La montagna è femmina

La storia dell’ alpinismo è stata scritta anche dalle donne: da marie paradis, che in cima al peuterey roma bianco nel 1808 fu trascinata di peso, a lynn hill, che su una delle pareti più difficili del mondo ha fatto nel ‘ 94 quello che nessuno più ha saputo ripetere “noi non siamo quegli esseri pavidi e debolucci che i signori uomini vogliono far credere” mary varale “mi chiedo per quale motivo agli scalatori non si facciano giacche peuterey mai domande sulla paternità” alison hargreaves “non vorrei che si parlasse di me in montagna solo perché sono donna. sono un’ alpinista e basta” nives meroi

Ci hanno provato in molti. I numeri uno. Invano. Poi è arrivata lei. Armoniosa, agile. E ce l’ ha fatta in barba a tutti. L’ americana Lynn Hill è stata la prima a realizzare la salita in libera e in giornata della difficilissima via “The Nose” su El Capitan, il monolito di granito più imponente al mondo; tre Empire State Building uno sopra l’ altro, liscio e strapiombante. Non ha sbagliato un passaggio, non è mai caduta e da quel 20 settembre del 1994 nessuno ha saputo fare il bis. La Nord dell’ Eiger, la parete assassina, fu scalata per la prima volta al femminile nel 1964 dalla tedesca di origine estone Daisy Voog, ma c’ è chi 12 anni fa l’ ha salita in solitario, in inverno, in 17 ore. Ed era un’ altra donna: la francese Catherine Destivelle, occhi verdissimi, fisico da schiattare, veterana di ascensioni agghiaccianti sulle Alpi, spesso da sola e in prima femminile. Che dire poi del Cerro Torre ? Da buon patagonico non ha saputo dire di no alla grinta fascinosa di Rosanna Manfrini, campionessa italiana di arrampicata, prima donna in vetta nel 1987. Gli esempi possono continuare. Le donne in montagna sanno salire le cime più alte, le pareti di roccia più difficili. In arrampicata sportiva sono eccezionali. Sulle cascate di ghiaccio mettono nel sacco difficoltà da brivido. Altro che restarsene al caldo sotto le coperte. “Noi non siamo quegli esseri pavidi e debolucci che i signori uomini vogliono far credere”, aveva replicato Mary Varale a una delle tante obiezioni sull’ argomento donne montagna. Moglie del giornalista sportivo Vittorio Varale, negli Anni 30 fu tra le prime a superare il VI grado e a essere accettata dall’ élite alpinistica di quei tempi: dagli uomini insomma. Le donne già alla fine del XIX secolo si erano dimostrate forti, avevano toccato le cime peuterey outlet online delle più alte montagne delle Alpi, ma i tabù sono rimasti duri a cadere. Ancor più quando si è trattato di salire i colossi himalaiani. “Rifiuteremo sempre la richiesta di prendere parte a una spedizione su questa montagna a qualsiasi signora. Le difficoltà sarebbero troppo grandi”, scriveva il Comitato inglese per l’ Everest nel 1924. E non stupisce che la prima donna sul tetto del Mondo arrivò 22 anni dopo Edmund Hillary e Tenzing Norgay, i primi salitori. E ciò non senza qualche problemino familiare: Junko Tabei aveva già salito i 7.577 metri dell’ Annapurna III. Ma la tradizione giapponese non contemplava che una donna lasciasse solo un uomo. “Non sta bene !”, aveva tuonato il marito di Junko. “Ti lascio il via libera solo se facciamo un bambino”. Junko accettò: anche lei voleva un figlio. E quattro anni dopo, nell’ Anno internazionale per la parità dei diritti tra uomini e donne (1975), la nipponica, salendo dal Nepal, divenne la donna più alta del nostro pianeta, precedendo di 11 giorni la tibetana Phantog, salita dal versante Nord con una spedizione cinese. La prima vetta di un Ottomila a essere calcata da piedi femminili era stata, l’ anno prima, quella del Manaslu, anche quella volta a opera di una spedizione femminile nipponica. In cordata con gli uomini o i propri compagni, da sole, con altre alpiniste, le donne hanno tenacemente conquistato nuovi spazi d’ azione verticale. Ma come in molti altri campi, si sono ritrovate i riflettori addosso quasi più degli uomini; nel bene e nel male. “La gente troverà sempre qualcosa per cui criticarti, indipendentemente da ciò che fai”, raccontava Alison Hargreaves, che a maggio del 1995 era stata la prima donna a raggiungere l’ Everest senza far uso di bombole con l’ ossigeno e portatori, e tre mesi dopo si apprestava a salire il K2, in barba al fatto d’ essere madre di due bambini. “Mi chiedo per quale motivo agli scalatori non si facciano mai domande sulla paternità, eppure anche loro lasciano a casa mogli e figli”. Giunse in cima, ma perse la vita in discesa con altri sei scalatori, spazzata via dal vento. E la querelle sulle mamme alpiniste soffiò ancora più forte. Il primato femminile sulla seconda montagna della Terra (ma la più temuta) era però di un’ alpinista dell’ Est, Wanda Rutkiewicz. “Wanda è la prova vivente che in alta quota le donne sono capaci di prestazioni incredibili”, aveva detto Reinhold Messner. La polacca era riuscita a sopravvivere alla tempesta che l’ aveva bloccata due notti di seguito nella zona della morte, oltre gli 8.000 metri. Quel 1986 fu l’ anno delle tragedie: 25 scalatori in cima al K2, 17 morti in discesa. Ma sei anni dopo anche la “signora degli Ottomila” scomparve, sul Kangchenjunga (8.598 m), che avrebbe dovuto essere il suo nono colosso. “Non vorrei si parlasse di me in montagna solo perché sono una donna. Un alpinista è un alpinista e basta. chiaro che non siamo uguali agli uomini, loro sono più forti