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TORINO Alla Juventus basta un gol di Douglas Costa per piegare il Genoa e tenere cos il passo della capolista Napoli, ora distante nuovamente di un solo punto in classifica. Primo tempo dominato dai bianconeri e chiuso sull grazie alla rete del brasiliano. Nella ripresa qualche sofferenza di troppo nel finale, ma gli ospiti non impensieriscono mai la porta bianconera.

SUBITO DOUGLAS COSTA Max Allegri, privo dell Dybala, non rinuncia al 4 3 3 e in attacco schiera Douglas Costa, Mandzukic e Higuain. In mezzo al campo Pjanic, Khedira e Matuidi. Davanti a Szczesny, Chiellini e Benatia con Lichtsteiner e Alex Sandro esterni. Ballardini risponde col 3 5 2 con Pandev e Taarabt davanti, Rosi e Laxalt esterni con Omeonga, Bertolacci e Riigoni a centrocampo. La Juventus prende subito in mano le redini del gioco e attacca alla ricerca del vantaggio: in avvio ci prova Pjanic con un tiro al volo fuori misura di poco. Al 5 piattone destro di Khedira da buona posizione, ma esecuzione da rivedere. Al minuto 8 occasione ancora per Pjanic dalla sua mattonella preferita ma stavolta la punizione a giro trova un super Perin. Poco dopo il quarto d arriva il gol bianconero: Douglas Costa lotta e conquista palla, scambia con Mandzukic e insacca da due passi. Si ferma a 415 l in campionato di Perin.

CALANO I RITMI Dopo il vantaggio della Juventus, i ritmi calano. I bianconeri gestiscono l mentre il Genoa non riesce mai a venire fuori per impensierire Szczesny che non effettua una parata che sia una. Al 23 Pjanic ci riprova con una mezza girata, ma Perin attento. L tentativo rossobl alla mezz ma Laxalt spara altissimo. Al 32 ci prova Mandzukic ma il suo tiro centrale e facile per l difensore del Grifone.

IL SECONDO GOL NON ARRIVA A inizio secondo tempo Ballardini rinforza l inserendo Galabinov al posto di Rigoni. La manovra rossobl migliora o perlomeno gli ospiti non sono pi cos passivi come durante i primi 45 Ma sempre la Juventus ad attaccare e a cercare il raddoppio. Ci provano Alex Sandro con un sinistro rasoterra e Pjanic con un destro: entrambi sul fondo. Al 19 invece una grande occasione: Lichtsteiner mette una palla forte quasi dal fondo, ma la sfera viene provvidenzialmente respinta da Izzo. Quindi conclude Higuain, ma blocca Perin.

IL GENOA CI PROVA NEL FINALE Arrivano i cambi e se Ballardini inserisce Lazovic e Lapadula al posto di Taarabt e Pandev, Allegri deve rinunciare a Khedira per un infortunio: entra Sturaro. Quindi Asamoah rileva Alex Sandro e Barzagli sostituisce Lichtsteiner. Il Genoa ci prova soprattutto nel finale, ovvero quando la Juventus ha esaurito o quasi le energie. Al 36 punizione di Lazovic dalla destra, deviazione pericolosa sotto porta di Spolli e Chiellini spazza. Dopo una girata di destro fuori misura di Pjanic, ancora Genoa al 43 punizione con palla in area, sponda di Rossettini e Rosi conclude altissimo. La Juventus non finalizza con Higuain e Matuidi all minuto, mentre il Genoa non sfrutta un angolo nel recupero.
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Dortmund reject second Aubameyang bidBorussia Dortmund have rejected a second approach from Arsenal for Pierre Emerick Aubameyang, according to BBC Sport.

The Gabon international has reportedly agreed terms with the Gunners, who are keen to add another striker in the current window.

“Roma, like every club in the world, listen to the offers that arrive for their players, not just for Edin, but anyone in the squad,” Monchi toldMediaset Premium.

“We are ready to listen and then we decide. Now Dzeko is here and the rest doesn’t matter, which means the offer that arrived is not interesting.”

City to swap Aguero for Griezmann?Manchester City are considering using Sergio Aguero as part of a deal to bring Atletico Madrid forward Antoine Griezmann to the Etihad Stadium, according toThe Sun .

Atleti have made contact with Aguero regarding a return to the Spanish capital, with Diego Simeone keen to unite the Argentine with Diego Costa.

City, meanwhile, are weighing up a move for Griezmann this summer and could use the Liga outfit’s interest in Aguero as a negotiating tool.

Man Utd join Kovacic race

Manchester United are the latest club to show an interest in Real Madrid midfielder Mateo Kovacic, according toCalcioMercato.

The Croatia international is surplus to requirements at Santiago Bernabeu after a series of injuries saw him fall down the pecking order.

The Venezuela international has just 18 months left on his contract at The Hawthorns, though he is keen to remain with the Baggies.

Should Jurgen Klopp’s side make their move for Rondon, they are likely to be competing for his signature with local rivals Everton, who are also keen on the former Zenit forward.

Athletic eye Monreal return

Athletic Club are weighing up a January move for Arsenal defender Nacho Monreal, according to Mundo Deportivo.

With Athletic centre back Aymeric Laporte set to complete a65 million move to Manchester City, the Basque outfit are set to be left short at the back.

And former Bilbao star Monreal is being targeted as a replacement alongside Real Sociedad’s Inigo Martinez.

Alex Sandro is Man Utd’s No.1 left back target

Alex Sandro is Manchester United’s primary target, if Jose Mourinho decides to sign a new left back in the summer, reports the Manchester Evening News .

Mourinho has abandoned plans to bring in a left back in January, having also been linked with the likes of Tottenham’s Danny Rose and Celtic’s Kieran Tierney.

However, if Mourinho decides to sell Luke Shaw, who has endured a resurgence in form of late, at the end of the season, then he wants Alex Sandro from Juventus.

Chelsea have previously tried to sign Alex Sandro, but have found Juventus to be reluctant sellers amid reports the Italian champions want in excess of 60 million for the Brazilian.

Spartak want Liverpool winger

Spartak Moscow are interested in signing Liverpool winger Lazar Markovic, reports the Liverpool Echo .
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Roma Riunione al vertice nella giornata di ieri a Roma. Presenti tutti: Ferrero, Romei, Prad Osti e Pecini. All del giorno, esame del momento e incontri con qualche agente, in prospettiva mercato estivo. E l ieri, l data la partita di Champions League tra Roma e Shakhtar Donetsk (avvistati allo stadio Romei, Prad e Osti). Nella squadra ucraina c infatti un obiettivo di lunga data della Sampdoria, Facundo Ferreyra. La situazione favorevole rappresentata dal fatto che il contratto dell in scadenza a giugno. I suoi procuratori, che tra l sono gli stessi di Joaquin Correa, stanno quindi ascoltando proposte e offerte. Inclusa quella della societ blucerchiata. Ferreyra, che proprio oggi compie 27 anni, il classico centravanti d che d ampiezza e profondit abile nel gioco aereo, negli inserimenti, un buon finalizzatore: piede preferito il destro, ha segnato in questa stagione 17 gol in 22 giornate nel campionato ucraino, il bomber della squadra allenata dal portoghese Fonseca. Con una buona esperienza internazionale, con quella di ieri le sue presenze nelle coppe europee sono arrivate a 29. E sempre nello Shakhtar c anche un altro talento in scadenza di contratto, il brasiliano Bernard. Esterno sinistro che gioca a volte a piede invertito, ha visione di gioco e grandi qualit in rifinitura. Non altrettanto continuo per nella fase difensiva. Su di lui si sta scatenando un a prezzi decisamente alti, chiaramente la vincer chi riuscir a abbinare il migliore ingaggio alla migliore proposta sportiva.

