccardo Taraglio.

Celtica accoglier il pubblico nel Bosco del Peuterey gi nella serata inaugurale di gioved 7 luglio con l di Gianluca Telloli con il sidro della Alpi della Cidrerie Maley e un banchetto celtico intitolato De vin porcello, seguito dai concerti di apertura del Festival che vedranno sul palco del Peuterey gli scozzesi Dosca e i francesi Celkilt in una veste acustica.

Alle ore 18 di venerd 8 e sabato 9 luglio il Bosco si riempir dei colori dei tartan per l flash mob Kiltatevi tutti! che sar seguito dall con la Birra Dei Salassi (evento a pagamento).

Sabato 9 luglio si terr nel Bosco del Peuterey la 5a edizione di Alpid’arpa, mattinata dedicata all celtica con quattro concerti di arpisti di fama internazionale.

Nella giornata di sabato 9 luglio, poi, il palco principale diventer la passerella per la sfilata di costumi celtici Celtic Historical Fashion, in cui verranno aggiudicati i premi ai migliori costumi femminile e maschile e alla coppia pi bella.

La montagna è femmina

La storia dell’ alpinismo è stata scritta anche dalle donne: da marie paradis, che in cima al peuterey roma bianco nel 1808 fu trascinata di peso, a lynn hill, che su una delle pareti più difficili del mondo ha fatto nel ‘ 94 quello che nessuno più ha saputo ripetere “noi non siamo quegli esseri pavidi e debolucci che i signori uomini vogliono far credere” mary varale “mi chiedo per quale motivo agli scalatori non si facciano giacche peuterey mai domande sulla paternità” alison hargreaves “non vorrei che si parlasse di me in montagna solo perché sono donna. sono un’ alpinista e basta” nives meroi

