peuterey group Parolin e i trambusti nelle finanze del Vaticano

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Milone, Becciu, Parolin e i trambusti nelle finanze del Vaticano

Poco più di tre mesi dopo le dimissioni, Libero Milone, primo revisore generale dei conti del Vaticano, racconta la sua verità. Lo fa convocando diverse testate giornalistiche e le sue dichiarazioni non mancheranno di alimentare polemiche e addensare ancor più nubi sulle questioni che riguardano le finanze d’oltretevere. Al Corriere della Sera, Milone dipinge un quadro radicalmente opposto a quel divorzio consensuale di cui la Santa Sede aveva parlato dando conto dell’addio dopo solo due anni del revisore dei conti, uno dei perni della grande riforma economica avviata dal cardinale George Pell. Innanzitutto, le dimissioni sono state tutt’altro che volontarie: “Sono stato minacciato di arresto. Il capo della Gendarmeria mi ha intimidito per costringermi a firmare una lettera che avevano già pronta (). Ricordo che a un certo punto il comandante Giandomenico Giani mi urlò in faccia che dovevo ammettere tutto, confessare. ma confessare che cosa? Non avevo fatto nulla”.

Al di là dell’impianto scenografico del fatale momento “Siccome rivendicavo la mia innocenza, Giani mi disse che, o confessavo, o rischiavo di passare la notte in Gendarmeria. Se il vostro obiettivo è farmi dimettere mi dimetto. Vado a preparare la lettera, dissi. Risposero che era già pronta. L’andarono a prendere. La lessi e dissi: questa non la firmo. Perché era il 19 giugno ma la lettera era datata 12 maggio” Milone fa capire chiaramente (anche se è pur sempre la sua parola contro quella del Vaticano) che la partita entro le mura vaticane sia ben più grossa, che la “cassa” ancora provochi resistenze a ogni tentativo di scalfire un pluridecennale potere consolidato.

MONTATURA PER BLOCCARE LE RIFORME

Insomma, le accuse che hanno portato al suo allontanamento peculato e sconfinamento dai compiti affidatigli non sarebbero altro che una montatura, un espediente per bloccare l’opera di risanamento e trasparenza messa in pratica subito dopo l’elezione di Francesco. Milone fa nomi e cognomi, tira in ballo il sostituto della Segreteria di Stato (cioè il numero due dopo il cardinale Pietro Parolin) mons. Angelo MariaBecciu, dicendo che è stato lui a proibirgli ogni contatto con Bergoglio e ad annunciargli che “il rapporto di fiducia si era incrinato”. E sottolinea un ruolo determinante del comandante della Gendarmeria, Giani.

LEGAMI CON L’INCHIESTA RIGUARDANTE PELL?

Ma le allusioni che fa Milone vanno ben oltre e arrivano addirittura a far intendere che la riapertura dell’inchiesta penale per pedofilia contro il cardinale George Pell, prefetto della Segreteria per l’Economia, non sarebbe altro che un altro tassello della gigantesca montatura: “Noto solo che le indagini su di lui per un caso di quarant’anni fa sono affiorate circa un anno fa. E, si legge nel decreto consegnatomi, nello stesso periodo la Gendarmeria ha cominciato a indagare su di me. Voglio credere che sia una coincidenza. Ultimamente lavoravamo a un nuovo codice sugli appalti”.

IL RUOLO DEL PAPA

A questo punto gli interrogativi si spostano sulla figura del Papa. Sapeva? Ha condiviso l’allontanamento? L’ha voluto lui? Milone dice che Francesco non sa nulla di come stanno le cose nei meandri delle finanze vaticane. “A metà luglio ho scritto al Papa attraverso un canale sicuro e credo abbia avuto la lettera. Spiegavo che ero vittima di una montatura, e meravigliato dell’uscita contemporanea di Pell. nessuna replica” (). Dispiaciuto e molto. Conoscendolo di persona, e stimandolo moltissimo, il suo silenzio totale me lo spiego o col fatto che non gli hanno consentito di parlare con me, o con altre ragioni che non conosco”. Tra l’altro, aggiunge, “dopo le mie dimissioni non è successo niente: come se il vero e unico obiettivo fosse quello”.

