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Già da anni rilevo che la Pasqua, pur essendo la solennità più importante del cristianesimo, pur essendo il trionfo della vita, non è abbastanza sentita. E’ la cultura nichilista che inibisce la gioia della Risurrezione, impedendo ai credenti di affermare a viso aperto la vittoria sulla morte, proprio perché la cultura dominante non è in grado di confrontarsi con l’enigma della morte e tenta di sfuggirle nascondendola.

Adesso ci si mette anche l’organizzazione del lavoro: ai dipendenti dell’outlet di Serravalle Scrivia (AL) è stato richiesto di lavorare anche la prossima domenica di Pasqua. Si sono ovviamente ribellati, hanno minacciato lo sciopero. “E’ stato sollevato il velo sulle condizioni di lavoro del più grande centro commerciale d’Europa è scritto in un comunicato Pressioni, condizionamenti, nessun dialogo con i sindacati”. Evidentemente, l’imposizione del lavoro festivo si accompagna ad una generale carenza di rispetto per la dignità dell’uomo. “Il lavoro è per l’uomo, non l’uomo per il lavoro”, sentenziava Giovanni Paolo II. Il Vescovo di Tortona commenta: “La questione non può preoccupare soltanto i credenti. Il tempo che non conosce la festa, non è più un tempo per l’uomo ma un tempo che divora l’uomo”. Ecco dunque che la Pasqua rivendica inopinatamente la propria importanza, anche in ambito civile. Lo Stato, proprio perché laico, riconosce e rispetta la libertà religiosa dei cittadini. La libertà religiosa è la prima forma e la base di tutte le libertà: per questo, neanche l’organizzazione del lavoro può impunemente ignorarla.

Ma da dove proviene la centralità delle festività pasquali? Dal carattere risolutivo dell’evento della Risurrezione, dal suo essere la vittoria finale non della Vita in astratto ma di quel Gesù che da uomo ha affrontato la morte, l’ha sofferta come ogni altro uomo passato sulla faccia della terra, per tornare vivo al terzo giorno, per non più morire. Non si è trasformato in una sorta di fantasma etereo, pur entrando a porte chiuse dove erano riuniti i suoi amici; ha mangiato in presenza di parecchie persone, ha mostrato i segni dei chiodi della crocefissione, si è lasciato toccare. La meraviglia suscitata da questi fatti è la base di un itinerario che, se giunge a conclusione, rende gli esseri umani partecipi della condizione nuova, “ultramortale” del “Primogenito dai morti”. Ce n’è abbastanza per fare festa insieme, la più grande festa possibile. Tutti siamo invitati.
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