Ci hanno provato in molti. I numeri uno. Invano. Poi è arrivata lei. Armoniosa, agile. E ce l’ ha fatta in barba a tutti. L’ americana Lynn Hill è stata la prima a realizzare la salita in libera e in giornata della difficilissima via “The Nose” su El Capitan, il monolito di granito più imponente al mondo; tre Empire State Building uno sopra l’ altro, liscio e strapiombante. Non ha sbagliato un passaggio, non è mai caduta e da quel 20 settembre del 1994 nessuno ha saputo fare il bis. La Nord dell’ Eiger, la parete assassina, fu scalata per la prima volta al femminile nel 1964 dalla tedesca di origine estone Daisy Voog, ma c’ è chi 12 anni fa l’ ha salita in solitario, in inverno, in 17 ore. Ed era un’ altra donna: la francese Catherine Destivelle, occhi verdissimi, fisico da schiattare, veterana di ascensioni agghiaccianti sulle Alpi, spesso da sola e in prima femminile. Che dire poi del Cerro Torre ? Da buon patagonico non ha saputo dire di no alla grinta fascinosa di Rosanna Manfrini, campionessa italiana di arrampicata, prima donna in vetta nel 1987. Gli esempi possono continuare. Le donne in montagna sanno salire le cime più alte, le pareti di roccia più difficili. In arrampicata sportiva sono eccezionali. Sulle cascate di ghiaccio mettono nel sacco difficoltà da brivido. Altro che restarsene al caldo sotto le coperte. “Noi non siamo quegli esseri pavidi e debolucci che i signori uomini vogliono far credere”, aveva replicato Mary Varale a una delle tante obiezioni sull’ argomento donne montagna. Moglie del giornalista sportivo Vittorio Varale, negli Anni 30 fu tra le prime a superare il VI grado e a essere accettata dall’ élite alpinistica di quei tempi: dagli uomini insomma. Le donne già alla fine del XIX secolo si erano dimostrate forti, avevano toccato le cime peuterey outlet online delle più alte montagne delle Alpi, ma i tabù sono rimasti duri a cadere. Ancor più quando si è trattato di salire i colossi himalaiani. “Rifiuteremo sempre la richiesta di prendere parte a una spedizione su questa montagna a qualsiasi signora. Le difficoltà sarebbero troppo grandi”, scriveva il Comitato inglese per l’ Everest nel 1924. E non stupisce che la prima donna sul tetto del Mondo arrivò 22 anni dopo Edmund Hillary e Tenzing Norgay, i primi salitori. E ciò non senza qualche problemino familiare: Junko Tabei aveva già salito i 7.577 metri dell’ Annapurna III. Ma la tradizione giapponese non contemplava che una donna lasciasse solo un uomo. “Non sta bene !”, aveva tuonato il marito di Junko. “Ti lascio il via libera solo se facciamo un bambino”. Junko accettò: anche lei voleva un figlio. E quattro anni dopo, nell’ Anno internazionale per la parità dei diritti tra uomini e donne (1975), la nipponica, salendo dal Nepal, divenne la donna più alta del nostro pianeta, precedendo di 11 giorni la tibetana Phantog, salita dal versante Nord con una spedizione cinese. La prima vetta di un Ottomila a essere calcata da piedi femminili era stata, l’ anno prima, quella del Manaslu, anche quella volta a opera di una spedizione femminile nipponica. In cordata con gli uomini o i propri compagni, da sole, con altre alpiniste, le donne hanno tenacemente conquistato nuovi spazi d’ azione verticale. Ma come in molti altri campi, si sono ritrovate i riflettori addosso quasi più degli uomini; nel bene e nel male. “La gente troverà sempre qualcosa per cui criticarti, indipendentemente da ciò che fai”, raccontava Alison Hargreaves, che a maggio del 1995 era stata la prima donna a raggiungere l’ Everest senza far uso di bombole con l’ ossigeno e portatori, e tre mesi dopo si apprestava a salire il K2, in barba al fatto d’ essere madre di due bambini. “Mi chiedo per quale motivo agli scalatori non si facciano mai domande sulla paternità, eppure anche loro lasciano a casa mogli e figli”. Giunse in cima, ma perse la vita in discesa con altri sei scalatori, spazzata via dal vento. E la querelle sulle mamme alpiniste soffiò ancora più forte. Il primato femminile sulla seconda montagna della Terra (ma la più temuta) era però di un’ alpinista dell’ Est, Wanda Rutkiewicz. “Wanda è la prova vivente che in alta quota le donne sono capaci di prestazioni incredibili”, aveva detto Reinhold Messner. La polacca era riuscita a sopravvivere alla tempesta che l’ aveva bloccata due notti di seguito nella zona della morte, oltre gli 8.000 metri. Quel 1986 fu l’ anno delle tragedie: 25 scalatori in cima al K2, 17 morti in discesa. Ma sei anni dopo anche la “signora degli Ottomila” scomparve, sul Kangchenjunga (8.598 m), che avrebbe dovuto essere il suo nono colosso. “Non vorrei si parlasse di me in montagna solo perché sono una donna. Un alpinista è un alpinista e basta. chiaro che non siamo uguali agli uomini, loro sono più forti fisicamente. Noi abbiamo più resistenza mentale”, dice Nives Meroi, l’ italiana più “alta”: sei Ottomila già saliti, senza ossigeno e portatori. Tre Ottomila in 20 giorni, la prima donna al