LE DUE FATTURE SOSPETTE

La versione dell’ex revisore parte dai fatti, e cioè dalla contestazione che ha portato alle dimissioni (volontarie secondo il Vaticano, forzate secondo lui). “Mi hanno mostrato due fatture intestate a un unico fornitore, e accusato di aver compiuto una distrazione di fondi: dunque un peculato, come pubblico ufficiale. Vidi che su entrambe le fatture c’era il timbro del mio ufficio, ma solo una era firmata da me. L’altro aveva come firma uno scarabocchio. Mi chiesi chi l’avesse timbrata e pagata, e a chi”. La risposta che si è dato è che “una delle due era falsa. Erano conti per indagini ambientali, per 28 mila euro, per ripulire gli uffici da eventuali microspie. In più, il decreto del tribunale parlava solo delle mie competenze contabili, senza citare i controlli sull’antiriciclaggio e la lotta alla corruzione, contenute nello statuto. E con questo mi hanno accusato anche di avere cercato informazioni impropriamente su esponenti vaticani. Scoprii che indagavano da oltre sette mesi su di me. Hanno sequestrato documenti ufficiali protocollati e coperti dal segreto di stato”.

LA NOTA DEL VATICANO

All’ora di pranzo, come prevedibile, la Santa Sede ha diffuso un comunicato in cui “prende atto con sorpresa e rammarico delle dichiarazioni rilasciate dal dott. Libero Milone, già Revisore Generale. In questo modo si legge egli è venuto meno all’accordo di tenere riservati i motivi delle sue dimissioni dall’Ufficio. Si ricorda che, in base agli Statuti, il compito del Revisore Generale è quello di analizzare i bilanci e i conti della Santa Sede e delle amministrazioni collegate”.

“INDAGINI SULLA VITA PRIVATA DI ESPONENTI DELLA SANTA SEDE”

Invece, spiega il Vaticano, “risulta purtroppo che l’Ufficio diretto dal dott. Milone, esulando dalle sue competenze, ha incaricato illegalmente una società esterna per svolgere attività investigative sulla vita privata di esponenti della Santa Sede. Questo, oltre a costituire un reato, ha irrimediabilmente incrinato la fiducia riposta nel dott. Milone, il quale, messo davanti alle sue responsabilità, ha accettato liberamente di rassegnare le dimissioni. Inoltre viene utilizzato materiale tratto da siti/blog che possono essere ritenuti di dominio pubblico.
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peuterey torino Parmigiana in bianco

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spuntate, lavate e asciugate le melanzane. Tagliate a fette con uno spessore di 1 cm circa, posizionatele all di uno scolapasta, salate e lasciatele a eliminare l di vegetazione tenendole schiacciate da un peso per circa 1 ora.

Nel frattempo preparate la salsa besciamella: in una piccola casseruola posta sul fuoco sciogliete il burro, unite la farina e sempre mescolando con un cucchiaio, dopo pochi minuti, il latte tiepido, il sale, il pepe macinato e la noce moscata grattugiata. Continuate a rigirare sul fuoco basso per circa 6/7 minuti, fino ad addensare leggermente. Tenete da parte.

In una padella con poco olio soffriggete la cipolla affettata finemente e aggiungete la carne tritata, regolate di sale e pepe, procedete con la cottura per altri 10 sfumando con del vino. Togliete dal fuoco e amalgamate due cucchiaiate di besciamella per ammorbidire il composto di carne.

Sodate le uova, passate sotto acqua corrente prima di sgusciarle. Sminuzzate insieme uova,
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mortadella e mozzarella.

Asciugate le melanzane con carta assorbente e passatele prima nella farina e poi negli albumi leggermente montati con un pizzico di sale e friggete.

Versate sul fondo di una pirofila da forno un mestolo di besciamella, disponete sopra le melanzane allineate e il ripieno di carne, uova, mozzarella e mortadella, una spolverata di formaggio e ancora un mestolo di besciamella. Ripetete l per un altro strato, terminate con le melanzane ricoperte di besciamella e formaggio grattugiato per gratinare la superficie.

Forno caldo 200 per 15 + 5 grill

Curiosit allungate, a forma di pera, rotonde, viola, violette o bianche, le melanzane sono molto usate nelle cucine mediterranea, asiatica e mediorientale.