C del vero anche per Sergio Canales della Real Sociedad. Anche lo spagnolo ha 27 anni e anche lui in scadenza di contratto, e al momento ha respinto le proposte di rinnovo. C del vero nel senso che stato proposto alla Sampdoria dall che ne ha la procura per il mercato italiano. Piede sinistro, centrocampista, anche se nelle ultime gare il tecnico della formazione basca lo ha utilizzato nel suo tridente d Un giocatore, come si dice, universale, che si trova particolarmente a proprio agio nel gioco corto. Un profilo che verr esaminato con attenzione nelle prossime settimane. La societ blucerchiata resta vigile anche su un paio di elementi dell in particolare il centrocampista bosniaco Rade Krunic, 24 anni, elemento tecnico a volte utilizzato anche come trequartista. E il trequartista sloveno Miha Zajc, 23 anni, una delle rivelazioni di questo campionato di serie B, abile tra le linee ma anche sull e in possesso di un buon tiro dalla distanza.

Movimenti si stanno verificando anche sul fronte delle uscite. I pezzi pregiati, come noto, sono Torreira e Praet, entrambi tra l dotati di clausola, 25 e 26 milioni. Chi mette quei soldi sul piatto in soluzione unica entro met luglio (le clausole hanno validit all entro quel periodo), se li prende. Sul centrocampista uruguaiano sembra essere in vantaggio il Napoli, soprattutto se Sarri resta e Diawara va via. Sul belga, invece, si potrebbe innescare un duello tutto italiano tra Inter e Roma, con i nerazzurri un pochino pi convinti. La Juventus infatti dopo un primo abboccamento si defilata, lasciando il campo libero alle concorrenti.
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Gli attori hollywoodiani George Clooney, Don Cheadle, Matt Damon, Brad Pitt, il produttore Jerry Weintraun e l’avvocato per i diritti civili David Pressman, donano 500.000 dollari al Servizio Aereo Umanitario, attraverso la loro fondazione ‘Not On Our Watch’.

Khartoum, 13 03 08 (comunicato stampa) L’importante Servizio Aereo Umanitario, gestito dal Programma Alimentare Mondiale delle Nazioni Unite (PAM), in Darfur, ha ricevuto il primo contributo del 2008: si tratta di 500.000 dollari donati da ‘Not On Our Watch’, l’organizzazione umanitaria e no profit fondata dagli attori hollywoodiani George Clooney, Don Cheadle, Matt Damon, Brad Pitt, il produttore Jerry Weintraun e l’avvocato per i diritti civili David Pressman.

Si tratta della seconda donazione di ‘Not On Our Watch’ al PAM; nel 2007 l’organizzazione aveva dato 1 milione di dollari al Servizio Aereo Umanitario NU PAM (WFP HAS).

WFP HAS aveva annunciato, all’inizio di questa settimana, che alla fine di marzo sarebbe stato costretto a non far volare elicotteri ed aerei che trasportano materiale essenziale ed operatori umanitari nelle zone più remote del Darfur. La decisione era stata presa per mancanza di donazioni ricevute nel 2008 a fronte di un budget previsto di 77 milioni di dollari.

Avendo potuto constatare in prima persona l’immensa sfida umanitaria in Darfur, George Clooney e i suoi colleghi sanno quanto sia importante e vitale il Servizio Aereo UmanitarioJosette Sheeran, Direttore Esecutivo del PAM

“Avendo potuto constatare in prima persona l’immensa sfida umanitaria in Darfur, George Clooney e i suoi colleghi sanno quanto sia importante e vitale il Servizio Aereo Umanitario”, ha detto Josette Sheeran, Direttore Esecutivo del PAM. “Questo contributo è essenziale per i milioni di donne e bambini intrappolati nel Darfur, e noi speriamo che questo gesto possa essere da esempio per altre donazioni”.

“Gli aerei e gli elicotteri del Programma Alimentare Mondiale trasportano operatori umanitari e materiali urgenti per quasi tutte le organizzazioni di aiuto che lavorano nel Darfur”, ha detto George Clooney, co fondatore di Not On Our Watch. “E’ un momento critico per WFP HAS. Senza immediati e ulteriori fondi, verrà paralizzato l’aiuto umanitario nella regione. Siamo orgogliosi di contribuire alla sopravvivenza di questo fondamentale servizio e incoraggiamo altri a fare lo stesso. La protezione delle vittime nel Darfur non dovrebbe ricadere solo sulle organizzazioni umanitarie. I governi hanno una precisa responsabilità nell’aiutare quanti non si possono difendere.”

Sono in media 8.000 gli operatori umanitari, in Darfur, impegnati nell’assistenza alimentare, nella fornitura di acqua e nelle cure sanitarie, che utilizzano ogni mese il WFP HAS. Questa cifra comprende 3.000 passeggeri che a bordo di sei elicotteri raggiungono zone del Darfur altrimenti inaccessibili a causa dell’insicurezza e della mancanza di strade praticabili. Oltre la metà dei passeggeri di WFP HAS lavora per organizzazioni non governative ed associazioni di beneficenza, i rimanenti appartengono alle agenzie ONU, quali il PAM, l’UNICEF, l’OMS ed altri. Talvolta, il WFP HAS funziona anche come trasporto cargo sebbene la maggioranza delle merci viaggi sui camion.

“Da quando, all’inizio di questa settimana, abbiamo lanciato l’allarme, altri donatori tradizionali si sono fatti avanti e siamo fiduciosi che arriveranno nuovi contributi prima della fine di marzo”, ha detto Kenro Oshidari, Rappresentante del PAM in Sudan.

Not On Our Watch ha versato il proprio contributo attraverso ‘Friends of WFP’ a Washington.

“L’intera comunità umanitaria e gli oltre tre milioni di persone assistite in quanto vittime del conflitto in Darfur dipendono dai servizi di WFP HAS”, ha detto Oshidari.
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ROMA, 9 de diciembre del 2010 “Polite esta palabra apareci como un rayo en un reciente discurso de Benedicto XVI en el s de obispos del Medio Oriente, es decir, precisamente en la tierra natal del Dios hecho hombre, Jes y de los m poderosos monote de la historia, el jud y el musulm

“Credo in unum Deum” es el poderoso acorde del que tiene principio la sinfon de la doctrina cristiana. Pero para Joseph Ratzinger, Papa te el polite no est muerto para nada. Es el desaf perenne que tambi hoy se yergue contra la fe en el Dios.