mondo a realizzare questo exploit in così poco tempo. Nives fa coppia fissa con il marito Romano Bennet. E non ha dubbi: “Preferisco parlare di complementarietà giacche peuterey più che di differenze”. Anche Chantal Mauduit era di questa idea. “L’ importante è legarsi in cordata con chi ti è veramente amico, donna o uomo che sia”. La quarta donna sul K2, sei colossi himalaiani dal 1992 al 1997, viveva l’ alpinismo con spirito romantico. Amava cambiare orizzonti, mettersi alla prova. E non sopportava il razzismo. Scomparve sul Dhaulagiri (8.167 m) a poco più di 30 anni. “Donne/ tu tu tut / in cerca di guai.” qualcuno potrebbe canticchiarla di già. Ma forse tutto sta nel D4DR gene, il gene dell’ avventura, dell’ intraprendenza, della capacità di assumersi rischi e responsabilità. Pare che sia in tutti noi, uomini e donne senza distinzione; solo che in loro, negli intraprendenti e negli audaci, è un bel po’ più lungo. DONNE E ALPINISMO LE PIONIERE Marie Paradis Non è mai stata alpinista, ma fu la prima donna in cima al Monte Bianco. Inserviente in una locanda di Chamonix, nel 1808 fu coinvolta nell’ impresa da Jacques Balmat e Michel Paccard, primi salitori (1786) della vetta più alta delle Alpi. Alla sua salita però non fu mai data particolare importanza in quanto lei stessa raccontò a Henriette d’ Angeville, la seconda donna (e prima alpinista) in cima al Bianco (1838), di essere stata quasi trascinata su di peso. Lucy Walker Nata nel 1835 in Inghilterra, figlia del grande alpinista Francis Walker, fu la prima donna a salire il Cervino lungo la cresta Hrnli. Era il 22 luglio 1871. Per scalare più agevolmente, fece ciò che ogni donna non osava: si levò la lunga e ingombrante gonna per procedere in sottoveste. Sua anche la prima salita al Balmhorn nel 1864. Nelle sue ascensioni sulle Alpi, si dice che la sua dieta fosse a base di pan di spagna e champagne. Morì nel 1916. Mary Gennaro Varale Nata nel 1895 a Marsiglia, fu tra le pioniere dell’ alpinismo femminile italiano, una delle prime a superare il VI grado. Iniziò a scalare nel gruppo dell’ Ortles Cevedale per poi inanellare, tra il 1924 e il 1935, oltre duecento vie in cordata con i migliori alpinisti dell’ epoca. Quasi tutte le sue salite sono prime femminili. Tra le sue prime ascensioni assolute più strabilianti, lo Spigolo Giallo (Cima Piccola di Lavaredo, 1933) e la diretta alla Sud Ovest del Cimon della Pala, la parete Sud della Torre Orientale del Vajolet, la Cima dei Tre (Civetta Moiazza), Punta Angelina (Grigne). Morì nel 1963 a Bordighera. Era sposata al giornalista sportivo Vittorio Varale. Paula Wiesinger Nata nel 1907 a Bolzano, fu protagonista indiscussa dell’ era del VI grado. Alpinista fuoriclasse, con il forte Hans Steger aprì vie nuove di notevole difficoltà in Dolomiti con numerose prime femminili: la Solleder in Civetta, la Sud della Torre Winkler, la Est del Catinaccio, lo Spigolo Sud di Punta Emma. Suo il primo tentativo alla Nord della Cima Grande di Lavaredo. Fu campionessa del mondo di discesa libera a Cortina nel 1932 e collezionò 13 titoli di campionessa d’ Italia. scomparsa nel 2001. Loulou Boulaz Nata nel 1909 a Ginevra, fu tra le scalatrici di successo degli Anni 30 50, una tra le prime a praticare un alpinismo di notevole livello tecnico, spaziando dalle Alpi alle montagne extraeuropee (Himalaya, Caucaso, Groenlandia, Per). Fu la prima donna a tentare, nel 1937, la Nord dell’ Eiger. Tra le sue realizzazioni sulle Alpi: la prima ascensione femminile della Nord delle Grandes Jorasses (seconda assoluta), la seconda salita alla Nord dei Drus, la ripetizione della Cassin alla Nord Est del Pizzo Badile ela prima femminile allo Sperone Walker. Partecipò alla prima spedizione di sole donne al Cho Oyu nel 1959. Morì nel 1991. Claude Kogan Nata nel 1919 a Parigi. Il suo nome è soprattutto legato alle imprese sulle montagne extraeuropee, ma nelle Alpi realizzò diverse scalate (tra queste la Sud alla Noire de Peuterey come prima di cordata). Nei primi Anni 50 scalò nelle Ande peruviane: seconda ascensione del Quitaraju (6.040 m) con record mondiale d’ altitudine per una cordata femminile, e cima del Salcantay (6.300 m). Poi si concentrò sulle vette himalaiane: nel 1953 salì il Nun (7.135 m), nel ‘ 55 il Ganesh I (7.406 m), poi tentò il suo primo Ottomila, il Cho Oyu (8153 m), fermandosi a 7.700 m. Dopo una spedizione in Groenlandia ritornò all’ attacco del Cho Oyu nel ‘ 59, organizzando la prima spedizione di sole donne in Himalaya. Un’ impresa che si concluse con l’ insuccesso e la sua morte, quando era oltre il campo IV, prossima a coronare il suo sogno. Gwen Moffat Nata nel ‘ 24 in Inghilterra, fu certamente tra le più importanti scalatrici degli Anni 60. Ribelle (per scalare, disertò dall’ esercito a 21 anni) e determinata, riuscì ad aprirsi un varco tra i professionisti dell’ alpinismo diventando la prima donna guida alpina in Inghilterra. Ora è scrittrice di successo di racconti gialli.

