woolrich piumini Come vivere bene anche senza glutine

spaccio aziendale peuterey bologna Come vivere bene anche senza glutine

La vita di Ludovica è cambiata quando aveva sei mesi, con lo svezzamento.

Dopo le prime pappe con farina lattea, biscotti, pastina, la piccola ha iniziato ad avere inappetenza, diarrea, gonfiore addominale, a dimagrire. Era irrequieta giorno e notte.

Con la dieta senza glutine Ludovica è rifiorita. Oggi ha sei anni, gode di ottima salute. E, anche se a volte chiede ancora perché non può mangiare la pizza, una merendina, un gelato come fanno tutti i suoi compagni di scuola, si è adattata alla sua condizione.

E magari sono più io che mi faccio scrupoli perché la privo di certi piaceri della tavola. Lei apparentemente sembra non soffrirne.

La celiachia è l’intolleranza al glutine, gruppo di proteine, le prolammine, contenute in alcuni cereali quali frumento, orzo e segale.

Nelle persone predisposte, il sistema immunitario reagisce al glutine producendo anticorpi contro i villi intestinali, che hanno il compito di assorbire liquidi e sostanze nutritive. I villi si atrofizzano e non lavorano più. Studi recenti hanno evidenziato che l’intolleranza può provocare una reazione diretta non solo contro l’intestino tenue, il bersaglio principale, ma anche contro cuore, pancreas, tiroide, cervello, apparato cardiovascolare dice Maria Teresa Bardella, gastroenterologa all’Università degli studi di Milano.

La terapia oggi è una sola: sostituire gli alimenti in cui c’è glutine (pane, pasta, biscotti) con cereali che ne sono privi (riso e mais) o prodotti dietetici.

Non trasgredire richiede organizzazione e costanza. Quando Ludovica ha iniziato la scuola materna, non è stato facile ottenere di abolire dal menù pasta e prodotti con farina di grano e di usare in cucina posate, pentole e mestoli separati per evitare la contaminazione con il glutine risponde la mamma. Poi tutto è filato liscio. Alle feste la bambina arriva con pizzette e merendine senza glutine e le offre ai compagni.

Le peripezie di Ludovica hanno anche fatto scoprire i disturbi di cui sua madre soffriva, da un senso generico di stanchezza a colite. Ero anch’io intollerante al glutine e nessun medico lo aveva mai sospettato racconta. Ludovica e Carlotta sono due storie emblematiche del cosiddetto iceberg celiaco. La punta è costituita dalla forma classica,
woolrich piumini Come vivere bene anche senza glutine
che prevale generalmente nei bambini piccoli, con segni di malassorbimento (Ludovica); più sotto, la forma cosiddetta atipica, con sintomi a volte sfumati e comuni ad altre malattie, come malessere generale e anemia (Carlotta). Nella parte sommersa, più ampia, la forma silente, asintomatica spiega Paola Roggero, pediatra gastroenterologa della Clinica De Marchi di Milano.

In Italia ci sono circa 45 mila casi noti, e da 380 a 400 mila malati che non sanno di esserlo. Alla difficoltà oggettiva di riconoscere i sintomi nell’adulto si affianca la scarsa conoscenza della malattia da parte dei medici e in particolare di famiglia denuncia Adriano Pucci, presidente dell’Associazione italiana celiachia (Aic). Un tempo considerata patologia rara tipica dell’infanzia, la celiachia è oggi relativamente frequente. Può colpire a ogni età, soprattutto le donne: il doppio rispetto agli uomini.

Negli anni 80 test di laboratorio sensibili e specifici hanno affiancato la biopsia intestinale e reso possibile individuare casi prima sfuggiti alla diagnosi. Si tratta di tre marcatori sierologici per la ricerca di anticorpi: antigliadina (Aga), proteina del glutine; antiendomisio (Ema), nella muscolatura liscia o nel cordone ombelicale; antitransglutaminasi tissutale (Tga), enzima che attacca i frammenti proteici non digeriti spiega Bardella.

Il forte aumento della celiachia dipende solo dalla maggiore possibilità diagnostica o anche dal fatto che il glutine è cambiato? Col tempo i procedimenti produttivi sono mutati, ma non esiste evidenza scientifica che questo abbia provocato una modificazione nel glutine osserva Francesco Bonomi, biochimico della facoltà di agraria all’Università degli studi di Milano. invece ipotizzabile che, nei bambini predisposti, sia determinante il momento dello svezzamento e lo stadio di maturazione del sistema immunitario. L’introduzione nella dieta dei cereali non condiziona il rischio di celiachia. Ed è provato che l’allattamento al seno rinvia la comparsa dei sintomi.

La malattia a volte si manifesta precocemente mentre in altri casi, la maggioranza, resta clinicamente silente. Sotto l’etichetta di malattia celiaca potrebbero esserci condizioni diverse con un unico comune denominatore (atrofia della mucosa intestinale), ma modi e tempi in cui si manifesta variano da persona a persona. Una risposta potrebbero fornirla studi su sottogruppi di pazienti, a seconda dei sintomi risponde Roggero. L’intolleranza al glutine per innescarsi richiede il coinvolgimento sia di fattori endogeni (predisposizione genetica) sia esogeni (presenza di glutine). Oggi sappiamo che la celiachia è non solo una sindrome da malassorbimento, ma anche una malattia autoimmune. Forse alla base c’è lo stesso meccanismo infiammatorio di altre malattie autoimmuni quali sclerosi multipla, diabete, tiroidite di Hashimoto, artrite reumatoide. Cambia il bersaglio degli anticorpi spiega Bardella.

GLI ALIMENTI A RISCHIO. . E QUELLI VIETATIPossono contenere glutine o essere contaminati durante la lavorazione:
woolrich piumini Come vivere bene anche senza glutine