“Pensemos en las grandes potencias de la historia de hoy”, continu el Papa en el s Los capitales an la violencia terrorista, la droga, la tiran de la opini p son las modernas divinidades que esclavizan al hombre. Deben caer. Se debe hacer que caigan. La ca de los dioses es el imperativo de ayer, de hoy, de siempre para los creyentes en el Dios verdadero.

Pero el polite de hoy no est hecho s de potencias oscuras. Sus muchos dioses tienen tambi rostro ben y capacidad de seducir.

Es la “gaia ciencia” vaticinada por Nietzsche hace m de un siglo, que ofrece a cada hombre “la m grande ventaja”: la de “erigir su propio ideal y derivar de ello su ley, sus alegr y sus derechos”.

Es el triunfo del libre arbitrio individual, sin tener m el yugo de una tabla de la ley, una sola para todos porque est escrita por un Dios intratable.

Esa admiraci por el “Genio del cristianismo” que hab inflamado Chateaubriand y los rom cede hoy el paso a un redescubrimiento entusiasta del “Genio del paganismo”, t de una peque obra del antrop franc Marc Aug

En Italia otro antrop Francesco Remotti, embiste contra “La obsesi de la identidad”, t de su libro, y reprende al Papa, en otro libro suyo en forma de carta, por su obstinado proceder “contra natura”, contra una modernidad que por el contrario hace gustar las maravillas del polite as l pluralista, tolerante, liberador.

EL “ESP DE AS

Cierto, el actual revivificarse del polite no vuelve a poner marcha el culto a J y a Juno, a Venus y a Marte. Pero la filosof de los paganos cultos del imperio de Roma vuelve a aflorar intacta en el razonamiento de tantos modernos partidarios del “pensamiento d Y no s de estos. Quien hoy lee nuevamente diecis siglos despu la disputa entre el monote Ambrosio, el santo patrono de Mil y el polite S senador de al Roma pagana, se siente fuertemente tentado de dar raz al segundo, cuando dice: ” importa por cual v cada uno busque, seg el propio juicio, la verdad? No por un solo camino se puede llegar a un misterio tan grande como ese”.

La magn paridad entre todas las religiones y los dioses, que estas palabras parecen inspirar encanta tambi a muchos cristianos. El “esp de As nacido de la reuni multirreligiosa que all se tuvo en 1986, ha contagiado en tal modo el difundido sentir que en el 2000 la Iglesia de Juan Pablo II y del entonces cardenal Joseph Ratzinger se sinti en el deber de recordar a los cat que hab un solo salvador de la humanidad, y es el Dios hecho hombre en Jes una verdad sobre la cual todo el Nuevo Testamento se sostiene o cae, una verdad que en dos milenios la Iglesia jam hab sentido la necesidad de reafirmar con un pronunciamiento “ad hoc”. Sin embargo, la declaraci del 2000, la “Dominus Iesus”, fue acogida con un fuego de protestas, de dentro y fuera de la Iglesia, por su exclusi de una pluralidad de caminos de salvaci todos en s suficientes y plenos de gracia y verdad.

Que en estos sentimientos se anide la nostalgia por una pluralidad de dioses es posible, pero el polite de hoy en d a nivel de masa, es m sutil.

La idea corriente es que las varias religiones son a su modo, todas, expresi de un “divino”. Y sin embargo, esta divinidad suma, como ya explicaba a Ambrosio el pagano S es imposible de conocer y lejana, demasiado lejana para apasionar a los hombres y cuidar de ellos.

De un escritor latino del siglo III, Minucio F nos ha llegado otro di muy refinado, en el cual el pagano Cecilio, paseando sobre el litoral de Ostia, despu de haber rendido homenaje a una estatua de Ser explica que “en las cosas humanas todo es dudoso, incierto, indeciso”, pero precisamente por esto es bueno seguir la religi de los antiguo y adorar “aquellos dioses que nuestros padres nos ense a temer, m que a conocer de muy cerca”.

En una homil en la plaza San Pedro del pasado 11 de junio, Benedicto XVI dijo que “extra este pensamiento volvi a resurgir en el Iluminismo”. Y en efecto un campe de la edad de las luces como el no creyente Voltaire ordenaba a sus familiares y a la servidumbre reverenciar al cristianismo y a sus preceptos, por motivos de buena crianza c Quiz Dios exista. Y quiz es quien ha creado el mundo. Pero luego se ha desinteresado del mismo de tal manera que ha desaparecido del horizonte vital. Su bondad consiste en no producir molestia alguna.

Y as bajo el cielo de esta divinidad vaga y remota, la tierra se ha poblado de nuevos dioses. Con uniforme laico y pragm

POLITE DE LOS VALORES

Ya en el siglo XIX, en sus “Ensayos sobre la religi el economista y fil John Stuart Mill escribi que el polite era largamente m funcional que el monote para describir la pluralidad de que caracterizaban el escenario de vida de la primera sociedad industrial. Y Max Weber, a inicios del siglo XX, acu la f de “Polytheismus der Werte”, polite de los valores, precisamente para indicar el pante de la moderna sociedad.

En un mundo ya desencantado, sin tener m un Dios que proclame mandamientos v para todos, cada una de las esferas sociales desde la pol a la econom del arte a la ciencia y a la misma religi es regida por un dios propio con sus or Or frecuentemente en conflicto entre ellos, con el hombre dram solo a la hora de las decisiones.

Weber, con el impecable distanciamiento del estudioso, no dijo si este moderno polite fuese un bien o un mal. Pero otros pensadores venidos despu de ya no esconden hacia donde van sus simpat

En la segunda mitad del siglo XX, a la “teolog pol del monote propugnada por Erick Peterson (un autor entre los m le y admirados por Joseph Ratzinger desde que era un joven profesor), el fil alem Odo Marquard opone una “teolog pol del polite y en el t de su ensayo alaba dicho polite con el calificativo de “iluminado”. A su juicio, el hombre tiene siempre necesidad de mitos, y lo importante es que tales mitos sean muchos y abiertos a infinitas variaciones, como en la mitolog antigua, al contrario del juda y del cristianismo que se apoyan en hechos hist e incontrovertibles.

En Espa la fil Mar Zambrano ha puesto el dedo contra el ascetismo de origen medieval de la espiritualidad cristiana, destructivo de los sentimientos. Es la poes a su juicio, la que puede liberar al hombre del “monolitismo” y restituirlo a su alegre polite nativo.

En Italia es Salvatore Natoli el fil que defiende una ” del infinito”, un es decir, conjunto de referencias “polite m que ofrezcan al hombre puntos de apoyo, jam definitivos, pero siempre capaces de salvarlo provisionalmente de la anarqu de los instintos.

Pero seguramente la obra que ha infundido m en la cultura italiana contempor una revaloraci del polite es m literaria que filos es “Las bodas de Cadmo y Armonia”, de Roberto Calasso, de 1988, con su evocaci gloriosa de la mitolog cl

PARA UN REENCANTAMIENTO DEL MUNDO

A pesar del “desencanto del mundo” descrito por Weber, la sociedad moderna no parece inmune a la opuesta seducci de un mundo nuevamente encantado.

