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Rosa Calzecchi Onesti, maestra di cultura, di spiritualità, di didattica,

nella scuola, nell’università e nell’UCIIM

Rosa Calzecchi Onesti, che ha lasciato questa vita a Milano, il 7 agosto 2011, è nata a Milano il 17 maggio 1916 da Maddalena De Filippi e Carlo Calzecchi Onesti. Ha vissuto i suoi primi anni tra Milano e la Brianza, a Longone al Segrino, nella casa dei nonni materni, dove sono nati tre dei suoi fratelli e sorelle .

Gli studi liceali e universitari

A causa dei trasferimenti del padre, soprintendente ai monumenti in diverse città, si è spostata in varie città, Bari, Perugia, Bologna, Firenze. Ha iniziato le scuole superiori a Milano al Liceo Ginnasio Berchet, dove ha avuto come professore Mario Untersteiner, e dove qualche anno più tardi, dal 1939 al 1941, avrebbe studiato, senza brillare, il giovane Lorenzo Milani. Rosa conclude però gli studi liceali a Bologna, al “Galvani”. Rimane poi a Bologna, anche quando la famiglia si trasferisce a Firenze. Frequenta l’ateneo bolognese, avendo come docenti principali Goffredo Coppola (Letteratura greca e Grammatica greca) e Gino Funaioli (Letteratura Latina, Filologia classica). Con Funaioli si laurea nel giugno del 1940, con una tesi “Sulle varianti della tradizione manoscritta dell’Eneide”.

L’insegnamento al Berchet e il coordinamento del biennio sperimentale

Inizia la sua attività di docente come supplente di lettere al “Michelangelo” di Firenze, e intanto consegue l’abilitazione. Per un anno insegna nell’istituto “Alle Querce” di Firenze e poi riceve la prima nomina in ruolo a Cesena, al Liceo Ginnasio “Monti”, nel 1943.

In seguito si trasferisce a Parma, dove insegna al Liceo Ginnasio “Romagnosi” per sei anni, poi a Milano, dove approda al “suo” Berchet.

Negli ultimi anni di’insegnamento accetta l’incarico di docente nel Biennio sperimentale della Provincia di Milano, istituito per volontà del suo presidente Erasmo Peracchi. Il primo anno sperimentale ha inizio nel 1969, nell’istituto Verri di Milano, con le sedi distaccate di Besana Brianza, Casalpusterlengo, Castano Primo, e successivamente di Arese, Bollate, Cernusco sul Naviglio. Si tratta del famoso Biennio unitario articolato, ideato e impostato nei primi tempi da Carlo Perucci, e da lui delineato nel volume Il biennio a struttura unica articolata, scuola degli adolescenti (Le Monnier, Firenze 1969): Rosa lo chiamava scherzosamente il “birucci”.

Di fatto è stata lei a curarne il funzionamento e la trasformazione in itinere, svolgendovi un ruolo di coordinamento didattico, come membro dell’Ufficio sperimentazione del Provveditorato agli studi di Milano. Si tratta di un prototipo, che avrebbe avuto notevole influenza sul “Progetto Brocca”, i cui programmi per il biennio e per il triennio furono messi a punto dalla Commissione nazionale, fra il 1988 e il 1992.Ringrazio la nipote di Rosa, signora Ilaria Gerosa, che mi ha fornito alcuni fondamentali dati biografici e bibliografici e che ha citato anche la seguente fonte di talune sue informazioni.

Nell’anno accademico 2005/2006 una studentessa dell’Università di Bologna, Annalisa Neri, ha presentato una tesi di laurea in grammatica greca dal titolo “L’incruento duello, Rosa Calzecchi Onesti, Cesare Pavese e l’Iliade einaudiana”: è un interessante lavoro che si proponeva di analizzare per la prima volta in modo approfondito attraverso il carteggio tra Pavese e Rosa Calzecchi Onesti, sia il lavoro di Pavese quale editor dell’opera, sia quello della traduttrice, troppo spesso messa in ombra dal prestigio letterario del poeta. Benché ormai troppo anziana e stanca per seguire questo lavoro, Rosa Calzecchi Onesti ha considerato questa tesi un gradito regalo.

Prime messe a punto di pedagogia scolastica

Nel 1982 Rosa scrive il saggio “Strumenti operativi e dotazioni didattiche per la scuola degli anni ’80” nel volume Problemi della scuola italiana, UCIIM, Roma 1982. Si tratta di una messa a punto di concetti fondamentali della riflessione pedagogica e della teoria dell’organizzazione didattica, colta nei due risvolti dell’educativo e dell’educazionale. Vi si parla, distinguendo già fra conoscenze, abilità e competenze, dell’impegno della scuola “a non fare scarti umani”. Mi limito a due rapide citazioni:

“C’è infatti una serietà malintesa della scuola, quando la si facesse consistere nel ‘ripulire’ le classi degli elementi con difficoltà di crescita, che possono creare difficoltà a chi dovrebbe prestare loro il necessario aiuto educativo” (p. 217).