Sono l fondamentale del curry indiano, della moussaka greca (alla quale si ispirata la nostra versione),
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della ratatouille francese e della caponata siciliana.

peuterey outlet online shop PARMIGIANA DI MELANZANE

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con le MELANZANE , zia Maria fà degli ottimi , squisiti e insuperabili 2 piatto tutti quelli che lo hanno mangiato, hanno chiesto all’ UNISONO il bis provate anche voi la sua ricetta rimarrete incantati dalla sua bontà e squisitezza 1 LAVATE 2 Kg di pomodori per sugo ( dolci, profumati e maturi : tipo ciliegine( o altro di FASANO)) tagliateli a metà e fateli sgocciolare per 30 minuti. Rimettete il passato sul fuoco e fatelo addensare, poi salate (quanto basta). 2. Dopo aver passato 5 melanzane grandi allungate , pelate e affettate per lungo e spurgate in 4 uova e 50 gr di farina doppio 00, friggetele in olio ben caldo e sgocciolatele su carta assorbente da cucina. 3. VERSATE parte del sugo di pomodoro in una teglia, disponetevi uno strato di melanzane fritte, cospargetele con una manciata di parmigiano grattuggiato ( complessivamente deve essere 100 gr di parmigiano grattuggiato) e con il sugo di pomodoro fresco. Ripetere l’operazione fino a esaurire le melanzane . Ponete la teglia nel forno già caldo a 180 C per 30 minuti, dopodichè togliete la parmigiana dal forno e ponetela in un luogo fresco a raffreddare, SERVITELA in tavola fredda e. buon appetito da zia Maria, vi assicuro che è un piatto facile e gustoso,
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peuterey outlet online shop Parliamo di gelatine e addensanti

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E’ da qualche mese che mi sto dedicando alla preparazione di dessert al cucchiaio, dolci verso i quali ho sempre nutrito un grosso timore (terrore spatasciamenti) a causa della mia scarsa dimestichezza a maneggiare panna montata e colla di pesce.

Il punto dolente è proprio questo la colla di pesce e tutti i suoi parenti “addensanti”, come ci si deve regolare? Ovvero, spesso in molte ricette si trova scritto il n. di fogli da utilizzare in altre il peso in grammi. Ora alla luce di quanto ha affermato Dario Chimico (cito direttamente quanto riportato da lui) sembra che 1 foglio di gelatina indipendente da suo peso addensi allo stesso modo di uno di peso di verso:

Tipicamente un foglio di gelatina pesa 2 grammi, ma esistono confezioni con un peso diverso. Tuttavia tenete presente che, per un accordo tra le maggiori aziende produttrici di gelatina in fogli, il potere gelificante di un foglio è standardizzato: un foglio di gelatina gelifica nella stessa maniera la stessa quantità di acqua. Sarà preoccupazione del confezionatore dosare il peso del singolo foglio per ottenere questo comportamento standard. Ma la gelatina in polvere è diversa da quella in fogli? Migliore magari? Per nulla. Sono identiche: i fogli di gelatina vengono prodotti a partire dalla gelatina in polvere, che come abbiamo visto può avere valori di Bloom diversi, ma di questo noi pasticcioni casalinghi non ci dobbiamo preoccupare. ? per questo che nelle ricette viene solitamente specificato il numero di foglio di gelatina e non il peso.

E quando trovo il peso in grammi come mi devo regolare? Do’ per scontato che usano la gelatina tipo oro? Come quella della paneangeli?

Anche Montersino nel suo libro Tiramisù e Chantilly indica i grammi di gelatina da utilizzare e non il numero di fogli. Assumo che lui usi la tipo oro, in quanto per la preparazione della gelatina in soluzione utilizza proprio quella di questo tipo, ma è solo una mia supposizione.

Mi aiutate a fare un po’ di chiarezza?

E’ abbastanza difficile capire cosa si intende per “stesso potere addensante” e pure io questa cosa all’inizio non la capivo, nel senso de a quella frase davo il significato che 1 foglio di gelatina da 0,5 gr addensa la stessa quantità di liquido e nello stesso modo di un foglio da 5 gr.

Ma in realtà non è questo il corretto significato.

