peuterey prezzi LETTERATITUDINE di Massimo Maugeri Blog Archive LA CAMERA ACCANTO 11

peuterey donna LETTERATITUDINE di Massimo Maugeri Blog Archive LA CAMERA ACCANTO 11

DACIA MARAINI con “Tre donne” (Rizzoli) e MICHELE ROSSI (direttore editoriale narrativa italiana Rizzoli) per “Con molta cura” di SEVERINO CESARI in radio a LETTERATITUDINELa libertà individuale, anche di espressione, trova argini nel rispetto altrui. Commenti fuori argomento, o considerati offensivi o irrispettosi nei confronti di persone e opinioni potrebbero essere tagliati, modificati o rimossi. Nell’eventualità siete pregati di non prendervela. Secondi Lo Stato Sociale, terza Annalisa Alberto Mattioli (La Stampa) su SANREMO TRA I LIBRIFestival di Sanremo, la diretta della prima serata. Fiorello grande mattatore (La Stampa) alice castagneri e roberto pavanello su SANREMO TRA I LIBRIFestival di Sanremo, la diretta della prima serata. Fiorello grande mattatore (La Stampa) alice castagneri e roberto pavanello su SANREMO TRA I LIBRIFestival di Sanremo, la diretta della prima serata. Fiorello grande mattatore (La Stampa) alice castagneri e roberto pavanello su SANREMO TRA I LIBRISANREMO 2018 su SANREMO TRA I LIBRIanna maria er su 27 GENNAIO: GIORNO DELLA MEMORIAGIORNO DELLA MEMORIA 2018 su 27 GENNAIO: GIORNO DELLA MEMORIAFra Fuori dal grigio su PRESENTAZIONI DI LIBRI ED EVENTI

Il titolo di questo post non si riferisce a un romanzo erotico o a un film spinto.

La camera accanto è la stanza, per l’appunto, posta di fianco a quella ufficiale (letteratitudine).

Se letteratitudine è una sorta di caffè letterario virtuale, la camera accanto è un luogo dove si possono affrontare argomenti di diverso genere. Si può parlare di letteratura certo , di libri; ma anche di cinema, sport, televisione, politica, gossip, ecc.

Insomma, si può parlare di tutto ciò che volete. Ciascuno di voi può sentirsi libero di avviare un dibattito o, più semplicemente, scambiare quattro chiacchiere.

Anche qui, però, vige la nota avvertenza (colonna di sinistra del blog); per cui vi chiedo di rispettare persone e opinioni. Vi chiedo, inoltre, la cortesia di evitare litigi e toni eccessivamente scurrili.

Questo appuntamento della camera accanto si è evoluto in maniera strana. Prima la notizia (falsa) della morte di Debenedetti, poi quella (ahimé, vera) della morte di Nico Orengo. Aggiorno il post inserendo un articolo che mi ha inviato Paolo Di Paolo proprio per ricordare questo celebre scrittore scomparso il 30 maggio. Vi invito se vi va a lasciare commenti in memoria di Orengo.

Altro argomento di discussione: 2 giugno, festa della Repubblica. Cosa significa per voi?

Segue l’articolo di Paolo Di Paolo a cui facciamo i migliori auguri per il suo nuovo romanzo appena uscito.

Senza l’idea del mare (un odore di alga bagnata e di limoni, avrebbe detto lui), e senza l’idea di margine (di confine, di frontiera), è quasi impossibile ripensare l’opera letteraria di Nico Orengo (nella foto). C’è qualcosa la presenza insistita di certi luoghi (ma, se si tratta di ossessione, è senza ombre: un’ossessione felice), con le luci e gli odori che li definiscono , qualcosa che non è solo una quinta, un fondale, ma la prima sostanza poetica. In un suo libro di vent’anni fa, Miramare, non accadeva altro se non un’esplosione del paesaggio in forma di enumerazione: piante, fiori e profumi, e molta luce. Con un gusto quasi voluttuoso, Orengo accumulava tutto ciò che, nel paesaggio della vita (la sua), gli stava a cuore.