la personalizzazione ci salverà dalla noia

Da un po’ di tempo si fa la guerra ai mocassini, ai risvoltini dei pantaloni, alle cifre sulle camicie.

E io, in tutta onest non capisco il motivo. Lapidatemi pubblicamente in piazza, ma a me piacciono e anche molto.

Al di l dell’ allure dandy e un po’ fighetta che trasferiscono all’uomo, trovo che siano una boccata d’aria fresca: come mi giro, o sono hipster o sono grunge o sono “me ne frego delle mode e faccio l’alternativo” (che poi sono i pi conformisti di tutti!). Insomma, una noia mortale.

La personalizzazione invece una cosa meravigliosa: parla di te, ti identifica e ti distingue dalla massa. Quando mai giacconi peuterey l’omologazione e il tutto in serie ha creato qualcosa di buono?

Per fortuna c’ chi la pensa come me e dalla personalizzazione dei vestiti e accessori, passata anche a quella dell’arredamento d’interni.

Questione camera. Parliamone ancora.

La situazione procede e anche speditamente: il letto e i comodini sono arrivati, l’armadio a sei ante gigantesco e stupendo (per chi non ha mai avuto un armadio rettangolare, ma sempre su “misura” causa camera in mansarda il nirvana!), i mobili sono finalmente montati.

Restano i tessili, altrimenti detti tende piumone federe.

Impossibilitata ad andare all’apertura di Verona, mi sono fatta un giretto con mia madre nella boutique di Firenze al fidanzato santo ho risparmiato il binomio donne/shopping .

L’arredamento del negozio ha mantenuto le aspettative: giubbotto peuterey comfort, natura, semplicit ed eleganza. Impossibile entrare e uscire a mani vuote. I prodotti le hanno persino superate: un conto sposare con gli occhi, un peuterey outlet online altro toccare con mano la morbidezza, apprezzare le rifiniture, vedere davvero la qualit gi in mente una cosa precisa: niente di chiassoso, pulizia ed essenzialit e colori sui toni caldi del marrone, burro e beige.

Il tocco in pi Ho scoperto la possibilit di personalizzare l’intero corredo aggiungendo le peuterey roma cifre: un’idea tanto semplice, quanto deliziosa. Io che non resisto alle iniziali sulle camicie, potevo forse rinunciare all’idea di avere cuscini “Per Lui” e “Per Lei” o con i nostri nomi? No, appunto!

Andare a letto sar ancora pi bello. mi sembrer di essere ogni sera al Grand Hotel, senza dimenticare il fatto di aver acquistato un prodotto davvero unico, originale, che nessun altro ha uguale. Suona bene, no?