fisicamente. Noi abbiamo più resistenza mentale”, dice Nives Meroi, l’ italiana più “alta”: sei Ottomila già saliti, senza ossigeno e portatori. Tre Ottomila in 20 giorni, la prima donna al mondo a realizzare questo exploit in così poco tempo. Nives fa coppia fissa con il marito Romano Bennet. E non ha dubbi: “Preferisco parlare di complementarietà giacche peuterey più che di differenze”. Anche Chantal Mauduit era di questa idea. “L’ importante è legarsi in cordata con chi ti è veramente amico, donna o uomo che sia”. La quarta donna sul K2, sei colossi himalaiani dal 1992 al 1997, viveva l’ alpinismo con spirito romantico. Amava cambiare orizzonti, mettersi alla prova. E non sopportava il razzismo. Scomparve sul Dhaulagiri (8.167 m) a poco più di 30 anni. “Donne/ tu tu tut / in cerca di guai.” qualcuno potrebbe canticchiarla di già. Ma forse tutto sta nel D4DR gene, il gene dell’ avventura, dell’ intraprendenza, della capacità di assumersi rischi e responsabilità. Pare che sia in tutti noi, uomini e donne senza distinzione; solo che in loro, negli intraprendenti e negli audaci, è un bel po’ più lungo. DONNE E ALPINISMO LE PIONIERE Marie Paradis Non è mai stata alpinista, ma fu la prima donna in cima al Monte Bianco. Inserviente in una locanda di Chamonix, nel 1808 fu coinvolta nell’ impresa da Jacques Balmat e Michel Paccard, primi salitori (1786) della vetta più alta delle Alpi. Alla sua salita però non fu mai data particolare importanza in quanto lei stessa raccontò a Henriette d’ Angeville, la seconda donna (e prima alpinista) in cima al Bianco (1838), di essere stata quasi trascinata su di peso. Lucy Walker Nata nel 1835 in Inghilterra, figlia del grande alpinista Francis Walker, fu la prima donna a salire il Cervino lungo la cresta Hrnli. Era il 22 luglio 1871. Per scalare più agevolmente, fece ciò che ogni donna non osava: si levò la lunga e ingombrante gonna per procedere in sottoveste. Sua anche la prima salita al Balmhorn nel 1864. Nelle sue ascensioni sulle Alpi, si dice che la sua dieta fosse a base di pan di spagna e champagne. Morì nel 1916. Mary Gennaro Varale Nata nel 1895 a Marsiglia, fu tra le pioniere dell’ alpinismo femminile italiano, una delle prime a superare il VI grado. Iniziò a scalare nel gruppo dell’ Ortles Cevedale per poi inanellare, tra il 1924 e il 1935, oltre duecento vie in cordata con i migliori alpinisti dell’ epoca. Quasi tutte le sue salite sono prime femminili. Tra le sue prime ascensioni assolute più strabilianti, lo Spigolo Giallo (Cima Piccola di Lavaredo, 1933) e la diretta alla Sud Ovest del Cimon della Pala, la parete Sud della Torre Orientale del Vajolet, la Cima dei Tre (Civetta Moiazza), Punta Angelina (Grigne). Morì nel 1963 a Bordighera. Era sposata al giornalista sportivo Vittorio Varale. Paula Wiesinger Nata nel 1907 a Bolzano, fu protagonista indiscussa dell’ era del VI grado. Alpinista fuoriclasse, con il forte Hans Steger aprì vie nuove di notevole difficoltà in Dolomiti con numerose prime femminili: la Solleder in Civetta, la Sud della Torre Winkler, la Est del Catinaccio, lo Spigolo Sud di Punta Emma. Suo il primo tentativo alla Nord della Cima Grande di Lavaredo. Fu campionessa del mondo di discesa libera a Cortina nel 1932 e collezionò 13 titoli di campionessa d’ Italia. scomparsa nel 2001. Loulou Boulaz Nata nel 1909 a Ginevra, fu tra le scalatrici di successo degli Anni 30 50, una tra le prime a praticare un alpinismo di notevole livello tecnico, spaziando dalle Alpi alle montagne extraeuropee (Himalaya, Caucaso, Groenlandia, Per). Fu la prima donna a tentare, nel 1937, la Nord dell’ Eiger. Tra le sue realizzazioni sulle Alpi: la prima ascensione femminile della Nord delle Grandes Jorasses (seconda assoluta), la seconda salita alla Nord dei Drus, la ripetizione della Cassin alla Nord Est del Pizzo Badile ela prima femminile allo Sperone Walker. Partecipò alla prima spedizione di sole donne al Cho Oyu nel 1959. Morì nel 1991. Claude Kogan Nata nel 1919 a Parigi. Il suo nome è soprattutto legato alle imprese sulle montagne extraeuropee, ma nelle Alpi realizzò diverse scalate (tra queste la Sud alla Noire de Peuterey come prima di cordata). Nei primi Anni 50 scalò nelle Ande peruviane: seconda ascensione del Quitaraju (6.040 m) con record mondiale d’ altitudine per una cordata femminile, e cima del Salcantay (6.300 m). Poi si concentrò sulle vette himalaiane: nel 1953 salì il Nun (7.135 m), nel ‘ 55 il Ganesh I (7.406 m), poi tentò il suo primo Ottomila, il Cho Oyu (8153 m), fermandosi a 7.700 m. Dopo una spedizione in Groenlandia ritornò all’ attacco del Cho Oyu nel ‘ 59, organizzando la prima spedizione di sole donne in Himalaya. Un’ impresa che si concluse con l’ insuccesso e la sua morte, quando era oltre il campo IV, prossima a coronare il suo sogno. Gwen Moffat Nata nel ‘ 24 in Inghilterra, fu certamente tra le più importanti scalatrici degli Anni 60. Ribelle (per scalare, disertò dall’ esercito a 21 anni) e determinata, riuscì ad aprirsi un varco tra i professionisti dell’ alpinismo diventando la prima donna guida alpina in Inghilterra. Ora è scrittrice di successo di racconti gialli.

la personalizzazione ci salverà dalla noia

Da un po’ di tempo si fa la guerra ai mocassini, ai risvoltini dei pantaloni, alle cifre sulle camicie.

E io, in tutta onest non capisco il motivo. Lapidatemi pubblicamente in piazza, ma a me piacciono e anche molto.