Alain de Benoist, pensador de la “nouvelle droite” franc es el m ardoroso pregonero de este retorno a la sacralidad neopagana

Para la corriente cultural que representa, el gran enemigo es precisamente el juda y el cristianismo con su idea “desacralizante” de creaci En efecto, si no hay otro Dios aparte del Dios las creaturas ya no tienen nada de divino y hasta los astros, como dice la primera p del G son simples “luminarias” que penden del Creador a su vez celeste para marcar el d y la noche. El mundo es definitivamente entregado a su profanidad.

Observa Leonardo Lugaresi, docente en Bolonia y Par y especialista de cristianismo antiguo: “En el reclamo que hoy se le hace al cristianismo de ser responsable de la desacralizaci del mundo, la que vuelve a entrar en juego, bajo nuevas formas, no es sino la vieja acusaci de ate a los cristianos de los primeros siglos”.
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. Nacque a Roma il 4 febbr. 1911, di famiglia cattolica, da Luigi e Lina Catalini. Nel 1931 si iscrisse alla facoltà di economia, ma, arrestato a motivo delle sue frequentazioni politiche antifasciste, non poté laurearsi. Costretto a lasciare l’Italia, dal 1934 si stabilì in Argentina, a Buenos Aires, spostando i suoi interessi scientifici dall’economia alla , di cui, a partire dagli anni Quaranta, divenne uno dei più noti e stimati studiosi, grazie a una copiosa produzione scientifica. Pern, nel periodo della dittatura svolse, tuttavia, in centri e istituzioni privati quali il Colegio libre de estudios superiores di Buenos Aires, dove, nel 1946, ottenne una cattedra di la sua attività di insegnamento e di ricerca.

In particolare, condusse numerose ricerche empiriche sulla società argentina, analizzando con attenzione i processi di urbanizzazione e di mobilità sociale. Nello stesso arco di tempo, pubblicò saggi di teoria sociologica e di metodologia delle scienze sociali, raccolti in seguito nel volume La sociologa cientfica (Ciudad de México 1956).

Fondò il dipartimento di dell’Università di Buenos Aires e l’Istituto Torcuato Di Tella, che ben presto divenne il più autorevole centro di comparata dell’America Latina; promosse una serie di iniziative tese a realizzare l’internazionalizzazione degli studi sociologici che sfociarono nella creazione della International sociological association, di cui assunse la presidenza; infine, diede alle stampe vari volumi, fra i quali Estructura social de la Argentina (Buenos Aires 1955), Estudios de psicologa social (Ciudad de México 1956), La sociologa en América Latina (Buenos Aires 1964) e soprattutto Poltica y sociedad en una época de transicin (ibid. 1965), che contribuì non poco ad attirare l’attenzione dei sociologi statunitensi sulla sua produzione scientifica. Ongania costrinse il G. a prendere ancora una volta la via dell’esilio. Chiamato dalla prestigiosa Harvard University, iniziò quella che sarebbe stata la fase più feconda della sua vita di studioso e di docente, pur non integrandosi del tutto nel mondo accademico statunitense. Con la collaborazione di K. Organsky, promosse lo studio comparato dei sistemi politici, senza comunque abbandonare le sue ricerche sul mondo latino americano.

Agli inizi degli anni Settanta il G. rientrò in Italia, vincendo un concorso universitario, e dal 1974 insegnò presso l’Università di Napoli, pubblicando, tra l’altro, Autoritarismo, fascismo e classi sociali (Bologna 1975) e Urbanizzazione e modernizzazione (ibid. 1975).

Morì a Roma il 2 ott. 1979.

Dopo la sua morte, furono dati alle stampe i suoi ultimi lavori sui processi di modernizzazione e di secolarizzazione, raccolti in due volumi: The sociology of modernization (London 1981) e Saggi sociologici (Napoli 1991).

Il G. fu un sociologo di vasti interessi che seppe brillantemente coniugare l’approfondimento di temi di teoria generale e di metodologia delle scienze sociali con le ricerche empiriche, molte delle quali costituiscono a tutt’oggi punti di riferimento obbligati. Tuttavia il suo contributo più significativo alla crescita del sapere sociologico è senz’altro la teoria della modernizzazione, che gli permise di dare un’originale interpretazione della “grande transizione” nella quale sono stati coinvolti i paesi dell’area culturale occidentale a partire dalla rivoluzione industriale.

Il suo punto di partenza fu la messa a punto della categoria tipico ideale della società industriale moderna, concepita come un genere comprendente differenti specie di società, diverse fra loro per molti aspetti, ma ciò non di meno dotate di un nucleo comune. Tale nucleo comune viene definito come l’insieme delle condizioni necessarie ma non sufficienti affinché possa sorgere, consolidarsi e svilupparsi quello specifico complesso storico culturale che viene indicato con il nome di “modernità”. Esso comprende tre variabili fondamentali: l’azione elettiva, la differenziazione funzionale dei ruoli e delle strutture sociali e l’istituzionalizzazione del mutamento.

Nella società premoderna prevale un tipo di azione sociale dominato dalla rigida cogenza normativa della tradizione, che limita in maniera drastica i margini di scelta dell’attore; per contro, nella società moderna il sistema normativo, pur continuando a regolare sia i fini, sia i mezzi, si distingue per il fatto che, anziché obbligare l’attore a un corso d’azione predeterminato, gli permette di compiere scelte personali. Accade così che, mentre nelle società tradizionali lo status è, di regola, ascritto, nelle società moderne esso è acquisito e l’attore gode di ampi margini di scelta. Pertanto, uno dei tratti essenziali della modernità è l’azione elettiva, vale a dire l’azione che l’attore pone in essere per realizzare un piano di vita da lui stesso liberamente elaborato. Il che fa della modernità una civiltà individualistica, che privilegia il momento della scelta e della vocazione, laddove le civiltà tradizionali sono caratterizzate dal primato del tutto sulle parti e dalla subordinazione delle esigenze degli individui agli imperativi funzionali della comunità.

La seconda dimensione essenziale della modernizzazione è costituita dalla transizione da un sistema sociale relativamente indifferenziato a un sistema nel quale le istituzioni, attraverso un crescente processo di specializzazione funzionale, acquisiscono un certo grado di autonomia normativa. Nascono in tal modo strutture sempre più specializzate, deputate a svolgere compiti chiaramente fissati e ben delimitati, i quali richiedono una elevata competenza professionale e un know how tecnico scientifico particolarmente sofisticato. Naturalmente, anche nelle società storiche preindustriali sono riscontrabili processi di differenziazione e di specializzazione funzionale, ma è solo con l’emergenza della società industriale che tali processi assumono un carattere continuo e autosostenuto. Ciò rende legittimo dire che, con la modernità, si è affermato in modo prepotente il principio della crescente autonomia dei sottosistemi, il quale ha trovato la sua espressione più vistosa e significativa nella formazione di un’economia centrata sul mercato autoregolato.

