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Dopo aver trascorso un paio di decenni a scrivere formidabili e lungimiranti articoli, Simon Reynolds si imposto all’attenzione mondiale grazie alla brillante idea di raccoglierli in libri che si sono trasformati in imperdibili cult, aggiudicandosi il ruolo di pi accreditato successore di Lester Bangs nel gotha dei critici musicali.

In “Energy Flash”, “Post Punk” e “Hip Hop Rock” ha tracciato analisi e riflessioni allargate alle evoluzioni contemporanee della societ della moda, del costume, della politica, delle letteratura e del cinema.

Oggi un suo nuovo libro atteso tanto quanto il nuovo album di una delle band che pone sotto la lente d’ingrandimento, una star avente lo stesso pregio dei personaggi raccontati o intervistati nei propri elaborati.

“Retromania” il suo personale viaggio all’interno dell’ossessione per il passato che attanaglia ogni generazione, ma soprattutto la nostra epoca.

Tutto parte dal “mal d’archivio”, dalla tendenza a “musealizzare”, quel delirio iper documentale innescato dalla tecnologia digitale, generatrice di una vera e propria epidemia di ricordi.

La presenza del passato nella nostra vita aumentata in modo insidioso: da un’economia culturale fondata sulla penuria e la dilazione, nel giro di pochi anni siamo stati catapultati in una realt iper affollata, nella quale l’eccesso di stimoli reclama attenzione e tempo.

Nell’era dello zapping musicale, l’introduzione degli mp3 e l’esplosione di YouTube hanno incrementato all’ennesima potenza la facilit con la quale possibile procurarsi musica e informazioni di ogni genere e di qualsiasi epoca, senza alcun limite fisico, anche se il livello di approfondimento resta minimo a causa della sindrome da deficit d’attenzione, causata dall’eccesso di dati immediatamente raggiungibili.

Internet elimina i costi, tutto setacciabile con minimi dispendi economici, facile innestare vertiginose operazioni archeologiche, e non cos difficile restarne inconsapevolmente influenzati.

“La limitazione la madre della creativit diceva Holger Czukay dei Can, contrapponendo con decisione l’approccio minimale della band kraut al massimalismo di prog rock e fusion contemporanei.

Nell’attuale contesto il downloading e l’i pod diventano i simboli della compressione, YouTube il manifesto dell’indiscriminato caos derivante dall’incontrollabile recupero culturale amatoriale.

Reynolds inserisce nel discorso una serie di ulteriori variabili per rafforzare la tesi dell’influenza di altre ere musicali su quella odierna.

Ci parla di reunion, citando alcuni casi riusciti (Throbbing Gristle, Gang Of Four), accanto ad altri decisamente meno, dettati solo dalla brama di far soldi (New York Dolls,
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ma aggiungerei anche Sex Pistols).

Non di rado artisti importanti hanno deciso di riproporre dal vivo album del passato, con la medesima scaletta originale: gli Sparks portarono l’idea alle estreme conseguenze, eseguendo tutti e ventuno i loro album in altrettante serate a Londra nel maggio 2008.

Persino i musicisti che non hanno mai interrotto la propria attivit faticano a resistere alle opportunit offerte da un tuffo nel passato: pochi anni fa i Sonic Youth eseguirono “Daydream Nation” in ben ventiquattro occasioni, una “nostalgia alternative” incoerente da parte di che scrisse “Kill Your Idols”.

Le booking agency in questi casi ci vanno a nozze: pare che quando un gruppo sia attivo da tempo, i fan preferiscano ascoltare i classici piuttosto che gli ultimi lavori.

Ci sono poi le cover band, protagoniste della moda della ricostruzione artistica, che arrivano a riproporre concerti realmente avvenuti in passato, come nel caso di David Bowie che elimina Ziggy Stardust.

In una sorta di assimilazione cannibalistica delle proprie influenze ed icone, alcuni gruppi giungono persino ad incorporare nel proprio nome quello di artisti precedenti, vedi il caso dei Brian Jonestown Massacre oppure dei Mooney Suzuki (dai primi due cantanti dei Can).

Si cerca un tuffo nel futuro e ci si ritrova scaraventati nel passato, in un preoccupante stallo temporale.

In questo contesto anche i personaggi nuovi sono nient’altro che la somma di fenomeni precedenti.

Lady Gaga mescola decadenza glam anni 70 (Bowie), look eccessivo anni 80 (Grace Jones, Madonna, il voguing), neo dark anni 90 (Marilyn Manson) ed electroclash primi Duemila.

La musica di Lady Gaga integra la retro robotica anni 80 con caratteristiche assolutamente contemporanee come efficienza, implacabile orecchiabilit e perfezione cosmetica: amalgamando passato e futuro, avanguardismo e showbiz di massa, svuota per gli uni e gli altri di ogni significato.

Non a caso diventata l’icona pop dei nostri tempi, confermando il lento ma costante tramonto dell’imperativo artistico dell’originalit sostituito dalla creazione di qualcosa di assolutamente gi sentito, anche se formalmente impeccabile e curato in ogni minimo dettaglio.

La mania riciclatoria che diventa stratificazione nostalgica attraverso la sovrapposizione di ere stata sperimentata anche da Goldfrapp quando propose un glamour anni 30 alla Marlene Dietrich filtrato con il glam rock dei Seventies.

Anche alcuni fra i generi pi amati negli anni 90 (grunge, brit pop) vengono interpretati da Reynolds come una congiura tesa ad impedire che i suoni innovativi tornassero ad essere la musica preferita dai giovani.

Coglie l’occasione anche per aggiornare il percorso enciclopedico intrapreso con i suoi libri precedenti, soffermandosi sui pi recenti generi musicali ai quali si interessato, fra i quali l’hypnagogic pop ed il movimento hauntology (i precursori furono i Boards Of Canada), analizzando quanto le loro radici siano ben piantate negli stili degli anni passati.

Resta un quesito atroce: se oggi ascoltassimo davvero i dischi ne possederemmo molti di meno?

Il gusto per il passato non certo un fenomeno nato nei giorni nostri, da sempre si inventano a posteriori generi musicali per creare un mercato (Northern Soul e Garage Punk sono nomi coniati a posteriori, non certo utlizzati all’epoca).

I Kraftwerk, a partire dal 1974, inventarono gli anni 80 a suon di sintetizzatori mentre cercavano nel passato un’idea del futuro,
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invocando il modernismo mitteleuropeo delle Autobahn e di “Metropolis”.