“Sono derivate, riconosce con realismo, frustrazioni generali da quella confusione ansiogena

che è un lavoro di gruppo mal condotto: scatena infatti dinamiche che nessuno sa controllare,

e ingoia quantità iperboliche di tempo, scoraggiando a proseguire anche gli “eroi”. (p.222)

Nel cuore degli anni ’60

Con un salto indietro, ricordo che conobbi Rosa in sede UCIIM verso la metà degli anni ’60. Una prima consistente occasione di dialogo fra noi fu il 66 convegno nazionale UCIIM tenutosi a Camaldoli, dal 31 luglio al 5 agosto 1968, sul tema “I giovani oggi e i professori come educatori”. Rosa intervenne con una relazione sulle vicende della scuola milanese, con particolare riferimento al Berchet, dove ebbe inizio il ’68 scolastico, Emilio Butturini sulla suola veronese, io su quella reggiana.

Nel volume degli atti, Professori e studenti in una scuola rinnovata (UCIIM, Roma 1969), il suo ricco, coraggioso e documentato intervento, alle pp.49 87, ha per titolo “Iniziative studentesche adottabili entro l’istituto scolastico: esperienze attuate e prospettive”. Mi limito a citare un brano, insieme realistico e profetico, della parte introduttiva:

“La realtà profonda, soggiacente alle agitazioni passate e a quelle future, è, per noi, che il nostro ruolo di educatori sta cambiando. Era, prima, quello di una guida in un mondo noto, da continuare; sta diventando quello di una guida che appena albeggia, e che è tutto da indovinare, inventare, creare: ciascuno di questi verbi tenta di lanciare una luce verso la nuova funzione emergente. Forse la parola è interpretare: e ci vuole umiltà e sensibilità per farsi interpreti ai giovani e a ogni giovane, di ciò che essi sono, anche per effetto di tutta la tradizione che giunge fino a loro, ma che ancora chiaramente non vedono, e si dibattono per vedere.

“E ci vuole della forza per sorreggerli fermamente, per indurli all’impegno, perché la tentazione, sempre, è quella di girare a vuoto. Certo, era molto più comodo l’educatore vasaio, dalle abili mani capaci di dar forma all’argilla. Ma simile comodità non è per noi. Il compito che Dio ci ha dato facendoci nascere in questa ora del mondo e guidandoci a questa professione di insegnanti, è difficile e duro: dobbiamo rassegnarci!”. (p.50)

Abituata a fare l’interprete di Omero e di Virgilio, Rosa mette la sua cultura e la sua sensibilità a disposizione dei ragazzi: crea uno spazio dentro di sé per ascoltarli, per indovinare, inventare, creare per loro e con loro. Senza arrendersi e senza volerli dominare.

La rassegnazione di cui parla non è rinuncia o sconfitta, ma volontà di accettare la sfida del nuovo: è solo la presa d’atto di condizioni inedite per svolgere il suo ruolo educativo: cambia la cultura giovanile in senso sociologico, cambia il contesto, cambiano i comportamenti dei giovani: devono cambiare anche l’atteggiamento, i metodi e le tecniche dell’insegnante, non il fine educativo e il senso religioso della propria vocazione.

Rosa e Rita, Paola e Martha

Le condizioni di oggi sono molto diverse da quelle di quarant’anni fa, ma la comunicazione con i giovani resta ugualmente difficile: allora c’era la volontà del tutto e subito per la società, secondo lo slogan “siate realisti, chiedete l’impossibile”; oggi si vuole ancora il tutto e subito, ma per sé, avendo perduto la fiducia nel futuro, nella politica e, per molti nel valore della cultura.

Oggi la prof. Paola Mastrocola vende libri dal titolo Togliamo il disturbo. Un saggio sulla libertà di non studiare, Guanda, Milano, 2011 evocando, tra amarezza, ironia e ambigui ammiccamenti, una società e un mondo giovanile che non credono più nella cultura umanistica e nei sacrifici necessari per conquistarla. Rosa Calzecchi Onesti aveva la speranza e la volontà di risvegliare la coscienza dei giovani, stabilendo una feconda mediazione fra cultura classica, cultura pedagogico didattica e cultura giovanile, allora percorsa da energie di tipo rivoluzionario. Quando la prof. Rita Calderini, dalle colonne del foglio del CNADSI, che significa Comitato nazionale associazione difesa della scuola italiana, attaccava violentemente la scuola media unica, che aveva rinunciato al latino obbligatorio, noi dell’UCIIM vedevamo in Rosa la testimonianza vivente della possibilità di pensare e di fare una scuola seria, serena e democratica, coerente con la Costituzione repubblicana.
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