In effetti si parla di uguale potere gelificante, nel senso che (è questa l’interpretazione alla quale sono arrivata con le prove) i fogli di colla di pesce a prescindere dal peso gelificano in modo uguale ovverosia a peso uguale danno lo stresso risultano, non ovviamente se parliamo di fogli: infatti col cavolo che 6 fogli da 2 grammi gelificano come 6 fogli da 0,5 gr!!
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I fogli vengono prodotti in diverse grammature, proprio per poter essere usati facilmente dal punto di vista del peso: se dobbiamo pesare 6 grammi useremo i fogli da 2 grammi (3) piuttosto che quelli da 5 grammi e dover poi “pesare” 1 grammo.

La colla di pesce è la gelatina più diffusa in commercio al dettaglio e anche la più semplice da usare.

Va semplicemente ammollata in acqua fredda, poi strizzata, asciugata e fatta sciogliere ad una temperatura di 27 30. Inizia a gelificare intorno ai 18 20 raggiungendo la massima solidificazione a temperatura di frigorifero.

E’ di origine animale, per cui i vegetariani in teoria non dovrebbero mangiare cibi preparati con questo prodotto.

Si trova in barrette oppure in polvere.

Quando si lavora l’agar agar si sente un leggero sentore di mare che poi però sparisce

Gelifica a temperature più elevate

Gelatina K gelificante derivante dalla carreginina. Assomiglia molto all’agar agar, si trova in polvere. Ha bisogno di essere “bollita” e gelifica intorno ai 50, quindi si presta bene in tutte le preparazioni che debbono mantenere struttura a temperatura ambiente “estive” si usa molto per fare gelatine che debbono resistere ad “alte” temperature, tipo piccoli aspic, gelatine salate.

Gli addensanti invece sono un altra cosa, sono forse più simili agli emulsionanti (altra categoria)

In genere gli addensanti sono costituiti da amidi: abbiamo quindi l’amido di mais, di frumento, di riso oltre a molte le farine (di frumento, di tapioca, di semi di carrube.).

Anche in questo caso il potere addensante può essere ottenuto con tecniche diverse: a freddo o a caldo.

Essendo per la maggior parte costituite da amidi quasi tutte necessitano del calore e/o della cottura.

La farina di frumento ad esempio deve essere cotta almeno qualche minuto (vedi besciamella) mentre l’amido di riso o quello di mais sono necessari pochi minuti se non addirittura pochi secondi (vedi la ricetta della crema pasticcera di Montersino)

E’ abbastanza difficile capire cosa si intende per “stesso potere addensante” e pure io questa cosa all’inizio non la capivo, nel senso de a quella frase davo il significato che 1 foglio di gelatina da 0,5 gr addensa la stessa quantità di liquido e nello stesso modo di un foglio da 5 gr.

Ma in realtà non è questo il corretto significato.

In effetti si parla di uguale potere gelificante,
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nel senso che (è questa l’interpretazione alla quale sono arrivata con le prove) i fogli di colla di pesce a prescindere dal peso gelificano in modo uguale ovverosia a peso uguale danno lo stresso risultano, non ovviamente se parliamo di fogli: infatti col cavolo che 6 fogli da 2 grammi gelificano come 6 fogli da 0,5 gr!!!

woolrich donna corto Paris brest con crema chantylli e fragole

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Preparate la pasta da choux: mettete sul fuoco una casseruola con l il burro ammorbidito a pezzetti e un pizzico di sale. Quando avr raggiunto il bollore (il burro dovr essere completamente sciolto), abbassate la fiamma e aggiungete in un unico colpo la farina. Amalgamate velocemente con un cucchiaio di legno, fino ad ottenere un composto colloso che si staccher dalle pareti della casseruola con un leggero sfrigolio. Rovesciate l su una superficie piana e allargatelo per farlo intiepidire. Quando sar tiepido riponetelo nella casseruola e aggiungete le uova, uno alla volta e aggiungete il successivo solo quando il precedente sar stato completamente assorbito dall Lavorate bene l Dovr essere omogeneo e denso. Disponete sulla teglia del forno un foglio di carta oleata, poi mettete nella tasca di tela con la bocchetta liscia grande l e premendo con forza fate sulla teglia due anelli (uno vicino all e un terzo sopra al centro dei due. Ricoprite con le mandorle. Cuocete in forno gi caldo a 180 per 20 25 circa, poi sfornate e fate raffreddare.