Infine, la terza dimensione della modernità è costituita dalla istituzionalizzazione del mutamento. La società tradizionale è, per definizione, radicata nel passato, tendendo a respingere tutto ciò che è nuovo e a riaffermare la ripetizione di modelli prestabiliti. In questo tipo di società, ogni cambiamento è vissuto come una deviazione quasi blasfema, dal momento che l’ordine è rivestito di sacertà e le norme vigenti sono percepite come l’emanazione della volontà divina; donde il profondo misoneismo che le caratterizza. Nella società industriale moderna, invece, il mutamento diventa un fenomeno normale, previsto e persino incoraggiato. Ciò è particolarmente palese nel campo dell’economia, della tecnologia e della ricerca scientifica, in cui la regola è, per l’appunto, la ricerca di nuove soluzioni guidata dall’imperativo della razionalità strumentale.

Queste variabili, intrecciandosi, hanno generato una vera e propria metamorfosi espansiva che ha fatto entrare i paesi coinvolti nella “grande transizione” in un ciclo di rapidi cambiamenti non sempre adeguatamente controllabili a causa della loro asincronia. Di qui il fatto che la moderna società industriale, a motivo del suo sregolato dinamismo interno, tende a disintegrare gli equilibri tradizionali e a generare cambiamenti tali da scompaginare, in determinate congiunture storiche, il sistema normativo vigente. Ciò avviene soprattutto quando emerge il fenomeno della mobilitazione sociale, durante il quale si verifica una rottura più o meno radicale dell’assetto tradizionale, accompagnata dalla traumatica dislocazione di gruppi di individui, i quali, avendo perso i loro ancestrali gruppi di riferimento, si rendono disponibili per nuovi modelli di socializzazione e di affiliazione politica. Quando il fenomeno della mobilitazione sociale assume vaste proporzioni, si assiste all’insorgenza di movimenti di protesta a carattere più o meno eversivo e la lotta politica assume le forme di uno scontro frontale sulla legittimità dell’ordine esistente, che può precipitare in una crisi rivoluzionaria.

Se nella prima fase della rivoluzione industriale la scena è stata occupata dalla mobilitazione primaria delle classi inferiori, che è sfociata nella nascita del movimento operaio e socialista, nella seconda fase si è verificata la mobilitazione secondaria delle classi medie, che in alcuni paesi (Italia, Germania, Spagna) ha fornito ai fascismi la sua base di massa. Il fascismo, a giudizio del G., è stato la più vistosa manifestazione della crisi di legittimità connessa alla crescita tumultuosa dell’industrialismo; una crisi che ebbe come protagonisti gli “spostati” della piccola borghesia intellettuale, vale a dire coloro che, essendo stati coinvolti nel ciclo della mobilitazione sociale, vennero a trovarsi nella società capitalistica in un tipica condizione di incongruenza di status. Donde la loro reazione violenta contro il movimento operaio e il loro rifiuto dei valori della civiltà liberale che portò al collasso dello Stato parlamentare e alla nascita di quel nuovo tipo di autoritarismo a base ideologica che è stato chiamato totalitarismo.

La rinascita dell’autoritarismo sotto le sembianze dei movimenti e dei regimi totalitari sia di destra (fascismo), sia di sinistra (comunismo) portò il G. a una pessimistica visione del futuro della democrazia liberale. Nel suo ultimo saggio, Democrazia e autoritarismo nella società moderna (pubblicato postumo, nel 1981), egli, dopo aver ripercorso le tappe essenziali del processo di modernizzazione che aveva così profondamente cambiato le forme di vita e le condizioni di esistenza dei popoli d’Occidente, sottolineò con particolare enfasi la vulnerabilità fisica e sociale della società industriale derivante dall’alto grado di interdipendenza delle sue componenti essenziali, dalla natura particolarmente sofisticata delle tecnologie impiegate e dal fenomeno delle aspettative crescenti connesso allo sviluppo economico. Tale vulnerabilità era accentuata dalla diffusa presenza di ideologie rivoluzionarie, le quali, contestando frontalmente i valori centrali della civiltà liberale, tendevano a generare una miriade di gruppi eversivi, pronti a tutto osare pur di abbattere l’ordine esistente. Per di più, nelle moderne società industriali erano in atto processi tendenti a frammentare il potere e quindi a paralizzare i centri di decisione, generando governi strutturalmente deboli, costretti dalla loro impotenza a praticare il rinvio indefinito della soluzione dei problemi. A tutto ciò si aggiungevano processi disgregativi, quali l’anomia endemica causata dall’impatto di cambiamenti vorticosi, l’atomizzazione del tessuto sociale, l’erosione dei vincoli comunitari connessa alla distruzione dei gruppi primari e, infine, il disorientamento psicologico causato dall’anarchia dei valori.

Ma, a giudizio del G., il fenomeno più inquietante e gravido di conseguenze negative era il carattere espansivo della secolarizzazione. Una società secolarizzata è una società nella quale tutto, in punto di principio, può essere messo in discussione, ivi compresi i valori centrali della società medesima. Se tale fenomeno coinvolge le masse oltre alle élites, il risultato non può non essere l’erosione del sistema di credenze e dei valori comuni. Ora, dal momento che nessuna società può prescindere da un nucleo centrale prescrittivo capace di assicurare una base morale all’integrazione comunitaria, allora la modernità contiene nel suo seno un elemento dissolvente, che tende a erodere progressivamente l’accordo sui fondamenti assiologici. Di qui la critica permanente contro il progetto moderno, che, pretendendo di fondare l’ordine sociale sulla discussione e sulla libera scelta dei valori, presenta una forte spinta all’anarchia intellettuale e morale. Una critica che ciclicamente prende le forme della letteratura della catastrofe e della nostalgia della comunità tradizionale, concepita come una forma di vita associata nella quale il tutto abbia un primato assoluto sulle parti. Essendo proprio la nostalgia della comunità la spinta profonda che aveva alimentato le ideologie e i movimenti totalitari del XX secolo, il G. concludeva la sua prognosi sul destino storico della modernità con accenti quasi apocalittici, appena temperati dalla sua fedeltà ai valori della tradizione illuministica.

Delle opere del G., oltre a quelle già citate in precedenza, ricordiamo: Estudios sobre sociologa y psicologa social, Buenos Aires 1966; Sociologa de la modernizacin, ibid. 1971; El concepto de marginalidad, ibid. 1973; Ideologie autoritarie e crisi di transizione, in Sociologia delle rivoluzioni, a cura di L. Pellicani, Napoli 1976; Aspetti teorici e radici storiche del concetto di marginalità, in Marginalità e classi sociali, a cura di G. Turnaturi, Roma 1976; Democrazia e autoritarismo nella società moderna, in I limiti della democrazia, a cura di R. Scartezzini L. Germani R. Gritti, Napoli 1981.

Fonti e Bibl.: R. Treves, G. G. sociologo antifascista, in Quaderni di , XXIX (1980 81), 2, pp. 360 364; G. Bechelloni, Il programma di ricerca di G. G.: segrete simmetrie tra biografia e opera, in Rassegna italiana di , XXII (1981), 1, pp. Kahl, Three Latin American sociologists: G. G., P. Cardoso, New Brunswick, NJ, 1987; Enc. Filosofo e sociologo (Berlino 1898 Starnberg, Baviera, 1979); insieme a Horkheimer e Adorno fu uno dei maggiori rappresentanti della cosiddetta teoria critica della società elaborata dalla Scuola di Francoforte. Studiò a Berlino e a Friburgo, subendo profondamente l’influenza .
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ROMA, 26 de septiembre de 2014 El ejemplo de las Iglesias ortodoxas que admiten las segundas nupcias es un argumento sobre el que insiste quien quiere superar en la Iglesia cat la prohibici de la comuni a los divorciados vueltos a casar, con el cardenal Walter Kasper a la cabeza.