Mi spiace solo che non realizzino anche prodotti per il bagno, altrimenti avevo gi acquistato un intero set di asciugamani e accappatoi personalizzati.

Fronte comune per rendere più attrattivo il

Firenze Una mattinata di analisi e confronto fra imprese e istituzioni per misurare l’attrattività del brand Toscana per gli investimenti stranieri. Non è la prima né sarà l’ultima, la domanda è: con quali risultati? A leggere fra le righe degli intervenuti, la risposta è abbastanza univoca: il convegno che si è svolto nella sede di Confindustria Firenze con il presidente della Toscana Enrico Rossi, quello di Confindustria Toscana Francesco Pacini e una selezione dei vertici delle più importanti imprese piumini peuterey toscane ha soprattutto sancito il fatto che stavolta si fa sul serio, che anche la Toscana ha imparato la lezione del fare sistema di cui tanto si è riempita inutilmente la bocca negli anni passati. E anche il finale dialogo semiserio o, se volete, semicomico, fra Rossi e Leonardo Pieraccioni è stato un modo per festeggiare la peuterey outlet online nuova intesa: una specie di brindisi augurale.

“Siamo qui per condividere obiettivi e azioni”, ha esordito per tutti Pacini. Questa strana regione, spesso litigiosa e autolesionista, infatti, è una star dell’export, vale a dire che pur in tempi di crisi le vendite all’estero hanno fatto registrare un segno più che, al netto dei metalli preziosi, è del 7,2 per cento, il doppio di regioni industrialmente più forti come Piemonte ed Emilia Romagna. Resta però debole sul piano degli investimenti esteri pari a 1,7 miliardi, l’1,6% del Pil. Bene: l’obiettivo principale è quello di raddoppiare questa proporzione fino al 3% “facendo della Toscana la sylicon valley del lusso e del “medium tech”, cioè della tecnologia di consumo di qualità.

Dalla parte delle istituzioni è stato il sindaco di Firenze Dario Nardella a lanciare il primo segnale, sulla falsariga della nuova legge di stabilità annunciata da Renzi, soprattutto per quanto riguarda i tagli dell’Irap, “imposta odiosa e concettualmente contrapposta a qualunque progetto di sviluppo e rilancio dell’occupazione”, ha detto. Ora il territorio dispone di nuove peuterey bambino opportunità, grazie alla nascita della Città metropolitana: la troika benefica Regione Comune Città metropolitana è il nuovo efficace gestore di un brand che è riconosciuto da tutti potentissimo. Nardella ha già tirato il calcio di inizio di questa nuova partita quando nei giorni scorsi ha invitato 20 grandi aziende per dare l’avvio a una collaborazione. Lui ci mette una decisa ulteriore semplificazione burocratica: 2 sportelli delle imprese al posto degli attuali 42, un unico contact point per le multinazionali, un unico piano di investimenti immobiliari nella città (750mila metri quadrati per un valore di 10 miliardi), abbattimento dell’Imu per le imprese che investono nel territorio.

Già, il brand potentissimo. Le ricerche presentate da Klaus Davi (la stampa estera) e da Giulio De Rita (il punto di vista degli imprenditori) lo confermano con qualche interessante spunto per mettere a punto la strategia comune. La Toscana per esempio non ha una grande immagine per quanto riguarda l’innovazione. E, soprattutto, non sa valorizzare i suoi punti di forza, non sa “brandizzare” alcuni prodotti come in altri paesi si crea un museo della cioccolata o del vino. Il Censis, da parte sua, ha registrato un forte calo peuterey roma di vitalità percepito dagli imprenditori che hanno rafforzato la loro sfiducia nella inefficienza della pubblica amministrazione (86,7% degli intervistati) e nelle politiche per l’attrazione degli investimenti. Se poi arrivasse anche la riforma del processo civile sul modello di quello del lavoro, molti dei problemi sarebbero finalmente risolti.

