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Per chi non lo sapesse, Meyrin è la località nei pressi di Ginevra più vicina ai laboratori del CERN. E il grosso guaio è che l’incidente accaduto a LHC sembra più serio del previsto (grazie a dasnake che mi ha segnalato il comunicato sul post precedente).

Come si legge nell’annuncio, è confermato che il problema era dovuto a una connessione elettrica difettosa tra due magneti dell’acceleratore, che ha provocato un danno meccanico e il rilascio di elio liquido nel tunnel.

Il comunicato prosegue con un commento piuttosto amaro del direttore generale Robert Aymar e sebbene nel complesso sia rassicurante (sul perfetto funzionamento dei sistemi di sicurezza, per esempio), riporta anche una frase che suona piuttosto sibillina: “Ci sono pezzi di ricambio a sufficienza per assicurare che LHC possa ripartire nel 2009, e si stanno adottando misure per evitareun simile incidente in futuro”.

Nel 2009, si dice, ma non si specifica quando. E sarebbe davvero spiacevole se i tempi della riparazione si protraessero troppo a lungo.

Scritto in Breaking (?) news, LHC 124 Commenti

Il CERN ha rilasciato nei giorni scorsi il rapporto finale sull’incidente, che si trova quiIl quadro e’ simile a quello ipotizzato subito dopo il guaio, e non e’ trascurabile neanche sotto il profilo finanziario, visto che si parla (sottovoce) di qualche decina di MCHF; speriamo che si possa ripartire entro il 2009.

Per gli appassionati, penso sia interessante notare come si siano individuati “precursori” del fenomeno in un’analisi accurata dei records disponibili dell’andamento di diversi parametri del giunto maledetto nel periodo immediatamente precedente il guaio: applicando la stessa analisi ad altri giunti, che apparentemente non avevano problemi, se ne sono trovati un altro paio simili al cattivo, evitando probabilmente problemi simili in futuro. Penso sia una novita’ o quasi nel campo dei magneti supercodnuttori, che sara’ utile anche in altri casi (ITER p es)Piuttosto conforme ai primi pensamenti sulle cause, che si sono rivelati corretti.

Fra le cose che si dicono, una delle piu’ interessanti per gli appassionati e’ l’uso di sofisticate tecniche di analisi del segnale sui dati di monitoraggio raccolti prima dell’incidente, che hanno permesso di trovare alcuni indicatori “precursori” del disastro che prima non si tenevano sotto osservzione; cosi’ sono stati trovati altri due giunti potenzialmente traditori, che saranno rimpiazzati o corretti. L’impressione e’ di un piccolo grande breakthrough nel campo dell’allevamento dei magneti superconduttori.

Fra le cose che non si dicono, ma lo stesso si ascoltano in questi giorni, i dubbi sui tempi reali della riparazione,
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e le certezze sugli extracosti delle riparazioni stesse (qualche decina di Mfranchi svizzeri)Si riparte in estate. In verita nel documento dettagliato c’e scritto niente corrente fino all’inizio dell’estate, quindi vuoi un po’ di cautela, vuoi per i tempi tecnici la voce di corridoio che da un primo run sensato con dati da prendere per l’autunno mi sembra ragionevole.

Inoltre dato che l’energia elettrica d’inverno costa troppo sara probabilmente un run breve. Tempi duri al CERN, ma ne usciranno sicuramente vincitori, l’LHC e i suoi esperimenti sono delle bellissime macchine.

Skeptical 20 giugno 2009 alle 08:18

Non che io sappia: la scoperta e’ stata che il problema sta nelle saldature fra i segmenti dell’anello di magneti. I segmenti sono tanti, e le saldature tantissime: quindi l’impressione e’ che testarle tutte individualmente sia fuori questione. A parte questo, credo che si siano ricostruiti fra i 30 e i 50 magneti dipolari, per sostituire quelli danneggiati.

Si studia quindi il comportamento delle giunzioni in condizioni diverse e si cerca (direi con notevole successo) di individuare nei parametri di controllo monitorati per ogni giunzione a bassa corrente dei segnali che lascino prevedere con ragionevole sicurezza un comportamento anomalo a correnti elevate.

Si desume che il problema e’ a correnti elevate, quelle che corrispondono ai campi magnetici necessari a guidare protoni di energia superiore a 4 TeV: e’ ovvio che a questo punto, a meno di un breakthrough imprevisto nella comprensione del fenomeno, la necessita’ degli esperimenti di cominciare a raccogliere dati faccia propendere per un inizio a energia ridotta, senza che sia chiaro con quale luminosita’

Puo’ sembrare strano che il problema stia in una cosa apparentemente banale come una saldatura, ma il fatto e’ che il cavo superconduttore usato e’ molto particolare, ha anche una camicia di conduttore normale (rame), e potrebbe avere strane risposte termiche e magnetiche a sollecitazioni impreviste.

Skeptical 22 giugno 2009 alle 16:03

Aggiunta: la mia impressione personale e’ che ci fosse qualche baco nelle sicurezze, probabilmente nel software. Si sente dire che molte cose sono state cambiate in questi ultimi mesi.

Concordo sugli elogi al Saturn V, del quale avevo un poster a 18 anni (non il solo poster che avessi, se state per fare battutine: anche uno di George Harrison, e altri un po’ meno culturali); ma al CERN non sono da meno, e’ solo che il progetto e’ maledettamente complicato anche perche’ e’ ‘nuovo’ sotto molti aspetti.

Tutte le connessioni ad alta corrente sono state radiografate; la camicia di rame del cavo superconduttore ha avuto seri problemi nella saldatura.

Si sente dire che anche molti sistemi di sicurezza legati all’elio liquido sono stati rifatti

(Pettegolezzo: sembra che le valvole di sicurezza del gas elio, che agiscono come sfogo nel caso di quenching del superconduttore e conseguente aumento di temperatura e vaporizzazione dell’elio, fossero troppo piccole, e siano state la causa principale, in veste di ‘motori a razzo’,
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dello scardinamento dei dipoli lo scorso anno.)