woolrich giubbino donna a proposito di marmellate

giubbotti invernali ragazza a proposito di marmellate

mi sono avvicinata alla pectina quando un medico aveva suggerito l’uso al mio papo” per un problema cardiaco e di vene. Nel tempo non ricordo più il perché è il percome. ma per trovare la pectina è stata veramente dura. poi ho scoperto che il fruttapec è pectina e che c’è uno zucchero che la contiene (insieme ad acido citrico)

Renato piacere, non credo mi sia capitato di leggerti, ma ho visto che sei a Roma.

Lo zucchero con la pectina lo trovi alla metro (se puoi accedere) o da Castroni. Lo uso per tante cose, non solo per le marmellate e mi ci trovo molto bene. Anzi ultimamente non mi dedico più a preparare marmellate ma preparo frutta sciroppata in casa. Quando mi serve la marmellata riesco con un barattolo di frutta sciroppata a farla molto velocemente proprio con l’uso di questo zucchero . Ho stivato per anni marmellate avanzate ed ora invece con la frutta sciroppata, che permette un utilizzo più vario, spreco meno cose. Considera che la frutta sciroppata frullata è anche un gustosissimo top down per gelati e creme

se la devi cucinare un’ora non serve la pectina. in un’ora di cottura addensi qualunque cosa fosse anche marmellata di acqua

la pectina serve proprio per cuocere la marmellata in tempi brevissimi, tipo 5 minuti. non direi che mescolare per 5 minuti sia una cosa così faticosa!!

quanto al fatto che sia naturale. ok è derivata dalla buccia di arance e mele. ma come viene estratta? si può ancora definire “prodotto naturale” dopo un simile procedimento???

“Le scorze vengono inizialmente spezzettate utilizzando un mulino a martelli e quindi sottoposte a lavaggio in controcorrente per allontanare i solidi solubili. Il sistema di lavaggio in controcorrente è di solito a tre o quattro stadi ognuno dei quali è seguito dalla separazione meccanica della massima quantità di liquidi possibile. Dopo l’ultimo stadio di lavaggio le scorze vengono pressate, di solito con una pressa idraulica, e inviate all’essiccatore rotativo, meglio se un “triple pass “, oppure, se la produzione di pectina avviene in linea, vengono riumidificate con acqua pulita. Lo stadio successivo è quello dell’estrazione della pectina; le scorze secche vengono addizionate di acqua in rapporto da 40:1 a 70:1 e inviate al tank di estrazione che è equipaggiato di agitatore e di sistema di riscaldamento a serpentina o a vapore diretto. I fattori più importanti per una corretta estrazione della pectina della migliore qualità possibile sono il pH, il tempo e la temperatura. Per l’estrazione della pectina si utilizzano pH da 1,5 a 2,5 , tempi da 30 a 60 min. e temperature tra 80 e 100C. Immediatamente dopo l’estrazione, si raffredda a circa 60C e si centrifuga per separare i solidi dal liquor pectico. Il centrifugato, che contiene dallo 0,4 allo 0,7 % di pectina, viene decolorato e deodorato con carbone attivo per circa 20 min. a 60C. vengono, quindi, addizionati dei coadiuvanti di filtrazione e il liquor viene filtrato su di un filtro precoat e, di seguito, brillantato su di un filtro pressa. Il liquor viene, poi, inviato ad un evaporatore sotto vuoto fino ad incrementare il contenuto pectico al 3 5 % ; il prodotto concentrato viene neutralizzato con carbonato di sodio o ammoniaca fino a un pH di circa 4,2. La pectina viene, quindi, precipitata per l’aggiunta di sali di alluminio oppure di alcool isopropilico. Si deve ricordare, infatti, che la pectina è un colloide liofilo con carica negativa e senza punto isoelettrico; è quindi molto più importante la sua idratazione piuttosto che la sua carica quindi un agente disidratante quale un alcool provoca la sua coagulazione. Per la precipitazione con alcool si miscelano 2 volumi di alcool con 1 volume di liquor pectico concentrato e si lascia in agitazione; si drena il precipitato, lo si lava con alcool al 70 % e lo si pressa. Il lavaggio finale si esegue con alcool al 99 % per aiutare la disidratazione completa della pectina che viene, quindi, pressata nuovamente. Dopo ogni pressione il precipitato viene macinato ed, infine, essiccato sotto vuoto ad una temperatura non superiore ai 60C. L’alcool utilizzato viene recuperato per distillazione. Nel caso della precipitazione con sali di alluminio, i sali vengono aggiunti al liquor pectico concentrato e si verifica la coagulazione della pectina carica negativamente per la carica positiva dell’idrossido di alluminio colloidale; si forma un pectinato di alluminio che flotta alla superficie. Una vigorosa agitazione, o un’iniezione di aria compressa attraverso la soluzione, provoca la precipitazione; il liquido madre viene drenato ed il precipitato viene lavato con acqua fredda per rimuovere le sostanze non pectiche. Dopo pressatura, la torta di pectina viene macinata e lavata con alcool isopropilico acidificato (pH 1,0) per eliminare l’alluminio. Seguono alcuni risciaqui per eliminare l’eccesso di acidi e viene eseguito il lavaggio finale con alcool a pH 4,0 per aggiunta di idrato sodico. La pectina pressata viene quindi essiccata sotto vuoto. Prima di esaurire la discussione sulle sostanze pectiche, desideriamo accennare a qualcuno dei sistemi che consentono di produrre pectina a basso metossile, la più richiesta per il suo potere gelificante. L’idrolisi dei gruppi metilesteri può essere provocata da una acidificazione più spinta nel processo iniziale di produzione, si lavora, cioè, a pH tra 0,5 e 1,5 per un maggior periodo di tempo, a temperatura non superiore ai 50C. Oppure essa può essere ottenuta per deesterificazione enzimatica anche se questo sistema necessita di un trattamento termico per la inattivazione dell’enzima per fermare la reazione. Un terzo sistema utilizza ammoniaca acquosa. In questo caso il liquor pectico concentrato viene portato a pH 10 con ammoniaca e raffreddato a circa 10C per il tempo necessario ad ottenere il contenuto metossilico desiderato. Si riacidifica a pH 4,
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0 e si prosegue come già descritto.”