Sono loro i primi creatori del brand Toscana. Sui dati e sulla loro esperienza dovrà meditare che metterà in campo la nuova strategia per l’attrazione degli investimenti in Toscana.

Gazzetta del Sud online

Transtagionale ormai il termine sulla bocca di tutti. Parola singolare che supera le vecchie stagioni, quelle al plurale: nel futuro prossimo ci aspetta la transtagionalit e non solo perch si viaggia da un emisfero all’altro, ma anche perch il meteo ormai suggerisce di vestirsi a cipolla, pronti a infilarsi un piumino sopra l’abito e i sandali, peuterey milano senza stupire nessuno. L’altra settimana faceva freddo, oggi a Firenze ci sono 40 gradi, e magari chiss a luglio cosa succeder per cui chi fa pi il cambio di giacche peuterey stagione nell’armadio? A questa evoluzione pronto il total look, una novit per Peuterey, marchio italiano nato con i piumini ma ormai ben oltre.

Il direttore creativo, Riccardo Coppola, ha mescolato colori forti e tinte naturali (cos sar la tendenza del 2013), nylon reversibile, cotoni e pelle. Il risultato una stratificazione gradevole, per uomo e per donna. Il doppio trench (uno a piccola stampa e l’altro in tinta unita) si divide, sotto sbuca la tuta di materiale tecnico ma di effetto cotone. Giacche pieghevoli e camicie impeccabili (realizzate da Bagutta), pantaloni in gabardine anche stretch (prodotti da Magazzini del sale). “Ci siamo rivolti alle eccellenze per produrre il nuovo total look e superare la mono categoria merceologica che ci ha reso visibili ma che diventa un limite volendo sviluppare il retail” spiega Francesca Lusini, presidente del Pauterey Group, che comprende ha Geospirit e che a Milano presenter anche Aguille Noire.

E i progetti di retail per Peuterey sono importanti: dopo la boutique aperta in via spiga a Milano, a luglio verranno inaugurate quelle di Roma e Cortina, a settembre sar la volta di Berlino e Anversa. Il 2013 punter anche sull’Asia (prima apertura a Shangai) e sugli Usa, in entrambi i casi con negozi in gestione diretta, costituendo proprie filiali in quei paesi. ‘Delphinarium’ il titolo della prima mostra monografica dedicata alla giovane designer, figlia di Silvia Venturini Fendi, tra le pi eclettiche creative nell’ambito del gioiello contemporaneo.

La mostra, che si sviluppa nelle quattro stanze comunicanti al primo piano delle gallerie Villanova e Bagnai e nel salone del piano nobile, ospita le collezioni di preziosi, tra i quali quello inedito che Delfina Delettrez ha realizzato appositamente per la Galleria Antonella Villanova in edizione limitata. Nei gioielli della designer sono protagonisti la natura, l’arte, il corpo umano, ma anche il sogno e l’immaginazione, sublimati attraverso accostamenti iconografici imprevedibili e combinazioni tra elementi. peuterey roma Cos avviene che api, zanzare e mosche siano smaltate peuterey giubbotti su bracciali a cerchi concentrici di memoria vitruviana e polsiere frangiate, o ancora che gocce di rubino colino come sangue dai metalli preziosi dei gioielli inseriti nella catena di montaggio di ‘roll in stones’.

Come un piccolo musee des merveilles, la mostra offre uno spaccato sul mondo naturalistico, anatomico, etnografico, metafisico, surrealista di Delfina.

Geox collezione autunno inverno 2016 2017

Geox ha partecipato a Milano Moda Donna portando tutte le novità per l’autunno inverno 2016/17, lasciando come protagonista il respiro, simbolo di benessere e distinzione, tra immagine e funzionalità.