Al di l dell’ allure dandy e un po’ fighetta che trasferiscono all’uomo, trovo che siano una boccata d’aria fresca: come mi giro, o sono hipster o sono grunge o sono “me ne frego delle mode e faccio l’alternativo” (che poi sono i pi conformisti di tutti!). Insomma, una noia mortale.

La personalizzazione invece una cosa meravigliosa: parla di te, ti identifica e ti distingue dalla massa. Quando mai giacconi peuterey l’omologazione e il tutto in serie ha creato qualcosa di buono?

Per fortuna c’ chi la pensa come me e dalla personalizzazione dei vestiti e accessori, passata anche a quella dell’arredamento d’interni.

Questione camera. Parliamone ancora.

La situazione procede e anche speditamente: il letto e i comodini sono arrivati, l’armadio a sei ante gigantesco e stupendo (per chi non ha mai avuto un armadio rettangolare, ma sempre su “misura” causa camera in mansarda il nirvana!), i mobili sono finalmente montati.

Restano i tessili, altrimenti detti tende piumone federe.

Impossibilitata ad andare all’apertura di Verona, mi sono fatta un giretto con mia madre nella boutique di Firenze al fidanzato santo ho risparmiato il binomio donne/shopping .

L’arredamento del negozio ha mantenuto le aspettative: giubbotto peuterey comfort, natura, semplicit ed eleganza. Impossibile entrare e uscire a mani vuote. I prodotti le hanno persino superate: un conto sposare con gli occhi, un peuterey outlet online altro toccare con mano la morbidezza, apprezzare le rifiniture, vedere davvero la qualit gi in mente una cosa precisa: niente di chiassoso, pulizia ed essenzialit e colori sui toni caldi del marrone, burro e beige.

Il tocco in pi Ho scoperto la possibilit di personalizzare l’intero corredo aggiungendo le peuterey roma cifre: un’idea tanto semplice, quanto deliziosa. Io che non resisto alle iniziali sulle camicie, potevo forse rinunciare all’idea di avere cuscini “Per Lui” e “Per Lei” o con i nostri nomi? No, appunto!

Andare a letto sar ancora pi bello. mi sembrer di essere ogni sera al Grand Hotel, senza dimenticare il fatto di aver acquistato un prodotto davvero unico, originale, che nessun altro ha uguale. Suona bene, no?

Mi spiace solo che non realizzino anche prodotti per il bagno, altrimenti avevo gi acquistato un intero set di asciugamani e accappatoi personalizzati.

la signora Peuterey vuole una moda a misura di tutti

Come una profetessa peuterey roma del nuovo lusso, Francesca Lusini, patron del gruppo toscano Peuterey, invoca un cambiamento nel segno del realismo che metta il fashion design al servizio delle persone, non il contrario. Lancia in resta, ha dato il titolo di telling a una sorta di manifesto che propugna uno stile di abbigliamento nella forma pi utile e democratica. Giacche, cappotti, piumini mettono in primo piano chi li indossa. “Ci impegniamo a creare abiti con un e senza tempo proclama la manager . Peuterey vicina a quanti vivono e lavorano e non sono interessati a esibirsi”.

E con queste idee che Francesca Lusini, dal 2011 presidente del gruppo che riunisce i marchi Peuterey, Aiguille Noire, Geospirit e Post Card, porta il suo brand in tutto il mondo. L che prende il nome da una cresta del Monte Bianco, ha il quartier generale ad Altopascio, in provincia di Lucca, produce un milione di capi all conta 500 dipendenti e nel 2015 ha chiuso i bilanci con un fatturato di 70 milioni di euro. “La saggezza e la rilassatezza della campagna toscana riprodotte all delle citt spiega la presidente : questo giacche peuterey che la nostra impresa vuole rappresentare. N anti fashion n in controtendenza ma una cosa diversa, fuori dalla moda, per esprimere come siamo fatti noi in modo molto contemporaneo, perch la gente anche un po delle cose vuote”.

Lusini, 43 anni, mamma di un bimbo, si laureata in Giurisprudenza a Pisa nel 1996. Durante gli studi collabora come giornalista freelance con il quotidiano La Nazione, poi lavora come assistente di Diritto privato all ma punta a fare l e per questo dopo qualche tempo apre uno studio specializzato in diritto commerciale e industriale. Nel gruppo familiare nato nel 2000 con il marchio Geospirit di abbigliamento per lo sci, da tre soci con una grande esperienza nel settore dei capispalla, ci mette piede per occuparsi prima che della moda, di affari legali e societari. “Era un momento di forte crescita racconta la manager dovevamo costruire e strutturare una prima linea di manager e nel 2009 mi stata affidata la delega di responsabile delle risorse umane”. Tempo due anni, la svolta decisiva: Francesca diventa presidente del gruppo, mentre suo fratello Giovanni dalla sede di Milano cura la comunicazione.

Nella fabbrica di Altopascio si disegnano e si creano i prototipi, in Italia e presso una consociata in Bulgaria nasce la produzione. L toscana si alimenta di tradizione e di tecnologia. “Acquistiamo materiali tutti italiani puntualizza l eccetto per alcuni tessuti tecnici coreani e giapponesi, superleggeri in nylon con un forte know how che adoperiamo per i piumini. Fibre e trame originali, spesso create per noi in esclusiva, sulle quali abbiamo dei brevetti”. Per guidare l stile stato chiamato di recente Federico Curradi fiorentino, “un abbastanza artistica e una rara sensibilit per il colore”, direttore creativo di lungo corso che ha lavorato in Iceberg, Ermanno Scervino e Cavalli.

La maglieria con top e t shirt e top in prima linea ma il punto di forza di Peuterey l invernale. Giacche e piumini bordati da colli e cappucci di pelliccia. Materia scivolosa in tempi di politicamente corretto. “Siamo davvero attenti a questo tema ci tiene a chiarire Francesca . Le dico la verit il mio sogno sarebbe di arrivare a bandire le pellicce, ma oggi il business non lo permette. Controlliamo certi standard di allevamento, c trattamento e trattamento. E stiamo anche registrando un cambio di mentalit Ora iniziamo a utilizzare anche pellicce fake, ecologiche, perch ne fanno davvero di belle. I grandi distributori come la Rinascente ce le chiedono e noi gliele forniamo, ma il mercato in generale pi orientato verso quelle vere”.