Si può dire che ogni suo libro sia un ritorno al luogo da cui non si è mai separato. Nato a Torino nel 1944, ha sempre privilegiato di là da alcune soste collinari, nelle Langhe la riviera ligure; e in questo margine, altri margini: tra Piemonte e Liguria, tra Liguria e Provenza (per esempio in Ribes, o nell’Autunno della signora Waal, malinconico e pungente). possibile vivere senza un giardino e una terrazza sul mare? senza il sapore del vino e senza, nella pelle, un desiderio invadente e sottile, anche erotico? viene da pensare leggendo i romanzi di Orengo. Nelle sue storie non accade quasi niente, quindi accade tutto: c’è il rumore, verrebbe da dire il ronzio, della vita che trascorre, assumendo forme varie e strane; a volte tanto ridicole da commuovere o irritare, a volte tanto commoventi da fare ridere. Talvolta si sarebbe tentati di accostare Orengo, cercandogli padri o fratelli maggiori, a Fellini, a un Fellini che fosse nato ligure; oppure di farlo entrare nel novero di scrittori lunatici, “ventosi” e dalla vena surreale come Cavazzoni. Ma poi una questione, appunto, di geografia sensoriale subito impone di riconsegnare Orengo a uno spazio (liminare) che porta soltanto il suo nome. La sua leggerezza, il suo disincanto, capace di tenerezze e di un’ironia acida e a volte impudica, spingono a chiedersi quale visione del mondo, quindi idea di letteratura, avesse Orengo; e perché, mentre il suo microcosmo sembrava precipitare nell’inattualità, lui sembrava tanto più intento nel salvarlo, nel tenerlo in vita. stato, credo, per una questione di principio: la difesa di un preciso spazio dell’immaginazione, che rischiava (rischia) di svalutarsi e compromettersi. Nell’Intagliatore di noccioli di pesca, una voce che somigliava alla sua notava come fosse diventato sanguinolento l’orizzonte della letteratura italiana recente. E dove sono finiti si domandava i Calvino, i Pavese, le Ortese ecc.? Non per nostalgia, ma constatando come l’immaginazione letteraria più recente fosse praticamente ostaggio di detective e serial killer. Si può capire il mondo, l’esistenza sembrava dire Orengo anche osservando la signora Waal che raccoglie i fiori e li porta in casa; anche raccontando la storia sbagliata di un giocattolaio (L’ospite celeste,1999), quella di un’alga assassina (La guerra del basilico, 1994), della Riviera in una incredibile Belle poque (Islabonita, 2008) o di una penna che Goethe donò a Puskin (Hotel Angleterre, 2007). Si può capire la storia e il proprio tempo anche spedendo una serie di Cartoline di mare vecchie e nuove (1984). O, ancora come in uno dei suoi romanzi più felici, La curva del Latte (2002) entro i confini di una scanzonata, sempre un poco perplessa, elegia per un’Italia prima della modernità: con una piccola folla di donne focose e di improbabili comunisti, tra insegnanti che aspirano a scrivere canzoni per il Festival di Sanremo e statue della Madonna a cui rubano la testa. anche così mostra l’opera di Nico Orengo che si può restare davvero fedeli alla letteratura e a sé stessi: camminando soltanto nei luoghi che davvero ci appartengono, inseguendoli nella memoria o nella favola; cercando vizi e virtù dell’esistere nei dettagli che nessuno guarda, in un mondo minuscolo, rarefatto, strambo che specchia quello più vasto, generico, meno autentico. Si vede già tutto, insomma, dalla finestra della signora Waal che “ascolta il cuore batterle nel petto”, ha un po’ paura di addormentarsi perché ha capito che non è facile sentirsi morire, ascoltare l’arrivo della propria morte, e nonostante questo decide che è meglio pensare all’amore, al mare, o al prossimo bicchiere di moscato.
peuterey prezzi LETTERATITUDINE di Massimo Maugeri Blog Archive LA CAMERA ACCANTO 11