Il design “comfort cool” che unisce creatività, leggerezza e flessibilità, spazia dal carattere urbano all’eleganza classica, dal mood sportivo al glamour della sera. Con la nuova stagione invernale le proprietà della traspirazione, termoregolazione e impermeabilità racchiuse nell’avanguardia della membrana e delle suole Geox si uniscono al TV SD FOOTWEAR MARK: marchio con cui l’omonimo gruppo tedesco tra i maggiori enti di certificazione e ispezione a livello mondiale attesta che ogni articolo è sottoposto a un rigoroso processo di controllo sulle materie prime, sulle lavorazioni e sul prodotto finito, prevenendo la presenza di sostanze non biodegradabili e dannose.

Una riconferma essenziale dell’attenzione e dell’impegno costante di Geox nei confronti delle persone e dell’ambiente, perché lo stile, l’innovazione, la qualità e la funzionalità contribuiscano sempre ad accrescere il senso di benessere e sicurezza.

Nella categoria delle sneaker e delle forme d’ispirazione atletica si sviluppano nuove linee estremamente dinamiche e sofisticate, esaltate da pellami lussuosi, motivi trapuntati e finiture lucenti o iridescenti. Tra queste il modello Sfinge è caratterizzato da un’ingegnosa architettura di pieni e vuoti che accresce la flessibilità, la tenuta e l’effetto ammortizzante della suola. Dotata di tecnologia traspirante 3D e Inner Breathing Lining, la silhouette traduce il desiderio di femminilità e ricercatezza nei mix materici tra la pelle, il camoscio e la vernice, sia nella versione total black che nei color block con il bluette, il rosso lacca e l’oro metallizzato.

Dal mondo dello snowboard arrivano invece le sneaker low high top personalizzate con speciali lavorazioni a rilievo che donano profondità alla pelle bianca o nera. Totalmente impermeabili, leggerissime e agevolate dal fit super comfort, raffigurano un design moderno ed essenziale, dove le suole in gomma sono integrate con l’inconfondibile tecnologia Amphibiox, a prova di pioggia, vento, neve e umidità: la loro membrana traspirante e impermeabile protegge sia la suola che la tomaia, impedendo all’acqua di entrare nella scarpa, garantendo un’incredibile capacità di traspirazione e mantenendo i piedi caldi, asciutti e liberi peuterey outlet online di respirare naturalmente.

Walking shoe per eccellenza sia in città che per le esperienze outdoor, Nebula continua a svelare nuove interpretazioni senza stagioni né confini, progettate per camminare nel mondo come su una nuvola: il tessuto e il camoscio, sia liscio che matelassè, scoprono i colori cipria, ottanio e grigio, abbinati anche negli originali contrasti cromatici delle suole. Sintesi eccellente dei più importanti brevetti Geox, Nebula combina l’Inner Breathing System, il Net Breathing System e la suola con interno EVA e tasselli in morbida gomma nelle aree di appoggio, garantendo massimo grip e stabilità. Il suo naturale equilibrio termico, la leggerezza, la flessibilità e l’effetto cushioning incontrano con disinvoltura il design high tech, facilitato dall’ easy slip on e dall’allacciatura elastica.

La stagione rivolge grande attenzione anche alla linea classica del mocassino, reinterpretata in chiave modern chic per un’ampia serie che alterna la vernice perlata alla pelle spazzolata o stampa cocco, e lo stile college alle versioni con morsetti metallici. Tra il maschile e il femminile, la loafer icona del prossimo inverno è decorata con lunghe frange traforate, fermate dall’allacciatura con nappe; realizzata in morbido cuoio nelle tonalità del nero e del burgundy, la sua suola in gomma, superleggera e flessuosa, infonde lo straordinario valore della traspirazione all’eleganza del ritmo urbano.