Innovare e non fermarsi mai il suo imperativo. Il mercato di Peuterey italiano per il 72 per cento, il resto nel mondo. L gi da un po l primario: “Siamo in tutta Europa (in particolare in Germania, Francia e Svizzera), Cina, Giappone, Corea e Stati Uniti. Dobbiamo focalizzarci in questi paesi e rafforzare la presenza. Ci stiamo concentrando su programmi interessanti che vanno anche un po al di l della moda”. recente la collaborazione con il film il thriller di Ron Howard che per il brand Peuterey stata una speciale occasione di visibilit perch l mondiale si tenuta a Firenze. peuterey outlet online A questo si legato il destino di una giacca che stata chiamata Felicity, dal nome dell protagonista Felicity Jones, che ora viene venduta negli store diretti: tre in Italia, due in Germania, uno in Belgio ad Anversa, otto in Cina.

Segno zodiacale Ariete, “sono una grandissima testarda”, riconosce Francesca, “il che un bene e un male, tanta determinazione fino a raggiungere il risultato. Ottimista per natura, tendo sempre a non lamentarmi, a vedere sempre la bottiglia mezza piena”. Da grande amante dell qual per averci viaggiato con suo marito non da turista mordi e fuggi prima che nascesse il loro bambino, dice che “in quei contesti ci si rende conto che sentirsi insoddisfatti fuori luogo e di come il poco pu essere tanto”.

E lei cosa ha portato nel business? “Sicuramente una cultura e una struttura pi manageriale, pi adeguata a quelle che stavano diventando le dimensioni aziendali. In quanto donna, non amo parlare di parit ma di opportunit e di meritocrazia. Quindi in un che aveva un nettamente maschile, anche culturalmente, ho applicato il principio che chi bravo va avanti, a prescindere dal genere”.

a buon punto il progetto di portare un asilo nido in fabbrica, per poter dare un aiuto alle mamme e ai pap gi attuato il criterio di flessibilit per genitori di bambini da zero a sei anni. peuterey roma “Il nostro un mondo di glamour sospeso tra leggerezza e ironia sottolinea Lusini e io mi muovo senza prendere troppo sul serio il contorno. Quello che non considero un gioco la responsabilit verso le centinaia di famiglie che vivono con l

In via di sviluppo le vendite on line. La societ toscana ha un sito gestito da un partner esterno dedicato a Europa e Stati uniti. La Cina un discorso a parte. ” stata un grande bacino di utenza per i brand del fashion ragiona Francesca Lusini , si parla di crisi del luxury, ma il nostro un brand premium rivolto alla classe emergente. Vado e vengo da laggi dal 2011 e verifico ogni volta di pi quanto il consumatore cinese sia tra i pi ricettivi, affamato di informazioni e di cultura che assorbe attraverso un uso esasperato dal web e dai social. L commerce come viene utilizzato in Cina, con quella velocit di reazione, apprendimento e cambiamento, non ha uguali in Europa”.

la Toscana veste il mondo

Francesca Lusini, peuterey roma presidente del gruppo Peuterey

Altopascio, 4 gennaio 2014 INUTILE lamentarsi, meglio impegnarsi di pi Con passione, coraggio, per smettere di piangersi addosso. E se l soffre, per salvare il Made in Italy bisogna guardare all ai nuovi e ricchi mercati, Cina e Great China in testa, e poi a Parigi che resta una citt strategica per il business della moda. Parlando con Francesca Lusini, presidente del Gruppo Peuterey che nello stabilimento modello di Altopascio (Lucca) produce e distribuisce i marchi Peuterey, Aiguille Noire, Geospirit e Post Card, si capisce il perch di un successo globale partito nel 1990 con la fondazione di Geospirit e poi nel 2002 con la creazione dell Peuterey che ha in Aiguille Noire la sua punta di diamante.

eravamo in solo venti persone, ora siamo 220 in sede e con tutto lo peuterey outlet online staff retail nel mondo superiamo i 300 dipendenti racconta con orgoglio Franceca Lusini che prima col padre dal 2000 e ora insieme al fratello giacconi peuterey Giovanni, advertising director, si impegnata in azienda ricoprendo diversi ruoli, fino alla presidenza. La affianca da sempre nel gruppo come direttore creativo Riccardo Coppola, che coordina tutto il team stilistico interno e le collaborazioni con creativi di talento come i Co Te o Andrea Incontri.

Presidente Lusini, quanto ancora importante per Peuterey Group il mercato italiano? s Importantissimo. Aziende e negozianti sono sulla stessa barca, l comune la soddisfazione del consumatore. Per questo stiamo ridimensionando la nostra distribuzione multimarca italiana, concentrandoci sulle realt pi forti con le quali creeremo delle partnership di valore. Per noi l fondamentale, facciamo tutto qui, qui c la nostra sede. Insomma, noi non scappiamo all successo nelle esportazioni per vi sta facendo aprire nuove boutique nel mondo. Dopo Shangai ora state puntando molto su Parigi, dove un mese fa avete fatto festa per l in rue St. Honor Quali le prossime tappe?

per noi un faro, una boutique che servir per attrarre i turisti in arrivo in Europa dalla Cina, dalla Corea e dal Giappone. La prossima tappa sar Londra dove prevediamo di sbarcare entro il 2015, anche perch quella sta sempre pi diventando la citt della moda e delle tendenze sono i vostri maggiori mercati?

nostro primo mercato resta l il secondo la Germania: il negozio a Berlino c gi vorremmo aprire anche a Monaco, Dusseldorf e Amburgo. Stiamo lavorando molto bene sulla donna anche in Russia e segnali positivi di risveglio ci arrivano anche dall coi risultati incoraggianti piumino peuterey che Post Card e Peuterey stanno registrando nei grandi magazzini Sak Neiman Marcus e Bergdorf Goodman. Ad oggi i nostri monomarca nel mondo sono dieci, di cui 5 in Asia dove contiamo di arrivare in cinque anni al 20% del turnover totale dell sono i numeri del Gruppo Peuterey?