El Papa Francisco les ha dado un notable impulso, con la sibilina “par por abierta y cerrada en su conversaci con los periodistas en el avi de vuelta de Rio de Janeiro, el 28 de julio de 2013:

“Un par los ortodoxos siguen lo que ellos llaman la teolog de la econom y dan una segunda posibilidad [de matrimonio], lo permiten. Creo que este problema cierro el par debe estudiarse en el marco de la pastoral matrimonial”.

La idea actual es que en las Iglesias ortodoxas se celebran sacramentalmente las segundas y tambi las terceras nupcias, y se da la comuni a los divorciados vueltos a casar. Y esto en continuidad con la praxis “de misericordia” de la Iglesia de los primeros siglos.

Pero la realidad est muy lejos de estas fantas Las segundas nupcias entraron en la praxis de las Iglesias orientales en tard hacia finales del primer milenio, bajo la invasiva influencia de la legislaci civil, de la que la Iglesia era la ejecutora.

En cualquier caso, las segundas y terceras nupcias nunca han sido consideradas un sacramento. Se permiten en formas diversificadas, m o menos amplias, en una u otra de las de la ortodoxia. Para estas Iglesias, la anulaci de las primeras nupcias es casi siempre la simple transcripci de una sentencia de divorcio emitida por la autoridad civil.

Las mismas Iglesias ortodoxas no ayudan a especificar de forma teol y jur clara esta praxis suya. Prueba de ello es la seria dificultad en la que se encuentran, en la Iglesia cat los pastores que tienen que lidiar con matrimonios mixtos, en los que la parte ortodoxa proviene de un matrimonio disuelto tanto a nivel civil como religioso.

Para colmar esta laguna cognitiva interviene, en el texto reproducido m abajo, el arzobispo Cyril Vasil (en la foto), de 49 a eslovaco, jesuita, secretario de la congregaci vaticana para las Iglesias Orientales, anteriormente decano de la facultad de derecho can en el Pontificio Instituto Oriental de Roma.

El texto es un extracto del amplio y documentado ensayo que Vasil ha dedicado el tema en un libro, escrito por varios autores, y que sale a principios de octubre en Estados Unidos y en Italia:

“Remaining in the Truth of Christ. Marriage and Communion in the Catholic Church”, Ignatius Press, San Francisco, 2014.

“Permanere nella verit di Cristo. Matrimonio e Comunione nella Chiesa cattolica”, Cantagalli, Siena, 2014.

El libro, ideado como contribuci al pr s sobre la familia, ha suscitado vivas reacciones con motivo de la presencia entre sus autores de los cardenales Gerhard L. M prefecto de la congregaci para la doctrina de la fe, Walter Brandm Raymond L. Burke, Velasio De Paolis y Carlo Caffarra, todos ellos cr severos de las tesis de su colega Kasper. El cual ha contraatacado afirmando que Francisco hab “concordado” con sus propuestas y, por lo tanto, “el objetivo de las pol no soy yo,
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sino el Papa”.

Pero mientras los cinco cardenales ya hab expuesto sus posiciones en intervenciones anteriores propuestas de nuevo en el libro por expl voluntad de los mismos, contrariamente a cuanto inventado por los medios de comunicaci que sostienen las protestas de Kasper el ensayo de Vasil sobre el divorcio y las segundas nupcias en las Iglesias orientales es una novedad absoluta en lo que respecta a uno de los temas menos conocidos y m equivocados, y sin embargo de extraordinaria importancia y actualidad.

La influencia del derecho civil romano y bizantino sobre divorcio y segundo matrimonio

En la era pre cristiana, el derecho romano permit el divorcio por dos de motivos: por un acuerdo entre las partes (dissidium) o sobre la base de la culpa de una de las partes (repudium). [

El mayor reformador del derecho romano, el emperador Justiniano (527 565), quiso aplicar su reforma del derecho matrimonial a la Iglesia. [ La Novella 117 de Justiniano era un compromiso entre la tradici de la Iglesia oriental que permit la separaci por adulterio o para entrar en un monasterio y el derecho romano que permit el divorcio por muchos otros motivos.

A menudo se dice que la Iglesia oriental, en su deseo de vivir en armon con la autoridad civil, ha hecho muchas concesiones, tambi a costa de alterar el mensaje evang Sin embargo, se puede a afirmar que tambi en Oriente, en el curso del primer milenio, la Iglesia adher al axioma de San Jer seg el cual “aliae sunt leges Caesarum aliae Christi” (una cosa son las leyes de C otra las de Cristo). [

El primer cambio verdadero tuvo lugar con el Nomocanon en 14 t redactado por el patriarca Focio en 883, en el que mientras se afirmaba la indisolubilidad del matrimonio se preve tambi una lista de motivaciones para el divorcio, en la forma introducida por la legislaci de Justiniano. El posterior desarrollo del imperio bizantino reforz por una parte, el papel de la Iglesia; por la otra, abri el camino a una superposici de las dos instituciones, el estado y la Iglesia. [

Hasta finales del siglo IX era a posible contraer matrimonio civil, pero a partir del a 895, sobre la base de la Novella 89 del emperador Le IV, la Iglesia fue proclamada la instituci legalmente competente para celebrar los matrimonios. As la bendici sacerdotal se convirti en una parte necesaria del acto civil del matrimonio.

De este modo, la Iglesia se descubri a s misma desempe el papel de garante del matrimonio como instituci social. En consecuencia, los tribunales eclesi se convirtieron gradualmente y en 1086 definitivamente en los competentes, de manera exclusiva, para el examen de los casos matrimoniales: as la Iglesia oriental ten que conformar su ejercicio al Estado y a la ley civil. Una vez que la ley civil empez a permitir el divorcio y los sucesivos nuevos matrimonios, la Iglesia oriental se vio obligada, por consiguiente, a reconocer estas pr [

La sucesiva difusi del cristianismo, desde su centro en Constantinopla, hacia territorios y naciones de misi llev consigo tambi la extensi de las pr jur de esta tradici como tambi la difusi de los principios teol que constitu el fundamento de dichas pr

Es por esto por lo que hoy vemos c las distintas Iglesias ortodoxas, a pesar de estar institucional y jer separadas, siguen generalmente los mismos principios disciplinarios y espirituales.