Infine, un focus speciale è dedicato alla raffinata proposta fashion style, che include gli stivali alti, gli ankle boot, le pump su tacco 90 e le ballerine ultra flat, con punte sfilate che rispecchiano perfettamente le tendenze portate sulle ultime passerelle del prt à poprter. Sui modelli più ricercati, il mix materico della pelle liscia e laminata crea affascinanti accostamenti black gold, spesso illuminati dall’applicazione di micro fibbiette metalliche. Dotate di solette interne “memory foam”, sono forme morbidissime, leggere e flessibili, pensate sia per i look formali da giorno che per gli appuntamenti serali più glamorous.

Tra le proposte anche due capsule collection, la prima disegnata da Patrick Cox per GEOX si ispira alle atmosfere audaci e androgine degli anni ’80, reinterpretando i principi del comfort giubbotto peuterey e del benessere attraverso un’estetica contemporanea e non convenzionale. La seconda, invece, vede un’esplosione di colori intensi e ricercati protagonisti in Camotartan per Geox, dove il designer coreano Yong Bae Seok reinterpreta il principio della “scarpa che respira” attraverso grafiche estremamente originali e sofisticate, unendo i toni del rosa, rosso, verde, bluette e ocra.

Accanto alle calzature c’è la collezione outwear con capi sofisticati ma sempre facili da indossare, dalla città alle esperienze outdoor, da indossare ogni giorno e per tutto il giorno. Le silhouette sono caratterizzate da imbottiture ad alta definizione come il PrimaLoft Gold Insulation Luxe, alternativa ecologica che riassume le stesse proprietà della piuma rivelando un livello straordinario di isolamento e resistenza all’acqua; composto da milioni di finissime fibre PrimaLoft, trattate con il massimo effetto impermeabile, assicura comfort e calore costante, tenendo il corpo sempre asciutto e libero di respirare.

Così come il Thermore Thermal Booster, che consente al capo di affrontare le diverse temperature calibrando il proprio valore termico in base ai gradi esterni, per garantire in modo continuo i più alti standard di calore e isolamento.

La selezione day leisure parte dai riferimenti military per rivisitare la classica workwear jacket in una nuova versione essenziale e moderna, con collo cappuccio e maxi tasche applicate. La linea dal fit rilassato è realizzata in un morbido tessuto di lana idrorepellente, accoppiato allo spacer: lo speciale materiale a canaline, unito al Breathing System, favorisce il flusso dell’umidità verso l’alto e la sua fuoriuscita attraverso la fascia aereatrice sulle spalle. Il contrasto tra l’aspetto formale e tecnico, e tra le cromie interne ed esterne, accentua lo stile innovativo ma assolutamente femminile di questo modello, conferendogli un carattere unico per forma e funzionalità, declinato nella vivacità del blu navy e del ginger, o nelle intensità del nero e blu notte.

La proposta day casual riconferma l’approccio al design più attuale e ricercato, presentando capi morbidissimi, ultra performanti, adatti peuterey roma anche alla temperature più basse ma al tempo stesso particolarmente attenti ai trend del momento. Tra questi la giacca in lana/cotone impermeabile effetto denim, con collo alto di maglia, impreziosita da motivi di fiori jacquard che riprendono uno dei temi più amati dalle fashioniste. Il materiale water repellent, rivisitato attraverso le fantasie a contrasto sul volume avvolgente e leggermente svasato , assume un tocco trasversale e easy cool, esprimendo un mix inedito e originale tra mondo tecnico e look informale.

La gamma day formal esalta il concetto di femminilità contemporanea rievocando i codici della sartorialità classica, nei dettagli delle cuciture e dei bottoni preziosi. Il cappottino doppio petto è personalizzato con un’accattivante fantasia pied de poule, accoppiando il tessuto al breathing tape. Così anche un capo prettamente city chic respira sempre, grazie alla consistenza peuterey bambino del “2 layer” morbido e compatto. Le linee pulite e fluide combinano la raffinatezza optical del black white con l’anima tecnica del materiale idrorepellente, concepito per assicurare leggerezza e comfort lungo tutta la giornata.