in tutto circa 1 milione di capi l gestiamo direttamente gli acquisti di materiali che sono prevalentemente italiani. Poi lavoriamo secondo le specificit Il nostro bilancio si chiude a marzo ma il fatturato intorno ai 90 milioni di euro parla molto di voi per un possibile debutto in Borsa a Milano.

non il momento per quotarci ma qualcosa per il futuro non viene visto sfavorevolmente. Siamo nel progetto Elite ed un percorso molto interessante per la preparazione culturale alla quotazione dell Insomma vogliamo trovarci pronti con largo anticipo a Pitti Uomo avete deciso con Peuterey di uscire dalla Fortezza. Perch questa una decisione strategica, noi siamo flessibili, mai dogmatici. Restiamo in Fortezza con Geospirit e Post Card ma abbiamo deciso di investire su Peuterey per differenziare sempre di pi il marchio. E una nuova formula che si concentrer con un evento l di gennaio prossimo alle Pagliere del Giardino di Boboli Social >

Fronte comune per rendere più attrattivo il

Firenze Una mattinata di analisi e confronto fra imprese e istituzioni per misurare l’attrattività del brand Toscana per gli investimenti stranieri. Non è la prima né sarà l’ultima, la domanda è: con quali risultati? A leggere fra le righe degli intervenuti, la risposta è abbastanza univoca: il convegno che si è svolto nella sede di Confindustria Firenze con il presidente della Toscana Enrico Rossi, quello di Confindustria Toscana Francesco Pacini e una selezione dei vertici delle più importanti imprese piumini peuterey toscane ha soprattutto sancito il fatto che stavolta si fa sul serio, che anche la Toscana ha imparato la lezione del fare sistema di cui tanto si è riempita inutilmente la bocca negli anni passati. E anche il finale dialogo semiserio o, se volete, semicomico, fra Rossi e Leonardo Pieraccioni è stato un modo per festeggiare la peuterey outlet online nuova intesa: una specie di brindisi augurale.

“Siamo qui per condividere obiettivi e azioni”, ha esordito per tutti Pacini. Questa strana regione, spesso litigiosa e autolesionista, infatti, è una star dell’export, vale a dire che pur in tempi di crisi le vendite all’estero hanno fatto registrare un segno più che, al netto dei metalli preziosi, è del 7,2 per cento, il doppio di regioni industrialmente più forti come Piemonte ed Emilia Romagna. Resta però debole sul piano degli investimenti esteri pari a 1,7 miliardi, l’1,6% del Pil. Bene: l’obiettivo principale è quello di raddoppiare questa proporzione fino al 3% “facendo della Toscana la sylicon valley del lusso e del “medium tech”, cioè della tecnologia di consumo di qualità.

Dalla parte delle istituzioni è stato il sindaco di Firenze Dario Nardella a lanciare il primo segnale, sulla falsariga della nuova legge di stabilità annunciata da Renzi, soprattutto per quanto riguarda i tagli dell’Irap, “imposta odiosa e concettualmente contrapposta a qualunque progetto di sviluppo e rilancio dell’occupazione”, ha detto. Ora il territorio dispone di nuove peuterey bambino opportunità, grazie alla nascita della Città metropolitana: la troika benefica Regione Comune Città metropolitana è il nuovo efficace gestore di un brand che è riconosciuto da tutti potentissimo. Nardella ha già tirato il calcio di inizio di questa nuova partita quando nei giorni scorsi ha invitato 20 grandi aziende per dare l’avvio a una collaborazione. Lui ci mette una decisa ulteriore semplificazione burocratica: 2 sportelli delle imprese al posto degli attuali 42, un unico contact point per le multinazionali, un unico piano di investimenti immobiliari nella città (750mila metri quadrati per un valore di 10 miliardi), abbattimento dell’Imu per le imprese che investono nel territorio.

Già, il brand potentissimo. Le ricerche presentate da Klaus Davi (la stampa estera) e da Giulio De Rita (il punto di vista degli imprenditori) lo confermano con qualche interessante spunto per mettere a punto la strategia comune. La Toscana per esempio non ha una grande immagine per quanto riguarda l’innovazione. E, soprattutto, non sa valorizzare i suoi punti di forza, non sa “brandizzare” alcuni prodotti come in altri paesi si crea un museo della cioccolata o del vino. Il Censis, da parte sua, ha registrato un forte calo peuterey roma di vitalità percepito dagli imprenditori che hanno rafforzato la loro sfiducia nella inefficienza della pubblica amministrazione (86,7% degli intervistati) e nelle politiche per l’attrazione degli investimenti. Se poi arrivasse anche la riforma del processo civile sul modello di quello del lavoro, molti dei problemi sarebbero finalmente risolti.

Sono loro i primi creatori del brand Toscana. Sui dati e sulla loro esperienza dovrà meditare che metterà in campo la nuova strategia per l’attrazione degli investimenti in Toscana.

Gazzetta del Sud online

Transtagionale ormai il termine sulla bocca di tutti. Parola singolare che supera le vecchie stagioni, quelle al plurale: nel futuro prossimo ci aspetta la transtagionalit e non solo perch si viaggia da un emisfero all’altro, ma anche perch il meteo ormai suggerisce di vestirsi a cipolla, pronti a infilarsi un piumino sopra l’abito e i sandali, peuterey milano senza stupire nessuno. L’altra settimana faceva freddo, oggi a Firenze ci sono 40 gradi, e magari chiss a luglio cosa succeder per cui chi fa pi il cambio di giacche peuterey stagione nell’armadio? A questa evoluzione pronto il total look, una novit per Peuterey, marchio italiano nato con i piumini ma ormai ben oltre.

