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“Il tempo ha le sue stanze dentro le quali si condensano idee e visioni, si distillano e archiviano le esperienze, si palesano i segni e i presagi del futuro. Ed è in ogni stanza del nostro tempo che raccogliamo, nel tentativo di cristallizzare l’incessante fluire delle cose, una quantità infinita di immagini, di contrazioni visive, di attimi sospesi della nostra esistenza.

Le stanze di Massimo Livadiotti presso Interno 14 sono concepite come ordine misurabile del “divenire”, echi e contenitori magici che racchiudono e comprimono attraverso la memoria, gli elementi singoli di una totalità integrata e coesa, che, in un continuo rimando iconico, di simboli, miti e di citazioni colte, riproduce in sintesi il suo percorso creativo.

Come un racconto, questa antologica si snoda nel tempo dell’artista. Ed è anche un itinerario tra i variegati linguaggi, tecniche e stili che sono peculiari al suo lavoro. Che non è mai fine a se stesso, ma come egli afferma: “muta per assecondare ciò che ho dentro è importante quello che si esprime e non solo come lo si esprime”. Ecco allora che l’Africa ancestrale della sua infanzia si intreccia all’esperienza di viaggio della maturità, con le suggestioni e i richiami al mondo indo greco e antico romano. Il tutto s’inserisce su di un piano di riferimenti frutto di un personale iter simbolista spesso legato alla metafisica dechirichiana. Misurandosi visivamente con i confini di uno spazio definito, l’allestimento nei 4 ambienti espositivi, è basato solo in apparenza su un sistema semplice. In ogni camera infatti, si anticipano ulteriori indicazioni e indizi della successiva, modificandosi e arricchendosi di volta in volta. Quadri, sculture, carte, libri, oggetti, immagini, bozzetti, enigmi trovano il loro posto all’interno di un assetto esplicitato dal titolo della stanza stessa ,rivelando al contempo, nella trama di riferimenti interconnessi, una costruzione in progress piuttosto che l’illustrazione di un progetto finito.

quello delimitato dagli ambienti di una “casa”, uno spazio della “immensità intima”, scrive il filosofo francese Gaston Bachelard, dove l’esperienza trova la sua dimora, il “guscio” entro cui l’artista può meditare, ritrovarsi, creare. il luogo dell’elaborazione fantasmatica di un vissuto sotteso, come dinamica interiore da cui scaturiscono le idee, il linguaggio e la forma, traducendosi in arte. La stanza è insieme la concretizzazione e il simbolo dell’esperienza esistenziale che attraverso un tessuto di immagini, riproduce il reale comunicando con il suo “oltre”. Qui, dove la messa in scena è l’essenza privata dell’artista che mescola i proprio i confini tra l’Io e il resto del mondo, il visitatore si identifica con l’esperienza personale di casa. In relazione con lo spazio privato e la sua stessa vita , lo ri definisce come supporto delle opere in mostra. E in tal modo, la contemplazione si trasforma in partecipazione.” (Lori Adragna)

Massimo Livadiotti, nato a Zavia (Libia) il 20/11/59 si è diplomato presso l’Accademia di Belle Arti di Roma nel 1981, vive a lavora a Roma. Oltre a numerose mostre personali a Milano, Roma, Bologna, Parma, Latina, Alessandria in importanti gallerie private, annovera anche due antologiche presso il Museo Petofi di Budapest (1997) e presso la Sociedad Nationales de Belas Artes di Lisbona (2000). Tra le principali mostre pubbliche possiamo citare nel 1996 la sua partecipazione alla XII Quadriennale presso il Palazzo della Esposizioni di Roma; nel 1999 partecipa alla mostra ‘Giganti’ al Foro di Nerva a Roma, espone alla Mole Vanvitelliana di Ancona nel 2005, nel 2007 partecipa alla XVI edizione della Triennale di Arte Sacra a Celano (L’Aquila) e nel 2010 alla LXI edizione del Premio Michetti a Francavilla a Mare (Ch). Ha esposto in vari spazi pubblici di Roma come il Vittoriano, Museo del Corso e Macro. Nel 2011 a Palazzo Poli (Calcografia Nazionale) partecipa alla mostra ‘Ah che Rebus!’. Nel 2012 è invitato al Premio Termoli nella mostra ‘La retina lucente’. In occasione del centocinquantesimo anno di nascita di Klimt partecipa alla mostra ‘Io Klimt’ presso Palazzo dei Consoli a Gubbio e nel 2015 espone sia nella mostra ‘Close Up’a Palazzo Collicola a Spoleto che al XVIII Premio Vasto nella mostra ‘L’arte magica’. In provincia di Rieti si trovano due pale d’altare (commissionate all’artista) presso la Chiesa di S.

La mostra è visitabile dal 7 al 16 dicembre 2016 tutti i giorni (festivi inclusi) dalle ore 10,00 alle ore 13,00 e dalle ore 15,00 alle 20,00.
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