Nel frattempo preparate la crema: Montate le uova con lo zucchero, incorporare la farina bianca ed unite il latte molto caldo nel quale avrete messo la stecca di vaniglia. Mettete tutto sul fuoco e continuate a mescolare con una frusta o un cucchiaio di legno, fino a quando la crema si addensare. Fate raffreddare.

Intanto montate la panna ed unitela alla crema (ben fredda) poco per volta, mescolando con delicatezza. Con un coltello tagliate a met la corona e riempitela con la tasca di tela con la bocchetta larga di crema. Ricomponetela e spolverizzatela di zucchero al velo. Tenete in frigo la “paris brest” qualche ora prima di servirla.
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peuterey outlet milano Pantano a Centocelle

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A margine della cerimonia in ricordo dei dipendenti caduti durante i bombardamenti del 43 al deposito Atac, l’assessore ai Trasporti e alla Mobilità di Roma, Guido Improta, ha confermato che la commissione Trasporti della Camera dei deputati ha approvato un emendamento che indica per il 15 dicembre sia l’avvio del pre esercizio della tratta Pantano Centocelle della linea C della metropolitana, che il termine per la presentazione del progetto definitivo della tratta Colosseo Piazza Venezia, ‘salvando’ quindi quel finanziamento degli oltre 370 milioni di euro, previsti dal decreto del ‘fare, per la tratta Colosseo Piazza Venezia della Metro C, inizialmente vincolati all’avvio dell’esercizio sulla tratta Pantano Centocelle entro ottobre.

13 luglio 2013 Metro C apertura Da Pantano a Centocelle slitta a giugno 2014

Oggi è ancora il giallo cantiere della Metro C ad addensare qualche nube sulla nuova giunta comunale, e il lavoro del neo assessore alla mobilità Guido Improta, costretto ad annunciare il rinvio dell’entrata in esercizio della tratta Centocelle Pantano a giugno 2014.

“Pensiamo che le attività di pre esercizio della tratta Centocelle Pantano della linea C della metropolitana possano essere attivate entro la fine dell’anno per arrivare a un entrata in esercizio entro giugno 2014”.

Un traguardo fissato dalla precedente giunta del Sindaco Alemanno a luglio 2013, impossibile da raggiungere già da allora senza nomine Atac della commissione per le operazioni di collaudo e pre esercizio,
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con norme antincendio cambiate che richiedono nuovi interventi sulla infrastruttura, e la talpa che avrebbe dovuto scavare le gallerie, ferma dall’ottobre del 2011 a San Giovanni.

Uno stop causato dalla soprintendenza dei beni archeologici, che non ha autorizzato l’uscita per analizzare il materiale sovrastante, e ora apre la discussione sui due anni necessari alle analisi, insieme alla preoccupazione del Sindaco Marino, presente al sopralluogo nel cantiere di via Taranto, per il costo e i tempi richiesti per smontare la talpa sotto della stazione San Giovanni, e rimontarla a via Sannio per la tratta successiva.

“E’ evidente che questo ritarderà molto l’avvio dell’esercizio della metropolitana e sarà oggetto di ulteriori confronti in giunta perché dovremo comprendere come meglio investire i soldi dei cittadini cercando di affinare il progetto in modo che non ci siano troppi ritardi”.

Con i tempi ufficiali tutti quanti saltati, Impronta, è quindi dovuto correre ai ripari per non perdere il finanziamento degli oltre 370 milioni di euro, previsti dal decreto del ‘fare per la Metro C,
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e vincolati dall’entrata in esercizio della linea entro fine anno.

piumini donna woolrich panna e zabaione Il mascarpone non era previsto

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Il primo tiramisù della storia, secondo la tesi di Gigi e Clara Padovani, non si chiamava tiramisù ma “Coppa Vetturino” e veniva preparato nella seconda metà degli anni ’30 al ristorante Al Vetturino di Mario Cosolo in località Pieris di San Canzian d’Isonzo, in provincia di Gorizia. Negli anni ’40 il dolce al cucchiaio fu ribattezzato “Tirime su”, da cui l’attuale “tiramisù”. Questa la ricetta di allora, aggiornata agli strumenti moderni. Gli ingredienti sono per 8 coppe.