Il direttore creativo, Riccardo Coppola, ha mescolato colori forti e tinte naturali (cos sar la tendenza del 2013), nylon reversibile, cotoni e pelle. Il risultato una stratificazione gradevole, per uomo e per donna. Il doppio trench (uno a piccola stampa e l’altro in tinta unita) si divide, sotto sbuca la tuta di materiale tecnico ma di effetto cotone. Giacche pieghevoli e camicie impeccabili (realizzate da Bagutta), pantaloni in gabardine anche stretch (prodotti da Magazzini del sale). “Ci siamo rivolti alle eccellenze per produrre il nuovo total look e superare la mono categoria merceologica che ci ha reso visibili ma che diventa un limite volendo sviluppare il retail” spiega Francesca Lusini, presidente del Pauterey Group, che comprende ha Geospirit e che a Milano presenter anche Aguille Noire.

E i progetti di retail per Peuterey sono importanti: dopo la boutique aperta in via spiga a Milano, a luglio verranno inaugurate quelle di Roma e Cortina, a settembre sar la volta di Berlino e Anversa. Il 2013 punter anche sull’Asia (prima apertura a Shangai) e sugli Usa, in entrambi i casi con negozi in gestione diretta, costituendo proprie filiali in quei paesi. ‘Delphinarium’ il titolo della prima mostra monografica dedicata alla giovane designer, figlia di Silvia Venturini Fendi, tra le pi eclettiche creative nell’ambito del gioiello contemporaneo.

La mostra, che si sviluppa nelle quattro stanze comunicanti al primo piano delle gallerie Villanova e Bagnai e nel salone del piano nobile, ospita le collezioni di preziosi, tra i quali quello inedito che Delfina Delettrez ha realizzato appositamente per la Galleria Antonella Villanova in edizione limitata. Nei gioielli della designer sono protagonisti la natura, l’arte, il corpo umano, ma anche il sogno e l’immaginazione, sublimati attraverso accostamenti iconografici imprevedibili e combinazioni tra elementi. peuterey roma Cos avviene che api, zanzare e mosche siano smaltate peuterey giubbotti su bracciali a cerchi concentrici di memoria vitruviana e polsiere frangiate, o ancora che gocce di rubino colino come sangue dai metalli preziosi dei gioielli inseriti nella catena di montaggio di ‘roll in stones’.

Come un piccolo musee des merveilles, la mostra offre uno spaccato sul mondo naturalistico, anatomico, etnografico, metafisico, surrealista di Delfina.

Geox collezione autunno inverno 2016 2017

Geox ha partecipato a Milano Moda Donna portando tutte le novità per l’autunno inverno 2016/17, lasciando come protagonista il respiro, simbolo di benessere e distinzione, tra immagine e funzionalità.

Il design “comfort cool” che unisce creatività, leggerezza e flessibilità, spazia dal carattere urbano all’eleganza classica, dal mood sportivo al glamour della sera. Con la nuova stagione invernale le proprietà della traspirazione, termoregolazione e impermeabilità racchiuse nell’avanguardia della membrana e delle suole Geox si uniscono al TV SD FOOTWEAR MARK: marchio con cui l’omonimo gruppo tedesco tra i maggiori enti di certificazione e ispezione a livello mondiale attesta che ogni articolo è sottoposto a un rigoroso processo di controllo sulle materie prime, sulle lavorazioni e sul prodotto finito, prevenendo la presenza di sostanze non biodegradabili e dannose.

Una riconferma essenziale dell’attenzione e dell’impegno costante di Geox nei confronti delle persone e dell’ambiente, perché lo stile, l’innovazione, la qualità e la funzionalità contribuiscano sempre ad accrescere il senso di benessere e sicurezza.

Nella categoria delle sneaker e delle forme d’ispirazione atletica si sviluppano nuove linee estremamente dinamiche e sofisticate, esaltate da pellami lussuosi, motivi trapuntati e finiture lucenti o iridescenti. Tra queste il modello Sfinge è caratterizzato da un’ingegnosa architettura di pieni e vuoti che accresce la flessibilità, la tenuta e l’effetto ammortizzante della suola. Dotata di tecnologia traspirante 3D e Inner Breathing Lining, la silhouette traduce il desiderio di femminilità e ricercatezza nei mix materici tra la pelle, il camoscio e la vernice, sia nella versione total black che nei color block con il bluette, il rosso lacca e l’oro metallizzato.

Dal mondo dello snowboard arrivano invece le sneaker low high top personalizzate con speciali lavorazioni a rilievo che donano profondità alla pelle bianca o nera. Totalmente impermeabili, leggerissime e agevolate dal fit super comfort, raffigurano un design moderno ed essenziale, dove le suole in gomma sono integrate con l’inconfondibile tecnologia Amphibiox, a prova di pioggia, vento, neve e umidità: la loro membrana traspirante e impermeabile protegge sia la suola che la tomaia, impedendo all’acqua di entrare nella scarpa, garantendo un’incredibile capacità di traspirazione e mantenendo i piedi caldi, asciutti e liberi peuterey outlet online di respirare naturalmente.

Walking shoe per eccellenza sia in città che per le esperienze outdoor, Nebula continua a svelare nuove interpretazioni senza stagioni né confini, progettate per camminare nel mondo come su una nuvola: il tessuto e il camoscio, sia liscio che matelassè, scoprono i colori cipria, ottanio e grigio, abbinati anche negli originali contrasti cromatici delle suole. Sintesi eccellente dei più importanti brevetti Geox, Nebula combina l’Inner Breathing System, il Net Breathing System e la suola con interno EVA e tasselli in morbida gomma nelle aree di appoggio, garantendo massimo grip e stabilità. Il suo naturale equilibrio termico, la leggerezza, la flessibilità e l’effetto cushioning incontrano con disinvoltura il design high tech, facilitato dall’ easy slip on e dall’allacciatura elastica.

La stagione rivolge grande attenzione anche alla linea classica del mocassino, reinterpretata in chiave modern chic per un’ampia serie che alterna la vernice perlata alla pelle spazzolata o stampa cocco, e lo stile college alle versioni con morsetti metallici. Tra il maschile e il femminile, la loafer icona del prossimo inverno è decorata con lunghe frange traforate, fermate dall’allacciatura con nappe; realizzata in morbido cuoio nelle tonalità del nero e del burgundy, la sua suola in gomma, superleggera e flessuosa, infonde lo straordinario valore della traspirazione all’eleganza del ritmo urbano.