El divorcio en la Iglesia ortodoxa rusa

Cuando el cristianismo llega a Rusia desde la antigua Bizancio, las prescripciones del derecho bizantino que ata al divorcio fueron incorporadas a las leyes locales, con algunas modificaciones relativas a la situaci rusa. [

En el denominado periodo sinodal (1721 1917), las autoridades locales establecieron y concretaron, en colaboraci con las autoridades eclesi un n fijo de justificaciones para el divorcio. [
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Un muerto al mes en Francia por violencia policialSin embargo, los cientficos han evaluado este conjunto en ms de dos millones de especies. Esta diversidad medioambiental adems que prepara las necesidades bsicas de los seres humanos como el alimento, vestido y vivienda, tambien garantiza el avance creciente de la comunidad humana como, la salud, tranquilidad del alma y cuerpo y florecimiento econmico.El proceso evolutivo de los seres vivos ha tardado, sin embargo, hoy por el manejo errneo de la naturaleza y la destruccin del medioambiente, ha aumentado con una velocidad preocupante el proceso de extincin de las especies medioambientales.El uso de txicos como insecticidas y venenos contra insectos ha contaminado el aire, la tierra y agua, acarreando graves consecuencias perjudicables contra la naturaleza.Segn las ideas de los especialistas de ciencias medioambientales, se destruyen cada hora casi 8 especies de animales y aniquilan casi 70 mil especies en el mundo durante el ao.En realidad la diversidad medioambiental, es un patrimonio valioso que el ser humano ha recibido de las anteriores generaciones y debe entregarlo a las prximas.Sin embargo, ahora las especies sucumben, comparables como la destruccin de sitios artsticos, con el fin solo de preparar alimentos, ésta es una interpretacin dada por estudiosos del medioambiente, sobre el uso y el proceso destructivo de medioambiente en el planeta.La diversidad medioambiental o variedad de seres vivos del planeta, abarca nuestro alrededor: plantas (flores y rboles) insectos, aves, animales y especies acuticas.El medio ambiente esta mezclado con las necesidades del hombre y sin esto, es imposible que la vida continué. Por eso la proteccin puede tener papel en el abastecimiento de la seguridad nacional de los pases.Hoy los conceptos como armas,
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equipamientos militares, no son las ltimas palabras, los pases necesitan un mundo rico en fuentes primordiales como el agua, entonces no se puede ignorar la importancia de la diversidad medioambiental.Sin embargo, el precio de medioambiente y protegerlo, tienen base en la moralidad, cultura y fe de las naciones. La manera del contacto de los seres humanos con el mundo, tienen en las religiones y diferentes comunidades relacin ntima con la cultura y valores morales. Por ejemplo en muchas religiones, el respeto a la naturaleza y la proteccin de las especies, son doctrinas religiosas. Este caso ha sido atendido mucho en las culturas nativas y comunidades que respetan las creencias tradicionales.La ONU por la importancia del medioambiente y sus animales, ha declarado el ao 2010 como el ao mundial de la diversidad medioambiental.El Comité Internacional de Sitios y Monumentos “ICOMOS” es el ms importante crculo internacional para la proteccin y conservacin de monumentos y sitios histricos. En esta misma direccin ICOMOS ha declarado este ao en curso, en la va de apoyar la diversidad medioambiental como el ao del Patrimonio Agrcola. ICOMOS ha declarado el 2010, como el ao del patrimonio agrcola, que adems de haber creado la oportunidad de elevar el nivel de conocimientos e informacin general de la ciudadana pueblo ha atrado la atencin de los gobiernos del mundo sobre este asunto.Esta accin es sumamente importancias cuando sabemos que la Organizacin Medioambiental de la ONU ha sealado el proceso rpido de extincin de los especies medioambientales, y que ningn pas participante en la cumbre mundial de desarrollo firme del ao 2002 ha actuado exitosamente.El director general de la Unin Mundial para la proteccin de la naturaleza, Juliano Marton dijo, que ms del 66% del ecosistema natural en el mundo se enfrenta con la declinacin. Cerca del 22% de mamferos, un tercio de moluscos y el 30% de los reptiles se enfrentan a la extincin. También solo el 12% del total de zonas desérticas y un porcentaje de zonas ocenicas se consideran incluidas en zonas protegidas.Juliano Marton espera que el ao 2010, sea una oportunidad para brindar lecciones de los errores pasados y encuentre una mejor posicin la diversidad medioambiental.Es la primera vez que se ha planteado el patrimonio agrcola como una parte importante del patrimonio cultural mundial.Sin embargo, la atencin de los vestigios agrcolas tiene en la comunidad humana, mucha dependencia de la historia y cultura de los pases y comunidades. El historial de civilizaciones y el historial de la creacin productiva, puede considerarse como el inicio de la formacin agrcola.Segn fuentes histricas,
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Irn es uno de los primeros pases del mundo que inici la civilizacin y la agricultura. Los habitantes anteriormente laboraban en la meseta de Irn en el rea agrcola y ganadera. Algunos nuevos arquelogos dicen que la inmigracin de los Arios no fue para buscar nuevos pastos sino que fue una inmigracin de campesinos y para buscar mejores tierras fértiles.

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Potete immaginare il mondo senza fame? Abbiamo fatto la stessa domanda ai destinatari dei pasti scolastici del WFP di tutto il mondo, e abbiamo chiesto loro di risponderci attraverso un disegno. Date un ad alcune delle 16 immagini vincitrici del a Fame Zero In quale di questi mondi vorreste vivere?

ROMA Il concorso di disegno Hunger un mondo senza fame ha coinvolto i bambini di tutto il mondo, che partecipano ad uno dei programmi di alimentazione scolastica del WFP. Centinaia di bambini hanno mandato i loro progetti creativi da 27 paesi in cui opera il WFP. I sedici vincitori sono stati selezionati da una giuria a cui ha partecipato anche il Direttore esecutivo del WFP, Ertharin Cousin.

Le 16 opere vincitrici saranno utilizzate nei calendari del WFP 2015 (da parete e diari da scrivania). dei regali fantastici ha detto Cristina Ascone,
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Responsabile del settore Grafica e Pubblicazioni del WFP, che da oltre dieci anni organizza il concorso. una occasione speciale che ci permette di apprezzare il talento e lo spirito dei bambini che ricevono l del WFP. Nepal, due scuole in un villaggio rurale di montagna nell ovest del paese hanno creato centinaia di disegni. dei 120 studenti partecipanti non hanno mai utilizzato pastelli o matite colorate nella loro vita ha detto Deepesh Shrestha, responsabile comunicazione WFP in Nepal. così felici di vedere l e la felicità dei bambini durante il concorso.
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Away from the TV this weekend? Take a look back at all the highlights you might’ve missed from the world of soccer.

They tore the shirt from his back, a gaping hole exposing his torso, which was tighter now than ever before, but he kept on. Not without complaint, of course, but he did. Besides, it was better this way, his kind of thing: There’s not much he enjoys more than a bit of a rumble, and even the moaning comes with a glint in the eye. Life’s boring without a battle, so he battled and bumped and crashed into people, scowling on the outside and probably smiling on the inside.

He beat them too, mostly. Mostly, but not always: On Wednesday night, he scored again but in the end, Atletico Madrid were unexpectedly defeated 2 1 by Sevilla, meaning they must now go to the Sanchez Pizjuan and win if they’re to reach the semifinal of the Copa del Rey. It’s not easy, but who wants easy? Not Diego Costa, that’s for sure. There’s no fun without a fight.

