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“No, mai. Nel 2013 Tata Martino fu catapultato all per la malattia di Tito Vilanova. Nell 2014, ds Zubizarreta, facemmo 24 operazioni di mercato, un record. All del ciclo di Luis Enrique non eravamo il classico Bar spettacolare. Il punto di reazione fu la sconfitta con la Real Sociedad. E il primo a reagire fu Leo”.

E se Guardiola lo vuole al City?

“Messi sta bene qui. il suo posto da quando aveva 13 anni, legher al Bar tutta la carriera. Rispetto al 2008 sempre il migliore, ma si reinventato il ruolo nel gruppo. Non fa solo formidabili gol: tutto il Barcellona passa attraverso la sua intelligenza. generoso con tutti. Negli occhi della squadra leggi la felicit di divertirsi e di divertire la gente. Leo felice qui”.

Leggenda tra le leggende: Cruyff, Maradona, Romario, Ronaldo, Ronaldinho.

“Molto di quello che siamo lo dobbiamo a lui. Abbiamo avuto tanti campioni, a partire da Kubala e Luisito Suarez. Cruyff, da giocatore, ci ha sottratto all e da allenatore ci ha fatto entrare nella mappa d con la Coppa Campioni 1992. Con Ronaldinho siamo diventati globali. Ma con Messi siamo universali”.

La sfida restare a questo livello.

“Da 10 anni continuiamo a vincere, eppure sono cambiati gli uomini, tranne Messi e Iniesta. Siamo esigenti con noi stessi e crediamo nella Masia, il centro di formazione, con allenatori che coltivano la filosofia del gioco collettivo”.

Allenatori “canterani”: ora lo fa anche il Real, con Zidane.

“Guardiola, Vilanova, Luis Enrique si sono formati qui: coraggiosi, lanciano i giovani. Siamo un club globale, rispettato e amato, con la missione di divertire il mondo. Spesso all mi dicono: non tifo Bar ma ne sono rapito “.

Vincere conta pi dello spettacolo.

“Non vogliamo vincere in qualsiasi modo. la scuola olandese di Michels, Cruyff, Van Gaal, Rijkaard. Al centro di ogni decisione c il pallone. Se lo tratti bene, ti restituir tutto”.

Il calcio arte, nella Catalogna di Gaud e Dal

“Lo pu salvaguardare l l dei grandi club europei. Si gioca troppo. Senza riposo, la vita sportiva si accorcia. Il pallone va trattato bene”.

“Con la fondazione di Cruyff apriremo i campi delle scuole anche nei week end. Vogliamo essere il club dei bambini. Abbiamo progetti di solidariet con i nostri educatori per 420 mila bambini nel mondo: con l col Papa e, unici, col Cio. Ogni giocatore destina volontariamente l dello stipendio alla nostra Fondazione. Bill Gates mi ha detto che, se uniamo la forza dei suoi progetti alla potenza sui social del Bar seguito da 200 milioni di persone, possiamo fare tantissimo. Insieme abbiamo combattuto la polio, ora la povert infantile”.

Il calcio moderno non sembra filantropico.

“I campioni sono uno straordinario veicolo pubblicitario. E il calcio europeo come la Nba americana, attira pubblicit e sponsor, mentre il basket europeo mi preoccupa, non genera introiti. Col calcio, quest il Bar arriver a 670 milioni di euro di ricavi. Puntiamo al miliardo “.

Invece la serie A schiava dei diritti tv.

“Non sono un esperto di calcio italiano, ma la mia impressione che da voi si sia smesso di investire. L calcio funziona grazie a investimenti costanti. Il rivale di Bar e Real, club di soci, la Premier League: ha proprietari che investono. Non si pu dipendere dai diritti tv. E il costo del lavoro non dovrebbe oltrepassare il 65% dei ricavi”.

Il Bar

“150 milioni dai diritti tv e il resto dai biglietti, dai soci, dagli sponsor, dal marketing, dal museo. Reinvestiamo nella Masia 16 milioni all Il museo frutta 27 milioni l il terzo pi visitato della Spagna dopo Reina Sofia e Prado. Il 6% dei turisti viene a Barcellona per noi. Generiamo un indotto di oltre 15 mila lavoratori. Portiamo alla citt l del Pil”.

Guardate il calcio italiano dall

“A me pare un calcio in salute: la Juve appena stata nostra avversaria nella finale di Champions. Braida, l dg del Milan, lavora per noi: da quando c lui, abbiamo vinto tutto”.

“Abbiamo avuto Zambrotta e Albertini ha lasciato un buonissimo ricordo in pochissimo tempo. Gli innesti non dipendono dalla nazionalit Un giocatore mi ha detto: non vengo a fare la riserva, non potr mai togliere il posto a Messi, Neymar o Iniesta”.

determinante lo stadio di propriet

“Nei nostri attivi di bilancio sono essenziali quei 22 ettari nel centro della citt Abbattere la barriera del miliardo di introiti un obiettivo abbordabile, in parte affidato a Francesco Calvo, il direttore commerciale strappato alla Juve, e al suo staff di quasi 100 persone. Abbiamo 36 sponsor, uffici e negozi a Hong Kong, stiamo per aprirli a New York, li apriremo a San Paolo e in Cina. E guardiamo a mercati strategici in Asia e America, con la nuova area globale di comunicazione di Albert Montagut”.
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