Infine, un focus speciale è dedicato alla raffinata proposta fashion style, che include gli stivali alti, gli ankle boot, le pump su tacco 90 e le ballerine ultra flat, con punte sfilate che rispecchiano perfettamente le tendenze portate sulle ultime passerelle del prt à poprter. Sui modelli più ricercati, il mix materico della pelle liscia e laminata crea affascinanti accostamenti black gold, spesso illuminati dall’applicazione di micro fibbiette metalliche. Dotate di solette interne “memory foam”, sono forme morbidissime, leggere e flessibili, pensate sia per i look formali da giorno che per gli appuntamenti serali più glamorous.

Tra le proposte anche due capsule collection, la prima disegnata da Patrick Cox per GEOX si ispira alle atmosfere audaci e androgine degli anni ’80, reinterpretando i principi del comfort giubbotto peuterey e del benessere attraverso un’estetica contemporanea e non convenzionale. La seconda, invece, vede un’esplosione di colori intensi e ricercati protagonisti in Camotartan per Geox, dove il designer coreano Yong Bae Seok reinterpreta il principio della “scarpa che respira” attraverso grafiche estremamente originali e sofisticate, unendo i toni del rosa, rosso, verde, bluette e ocra.

Accanto alle calzature c’è la collezione outwear con capi sofisticati ma sempre facili da indossare, dalla città alle esperienze outdoor, da indossare ogni giorno e per tutto il giorno. Le silhouette sono caratterizzate da imbottiture ad alta definizione come il PrimaLoft Gold Insulation Luxe, alternativa ecologica che riassume le stesse proprietà della piuma rivelando un livello straordinario di isolamento e resistenza all’acqua; composto da milioni di finissime fibre PrimaLoft, trattate con il massimo effetto impermeabile, assicura comfort e calore costante, tenendo il corpo sempre asciutto e libero di respirare.

Così come il Thermore Thermal Booster, che consente al capo di affrontare le diverse temperature calibrando il proprio valore termico in base ai gradi esterni, per garantire in modo continuo i più alti standard di calore e isolamento.

La selezione day leisure parte dai riferimenti military per rivisitare la classica workwear jacket in una nuova versione essenziale e moderna, con collo cappuccio e maxi tasche applicate. La linea dal fit rilassato è realizzata in un morbido tessuto di lana idrorepellente, accoppiato allo spacer: lo speciale materiale a canaline, unito al Breathing System, favorisce il flusso dell’umidità verso l’alto e la sua fuoriuscita attraverso la fascia aereatrice sulle spalle. Il contrasto tra l’aspetto formale e tecnico, e tra le cromie interne ed esterne, accentua lo stile innovativo ma assolutamente femminile di questo modello, conferendogli un carattere unico per forma e funzionalità, declinato nella vivacità del blu navy e del ginger, o nelle intensità del nero e blu notte.

La proposta day casual riconferma l’approccio al design più attuale e ricercato, presentando capi morbidissimi, ultra performanti, adatti peuterey roma anche alla temperature più basse ma al tempo stesso particolarmente attenti ai trend del momento. Tra questi la giacca in lana/cotone impermeabile effetto denim, con collo alto di maglia, impreziosita da motivi di fiori jacquard che riprendono uno dei temi più amati dalle fashioniste. Il materiale water repellent, rivisitato attraverso le fantasie a contrasto sul volume avvolgente e leggermente svasato , assume un tocco trasversale e easy cool, esprimendo un mix inedito e originale tra mondo tecnico e look informale.

La gamma day formal esalta il concetto di femminilità contemporanea rievocando i codici della sartorialità classica, nei dettagli delle cuciture e dei bottoni preziosi. Il cappottino doppio petto è personalizzato con un’accattivante fantasia pied de poule, accoppiando il tessuto al breathing tape. Così anche un capo prettamente city chic respira sempre, grazie alla consistenza peuterey bambino del “2 layer” morbido e compatto. Le linee pulite e fluide combinano la raffinatezza optical del black white con l’anima tecnica del materiale idrorepellente, concepito per assicurare leggerezza e comfort lungo tutta la giornata.

peuterey bambino Aiuto per uno spezzatino tenero

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Contemporaneamente in un’altra padella faccio rosolare in qualche cucchiaio d’olio la carne infarinata leggermente, quando è ben colorita la passo nel tegame del soffritto e sfumo con abbondante vino bianco se è vitello, rosso se è manzo.

Aspetto che il vino si asciughi bene e quindi aggiungo una dadolata di pomodori freschi (4 o 5), oppure una scatola di pelati, verso del brodo e comincio a farlo pippiare piano piano coperto.

Se è vitello in un’oretta abbondante è cotto, per cui, dopo poco, taglio le patate a spicchioni, le metto in una pentola con acqua fredda , porto a bollore, le lascio bollire per un paio di minuti , le scolo e le aggiungo alla carne e finisco di cuocere regolando di sale e pepe. La densità è assicurata. Contemporaneamente in un’altra padella faccio rosolare in qualche cucchiaio d’olio la carne infarinata leggermente, quando è ben colorita la passo nel tegame del soffritto e sfumo con abbondante vino bianco se è vitello, rosso se è manzo.

Aspetto che il vino si asciughi bene e quindi aggiungo una dadolata di pomodori freschi (4 o 5), oppure una scatola di pelati, verso del brodo e comincio a farlo pippiare piano piano coperto.

Se è vitello in un’oretta abbondante è cotto, per cui, dopo poco,
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anche io per lo spezzatino uso la pentola a pressione,si risparmia tempo e viene tenerissimo anche se non è di vitello. io metto tutto a crudo,niente soffritto:vitello a pezzetti,pomodoro cipolla sedano carota a pezzettini,aglio, 1 bicchiere di vino e 1 cucchiaio di parpika dolce.

cosi’ ci faccio anche il polpo in umido o i calamari,metto sempre tutto insieme il pesce i pomodori vino bianco aglio cipolla e prezzemolo, dal fischio 20 minuti.