Costa’s back, all right. And next week they will need him to be, more than anyone anticipated when he scored the opener on Wednesday night but no more than they always knew. Atletico Madrid had wanted to sign him back since the day they sold him; three years and a catalogue of strikers later, they did. They had to wait another four months for him to actually play, but when he returned, they saw that he hadn’t changed a bit. The only replacement for Diego Costa was, as Diego Simeone had long suspected, Diego Costa.

As for Costa, he had quickly suspected that there was no place like home and that was back in Madrid, even if the Vicente Calderon stood empty astride the motorway now, a new place built out by Barajas instead. Antonio Conte’s text, shared with the media, gave him a way back, which isn’t to say it was an easy way. He rebelled, sat on his sofa, refused to return. He spoke out, said he was treated like a criminal. He waited, dug his heels in and wouldn’t budge. Chelsea, he said, would have to sell him for cheap; after all, they had told him to go. It might have been what he wanted but they were the ones that did it, that said they didn’t want him. Well, Conte was and Costa had the proof, there on his phone.

Eventually, they sold. He wasn’t cheap: At million, his price had trebled but no one at Atletico doubted he was worth it. Worth the wait, too.

Costa arrived in September. He hadn’t played since May, hadn’t done any preseason training and was overweight. “I’m not afraid of the scales,” he said, smiling as he landed, walking out into the arrivals hall at Terminal 4, “but I am afraid of ‘Profe’ Ortega.”

Diego Costa’s return was just the spark Atletico Madrid, and Spanish football, needed.

For those who don’t know, Ortega is something of a legend, a man with a bit of a reputation as something like the biggest sadist in Spain. Aged 59 but putting many a younger man to shame, he is the club’s fitness coach and someone who never, ever lets up, a man who spent the morning of the Champions league final running laps around San Siro. Now he had Costa.

“El Profe” had time too. Atletico could not register Costa until the winter window. He had 100 days. He cycled, ran and lifted weights. He ate carefully with a diet followed strictly, five tightly controlled meals a day. At times it was cruel: There is a photo of him pedalling away on a static bike at the side of the club’s Cerro del Espino training ground, watching the others play. Torture and motivation in one. No pain, no gain and all that.

Photos were released periodically like a chronicle of his return, the work behind it revealed in snapshots. He’s coming, he’s coming. With each picture, he looked fitter, meaner and leaner, the fear of God put into opponents. Put them together and it was like a montage in a film; four months depicted with speed. All it lacked was some thumping track. Not Rocky running through the snow but Costa sweating on a futuristic bike, wires connected to his body, breathing apparatus, his skin tightening, muscle tone returning. By the time “El Profe” had finished with him (except that he was never, ever finished with you), he had lost eight kilos (18 pounds).

Costa regularly boxed in a gym owned by Fernando Torres and it turned out he was pretty good at it, or so the coaches said. He seemed to quite like it, they said. No surprises there, you might say. Costa, fighting? Who’d have thunk it? It was so very Costa, the kind of training you could imagine him actually using. AS ran some photos from the gym. One sparring partner obligingly lay on the canvas, Costa grinning, his fists in the air, the champ. “Sugar Ray Costa,” they called him on their cover.

By then, they could do the report; they knew it had worked and they were happy to reveal what he had been up to. Costa was playing; back at last. It had taken a while. Most thought it would take a bit longer. He’d been out for so long and had done nothing all summer, just eating and playing the occasional kick about with his mates, that the doubts focused on how quickly he could return and really contribute. The response was unequivocal.

Two hundred and twenty one days later, Costa ran onto the pitch at Lleida, a sub in the Copa del Rey. Five minutes later, he walked off again. He had scored and had his shin trodden on as he reached for the ball, diving in where the studs were. “He’d put his foot in the blades of a fan,” grinned Vitolo afterward.

Costa’s last game for Atletico had been at the Stadium of Light; his last game for Chelsea had been at Wembley. He had not played a minute since, in eight months. And here he was, midweek away game against a Second Division B side. But he didn’t want to stop. Costa limped round the pitch and showed the mark to Simeone: just another war wound, not enough to sideline him, not after so long. He thought “sod this, then” and walked back on again where he confronted opponents and transformed his team.

If that was Diego Distilled, what came next, against Getafe four days later, was even more so, like a trailer for a film. “Costa, The Return” or “Revenge of the Killer Costa,” perhaps. In which he plays the bad guy. A cartoon bad guy, almost a caricature, tough as old boots, scowling and striking matches on his stubble. The man you love to hate. And secretly love. The man you want on your side, that’s for sure. Himself, in other words.

At his presentation, Atletico’s president said he was a man who needed no presentation. Simeone called him the most important signing they had made in recent years. He would fit. As Carlos Matallanas wrote, “there are players, like Iniesta, who are a symphony. . Costa is pure rock and roll.”

And that it what Atletico, who blast out AC/DC’s “Thunderstruck” just before kick off every game, wanted. On his first game at the Wanda, he was everything they wanted. He fought everyone, elbowed an opponent, got booked, scored a goal, ran into the crowd to be fair, that little stairway up to the stand was perfectly placed and asking for it and came back down to be shown a second yellow.

It was some first start back: a goal and a red card to follow a goal and an injury.

It didn’t help his team to go down to 10 men and yet they loved him even more for it; no one was really complaining even if the captain Gabi did say that he probably deserved a “clip round the ear” for getting sent off. Instead, they welcomed this. “He brought enthusiasm,” said Simeone.

Goals, red cards and energy: it’s just what Atletico has missed since he left for Chelsea.

The next game, he provided an assist. The game after that he was suspended. And the game after that, he scored the opener against Sevilla, and had the shirt torn from his torso. “Costa can’t do it all himself,” AS reported, almost as if they were surprised by that fact. Because even if he hadn’t changed the result, it feels like he has changed everything, except himself.

No one wanted that. There’s something almost refreshing about how openly he plays, even when he thinks he is being sneaky, and how there is no real mask for his malice, which then melts away with the final whistle. Atletico felt different now: exciting and scary. “He transmits fear,” said Simeone and that was exactly what he had been looking for.

But was it just them? Was it them and everyone else, too? Over the past few weeks it has felt almost as if the rest of Spain wanted him back as well. It has been interesting to watch this signing become so celebrated even in a country dominated by those other two clubs. They had all missed Costa even as they denounced him. Maybe so that they could denounce him? Some have tried but no one has played his role quite like he does. Even beyond something basic: the fact that he is very, very good.

On the Spanish Football Podcast, Phil Kitromilides is fond of quoting the bad guy scene from “Scarface” when it comes to Costa. In it, Al Pacino launches into a speech in a restaurant. “You’re all bunch of f ing a h ,” he says. “You know why? Because you don’t have the guts to be who you want to be. You need people like me. You need people like me so that you can point your f ing fingers and say, ‘That’s the bad guy.’

“So what does that make you? Good? You’re not good. You just know how to hide, how to lie. Me? I don’t have that problem. Me? I always tell the truth, even when I lie. So say good night to the bad guy. Go on. This is the last time you’re going to see a bad guy like this again, let me tell you.”

Four years ago when Atletico had lost the Champions League final in Lisbon and Chelsea met the buyout clause in his contract, many thought that it might well be the last time they saw a bad guy like this. But Diego Costa is back.
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