Per il pan di Spagna: 5 uova zucchero (pari al peso di 4 uova col guscio), farina 00 (pari al peso di 3 uova col guscio), bustina di lievito in polvere, la scorza grattugiata di 1 limone.

Preparare il pan di Spagna: in una terrina rompere 5 uova intere e con le fruste elettriche montarle unendo la quantità di zucchero pari al peso di 4 uova con il guscio. Sbattere a lungo, fino a ottenere un composto gonfio e spumoso. Incorporare, setacciando poco per volta,
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la farina 00, il cui peso sia uguale a quello di 3 uova, insieme con mezza bustina di lievito e un pizzico di sale (oppure metà farina e metà fecola di patate o frumina). Profumare con la buccia grattugiata di un limone. Versare in uno stampo e infornare a 160/170 C per 30/40 minuti. Sfornare e far raffreddare.

Preparare le creme: 1) Con le fruste elettriche, montare bene 6 tuorli con 6 cucchiai colmi di zucchero. Quando si ottiene una spuma chiara si incorporano 80 ml di Marsala secco, un cucchiaio alla volta. Si sistema il recipiente in un bagnomaria tiepido su fuoco basso e continuando a montare con una frusta a mano, sempre nello stesso verso, si fa addensare lo zabaione. Quando è ben gonfio, cioè al primo bollore, lo si toglie dal bagnomaria, si lascia raffreddare e poi lo si mette in frigo.

2) Montare un litro di panna freschissima, con alta percentuale di grasso. Setacciare 2 o 3 cucchiai rasi di cacao amaro in polvere insieme con 2 o 3 cucchiai di zucchero e amalgamarli a piccole dosi a 400 g di panna montata. Riporre subito in frigo. Per questa crema si può sostituire il cacao in polvere con cioccolato fondente fuso e intiepidito. Con la frusta a mano incorporare delicatamente lo zabaione alla restante panna montata: la crema dovrà risultare corposa e di gusto leggero.
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peuterey bimba Paccheri con pomodori ciliegini e canocchie

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Le canocchie o cicale di mare sono dei crostacei dalle carni bianche e saporite. Sono povere di grassi e di calorie e contengono proteine e vitamine. Si possono cucinare in svariati modi: se cotte in brodetto regalano al piatto un sapore ed una fragranza veramente squisite. In questa ricetta vengono preparate in un brodo vegetale insieme ai pomodori ciliegini, molto gustosi ed aromatici che ne mettono ancora di pi in risalto il sapore. Il tutto viene completato con basilico, alloro, aglio e pepe rosa. Al termine della cottura questi deliziosi crostacei si uniscono ai paccheri insieme al loro fondo di cottura e ai ciliegini: il risultato un primo piatto leggero, appetitoso, profumato e molto sfizioso.

In alternativa si trovano in commercio anche canocchie surgelate: sono comode e pronte all previo scongelamento e risciacquo sotto acqua corrente fredda.
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woolrich outlet bologna online ostaggio di pochi

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Il crollo dei mercati azionari e dei titoli obbligazionari registrato nella sola seduta di ieri, lunedì 29 giugno, rappresenta numeri da capogiro con una perdita di valore di 287 mld di Euro per quanto riguarda le sole piazze azionarie europee, senza contabilizzare la riduzione delle quotazioni dei titoli di debito obbligazionari sia governativi che quelli emessi dalle società finanziarie e industriali.

Lo strappo del primo ministro greco Alexis Tsipras nei confronti della trattativa con la Commissione Europea presieduta da Junker e con il Fondo monetario internazionale rappresentato da Martine Lagarde, con la convocazione improvvisa del referendum di accettazione delle clausole proposte dai paesi creditori, ha provocato un tale crollo delle quotazioni e un danno all’economia europea da sollevare un quesito sulla fragilità del sistema finanziario europeo, che risente della decisione di un solo uomo in modo così distruggente. E’ una domanda che ci si poteva porre anche quando negli anni scorsi, con effetto contrario, interveniva Mario Draghi, che con poche parole faceva invertire la rotta ai mercati recuperando quello che avevano perso negli anni precedenti.

La domanda a questo punto è cruciale: l’Europa è appesa alle decisioni di singoli individui? Il suo destino è legato alle riflessioni di pochi? Se questo è vero il progetto europeo ponendo così tanto potere in un’unica persona non è completamente stravolto?

Non si riesce a immaginare quale sia stato lo stato d’animo di Tsipras prima di decidere la rottura delle trattative e la convocazione del parlamento greco per decidere il referendum. Potrebbe essere scaturito da un sentimento di aderenza ad un ideale molto simile a quello di Robespierre prima di sottoscrivere la condanna di Danton. L’interesse del popolo greco viene prima di quello politico come in Robespierre quello francese prima del proprio. Ma in quest’azione forse Tsipras ha visto anche il proprio fallimento nella trattativa, ma la possibilità di fare un passo indietro, di dimettersi è stata più debole di quella di decidere di andare avanti. Ma cosa aspetta al popolo greco di fronte a un no alle clausole proposte dalla Commissione Europea? La svalutazione argentina e venezuelana, o il salvataggio con accordi con le grandi potenze, dalla Russia di Putin, alla Cina o agli stessi Stati Uniti del presidente Obama che sono pronti a salvaguardare la fragile democrazia ateniese?

La domanda è retorica. Se da una parte il destino dell’Europa è stato di volta in volta nelle mani di Mario Draghi e ora in quelle decisive di Alexos Tsipras, la responsabilità diretta non è attribuibile a loro, ma a chi nelle istituzioni europee non percepisce questa fragilità a cui è stato affidato il destino non del popolo greco, ma dell’intera Europa. Nessuno degli ispiratori da Giuseppe Mazzini a Altiero Spinelli, nessuno dei padri fondatori da Konrad Adenauer a Robert Schuman, da Alcide De Gasperi, agli statisti che vararono la fusione con la Germania Est e firmarono il trattato di Maaschtricht come Helmut Kohl, avrebbero lasciato tanto potere nelle mani di un tecnico seppur prestigioso o di un politico intransigente rappresentante del più piccolo dei paesi della comunità europea.

Questo è il paradosso drammatico a cui è appeso il filo dell’Europa: fin dal 2010 non si doveva aprire nessuna trattativa con la Grecia, non andava inviata nessuno Troika, non si doveva alimentare nemmeno un secondo l’idea che quest’unità monetaria nata nel 1999 potesse essere messa in discussione. La responsabilità è quella di aver sempre tenuto aperto questo fronte di scontro interno, di non aver mai accolto fino in fondo l’esclamazione del 2012 di Mario Draghi sull’irreversibilità della moneta unica. E ogni volta i falchi e i corvi si sono riaffacciati al capezzale dell’Europa affidando a queste trattativa la logica di una disgregazione che non poteva far parte delle opzioni o dei famigerati “piani B”.

Se da una parte è quindi comprensibile il dramma umano e politico attraversato da Tsipras e nello stesso tempo quello vissuto dai membri della Commissione Europea chiamati a gestire una trattativa che non doveva, per la portata sociale che coinvolge trecento milioni di persone, essere una trattativa, dall’altra è scontato che l’Europa non ha alcun futuro, se superata questa crisi, continuasse ad affidarsi a questa logica innaturale dello scontro interno aperto a ogni soluzione. Di fatto si continuerebbe a vivere in uno stato di “guerra” continuo che la nascita dell’Europa doveva una volta per tutte superare.

Direttore Responsabile Matteo Ciaghi Per contattare la redazione scrivere a Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. E’ necessario abilitare JavaScript per vederlo.
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peuterey giubbotti outlet Ora Pechino teme il contagio

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Che l’economia mondiale non fosse in buona salute lo si vedeva già ogni giorno scorrendo le cronache di casa nostra, ma finora si aveva l’impressione che una parte del mondo, quella dell’Asia Pacifico che produce oltre il 50% del prodotto interno lordo globale, avesse superato la crisi. Adesso sappiamo che non è più così, e proprio nel cuore del motore asiatico: la Cina.

L’annuncio ieri della Banca centrale cinese di ridurre il tasso di interesse dello 0,5% ci dice infatti che nubi si cominciano ad addensare anche nel cuore del motore regionale, indicazione inquietante per tutto il resto del pianeta.

Dopo che nel 2009 e nel 2010 la Cina aveva superato di slancio la crisi veleggiando ad una crescita del Pil di oltre il 10%, alla fine del 2011 i dati che affluiscono a Pechino sono sconfortanti. Parlano di crisi profonda per le imprese private, vaporiera delle esportazioni nazionali. Nelle province costiere dello Zhejiang o del Guangdong centinaia di imprese sono in difficoltà, schiacciate in una molteplice morsa.

In questi ultimi due anni c’è stato l’aumento dei costi di produzioni (sono cresciuti i salari, è aumentato il costo dell’energia, dei suoli ect.), c’è stata una rivalutazione della divisa cinese, il renminbi, grazie a un aumento del suo valore su quasi tutte le monete mondiali e a una significativa anche se non incontrollata inflazione interna.

Inoltre, c’è stata una stretta del credito e una drastica riduzione delle esportazioni nei due mercati cinesi principali, Europa e America, per la crisi globale. Nei prossimi mesi Pechino si aspetta di dovere ulteriormente rivalutare il renminbi per le crescenti pressioni americane.

Questo rischierebbe di essere davvero troppo per le imprese private che potrebbero fallire una dopo l’altra seminando disoccupazione e panico nel Paese. Infatti, i dati del consumo interno stanno migliorando, ma non procedono in maniera tale da compensare le diminuzioni di esportazioni mentre la stretta finanziaria di questi ultimi mesi ha eliminato posti di lavoro nelle aree più dinamiche.

Da qui la decisione della Banca centrale, certamente sancita ai massimi livelli, che arriva poi appena una settimana prima dell’apertura dell’annuale conferenza finanziaria, che traccia le linee programmatiche dell’economia dell’anno prossimo. Quindi l’attesa cinese per il 2012 qui non è rosea. Pechino chiaramente teme che i problemi in Europa o in America non si risolveranno in poche settimane o mesi e che è bene prepararsi a un anno molto accidentato.

Questo allargamento del credito più la rivalutazione dovrebbe in qualche modo aumentare le importazioni cinese ed aiutare ad attenuare le difficoltà globali. Ma certo l’economia cinese non ha le dimensioni per sopperire a una crisi doppia che colpisce USA e Europa, patria di circa il 50% del Pil globale.

La misura mette di fatto fine alla polemica che durava da oltre un anno tra Pechino e Fed americana, accusata di esportare inflazione attraverso le sue politiche di allargametno monetario o quantitative easing. La Cina riconosce che è la crescita non l’inflazione il problema più grande al momento.

L’elemento più importante per l’Italia e l’Europa comunque resta quella della sfiducia di una ripresa economica nel 2012. Gli annunci di piani di austerità e tagli nel continente finora non sono accompagnati da forti annunci di programmi per fare ripartire la crescita economica, mentre i dati sono estremamente preoccupanti. Le esportazioni cinesi in Italia, oggi cuore e miccia della crisi in Europa, sono crollate a ottobre del 18%. Il contagio nei prossimi mesi potrebbe allargarsi ad altri Paesi, così pensa Pechino, mentre la possibilità prima molto remota di una spaccatura dell’euro e una seconda drammatica crisi negli Stati Uniti appaiono più reali.

L’abbassamento del tasso di credito potrebbe avere un impatto limitato sulla bolla immobiliare, controllata molto attraverso misure amministrative (per esempio limitazione del credito bancario solo a residenti e per la prima casa, taglio nelle aperture di nuovi suoli edificatori). Ma è destinato comunque a dare nuovo fiato all’inflazione e quindi colpire il nuovo proletariato urbano, aumentando le tensioni sociali.

Anche questo non dovrebbe avere un impatto catastrofico, visto che l’inflazione sugli alimenti porta denaro ai contadini delle campagne, ancora quasi metà della popolazione. Ma se arriva la crisi globale la Cina comunque non ne uscirà indenne, si deve pensare alla crescita. Ed è a questo che Pechino si sta preparando.
peuterey giubbotti outlet Ora Pechino teme il contagio