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peuterey bambino I migliori piumini uomo per l’inverno 2017 FOTO

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Siete in cerca dei migliori piumini da uomo per l’inverno 2017? Sappiate che all’interno delle nuove collezioni si annidano tante proposte calde e avvolgenti, perfette per affrontare la fredda stagione. Non ci sono solo giubbini ingombranti, anzi ormai sono sempre più slim e, inoltre, non ci sono solamente i colori classici e basici, come nero, blu e grigio, ma anche nuance più brillanti e insolite. Ci sono piumini da uomo corti, lunghi e medi, con e senza cappuccio e alcuni di questi vantano anche elementi a contrasto e bordi di pelliccia. Ovviamente, c’è anche qualche proposta caratterizzata da fantasie inaspettate. Siete pronti per scoprire con noi quali sono i migliori piumini uomo per l’inverno 2017.

Quando la fredda stagione arriva, bisogna sicuramente pensare a proteggersi dalle temperature a volte troppo basse. Come fare? Sicuramente è necessario effettuare il cambio di stagione nel proprio guardaroba, per mettere via i panni troppo leggeri e fare spazio a quelli più pesanti. Se maglioni, pantaloni felpati e stivali sono complementi utili per questo periodo, un ruolo davvero fondamentale è giocato dai capispalla. Bisogna optare per dei cappotti maschili per l’autunno/inverno, se vogliamo avere uno stile casual e raffinato, ma anche per dei giubbini più imbottiti, per stare sempre al caldo, in ogni occasione.

Da non perdere gli esclusivi piumini da uomo di Moncler, tra i quali, modelli classici a parte, ci sono anche delle proposte fantasiose, come quelle camouflage che vantano colori insoliti, come bordeaux e turchese, di tendenza moda in questa stagione. Vi piacciono i giubbotti oversize? Per voi ci sono le creazioni di Gerno ma anche di Stone Island e Penfield, mentre se amate i capispalla più slim fit, vi suggeriamo i piumini di Peuterey e di Fay, che sono anche molto eleganti quindi perfetti anche per look da lavoro.
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peuterey bambino I movimenti del SACRO NOME

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ATTENZIONE. La fede semplice di molti credenti è oggi attaccata ANCHE da centinaia di siti internet e movimenti che AFFERMANO di “credere in Dio”, si mostrano come “cristiani” ma portano poi infinita confusione, divisioni e DOTTRINE PERVERSE, finendo SEMPRE per condurre allo SPIRITO dell’ANTICRISTO. Questi movimenti NEGANO IL VERBO VENUTO NELLA CARNE e NEGANO la DIVINITA’ DEL FIGLIO DI DIO.

Tra decine di siti internet possiamo ricordarne alcuni come:

“INTERMATRIX di Leone di Giuda”Questi gruppi hanno di fatto presentato al mondo dei nuovi NOMI che nella Bibbia NON ESISTONO AFFATTO. Molti di questi gruppi affermano di CONOSCERE SENZA ALCUNA POSSIBILITA’ DI ERRORE il “vero nome di Dio”, il “vero nome del Salvatore” e la “pronuncia perfetta”. Tutta la dottrina di queste persone é quasi unicamente centrata sull’uso quasi ossessivo di tali nomi e sull’uso dell’ebraico, quasi come una LINGUA MAGICA. Questo, bisogna sottolinearlo, è tipico della KABBALAH.

E’ davvero necessario far sapere che molti gruppi del “Movimento del Sacro Nome” SONO STATI ISTITUITI direttamente dai TESTIMONI DI GEOVA e dalla MASSONERIA e le principali dottrine proclamate sono sempre le STESSE. I siti internet e le persone che ripetono queste menzogne si stanno moltiplicando esponenzialmente e stanno ingannando anche moltissimi credenti fragili nella fede.

“In principio era il VERBO, e il VERBO era presso Dio e IL VERBO ERA DIO.

Questo personaggio meschino ha già dimostrato decine di volte di essere unFALSO PROFETA, lasciando “profezie” e “previsioni” del tutto BUGIARDE,questa persona proviene daiTESTIMONI DI GEOVAeporta le stesse dottrine dellaMASSONERIA, negando la DIVINITA’ di Yeshua.

“E, senza alcun dubbio, grande è il mistero della pietà: DIO E’ STATO MANIFESTATO IN CARNE,

è stato giustificato nello Spirito, è apparso agli angeli, è stato predicato tra i gentili,

è stato creduto nel mondo, è stato elevato in gloria” 1 Timoteo 3:16

In questi SITI OSCENI si é arrivati a paragonare Gesù ad un “verme di terra”. Questi movimenti si stanno MOLTIPLICANDO e vengono ampiamente pubblicizzati ovunque. Questo decisamente NON SORPRENDE. La cabala,
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la massoneria mondiale, il sionismo, altro non chiedono che ANNULLARE la Salvezza per grazia in Gesù Cristo, con conseguente ritorno alla maledizione della legge.

Non sorprende che, tra le dottrine proposte da questi movimenti vi sia:

Adozione di pratiche giudaizzanti in tema di divieti alimentari e cibi impuri.

Dio onnipotente viene dunque trasformato in una sorta di computer gelido al quale si accede con una “password”. E’ certo sorprendente che spesso, anche in seno AD UNO STESSO MOVIMENTO, il NOME indicato come “VERO” sia poi cambiato nel tempo. Questo rende immediatamente chiaro quanto queste persone, concentrate su vane elucubrazioni, abbiano finito per perdersi e perdere completamente di vista IL SENSO della Buona Notizia della Salvezza.

Molti “profeti” di questi movimenti hanno ormai esplicitamente affermato che nomi e parole come “GESU'”, “JESUS”, “IESOUS”, “DIO”, “YESHUA” sarebbero “blasfeme”, “offensive”, perfino “sataniche”. E’ stato scritto che pronunciare il nome “Gesù” sarebbe “una BESTEMMIA”, un insulto, un “atto di apostasia”. Il termine “DIO” sarebbe invece “diabolico” o “perverso”. (!!!
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)

Voglio elencare solo ALCUNE delle gigantesche sciocchezze, affermate con grande sicumera e spacciate su internet come PURA VERITA’ da questi moderni “profeti”: