peuterey riviera Patrimonio e Creatività

peuterey prezzi donna Patrimonio e Creatività

La Sicilia è uno straordinario, profondo, ramificato palinsesto di beni culturali materiali e immateriali. Il Parco Archeologico della Valle dei Templi ad Agrigento, l’Etna, la Villa Romana del Casale, le città tardo barocche del Val di Noto (Caltagirone, Militello Val di Catania, Cata nia, Modica, Noto, Palazzolo, Ragusa e Scicli), le Isole Eolie, Siracusa e le Necropoli rupestri di Pantalica, Palermo arabo normanna con il Duomo di Cefalù e quello di Monreale, insieme alla vite ad alberello di Pantelleria, alla Dieta Mediterranea e all’Opera dei Pupi sono i beni che l’UNESCO ha riconosciuto come eredità culturale mondiale. Ma a questi 22.000 ettari di eccellenza planetaria, va aggiunta una estesa e ramificata armatura culturale di parchi e siti archeologici Selinunte, Segesta, Hymera, Eraclea Minoa, Megara Hyblea tra tutti una miriade di castelli e torri, chiese e monasteri, bagli, masserie e opifici,testimoni di una ricchezza produttiva, e una estesa rete di centri storici (Gangi e Montalbano Elicona primeggiano tra i borghi più belli d’Italia) che caratterizzano il tessuto insediativo di una terra che è stata madre dei popoli. Sono questi le migliaia di capitoli della nostra infinita storia di civiltà: una ricchezza di beni culturali che fa dell’intera Sicilia un “patrimonio culturale dell’umanità”, titolo autorevolmente riconosciuto dal British Museum con la straordinaria mostra “Sicily. Culture and Conquest”.Davanti a questa straordinaria eredità e diversità culturale la Sicilia non può continuare a perseguire politiche dei beni culturali che sem brano somigliare all’esperimento effettuato da Luigi Galvani nel XVIII secolo con le cosce di rane morte, che, attraversate da una corrente elettrica, si muovevano facendo pensare o sperare che avessero preso vita e sconfitto la morte. Anche i territori siciliani in declino, le città sfigurate dal degrado della modernità incompiuta o i paesaggi agricoli abbandonati hanno spesso tentato di sconfiggere la morte at traverso l’immissione di una energia esterna derivata talvolta dal riconoscimento dell’UNESCO, altre volte dall’attrattività turistica di massa, altre volte ancora dai grandi eventi culturali o sportivi. L’effetto è stato spesso tragicamente identico all’esperimento sulla rana: il dinamismo iniziale indotto dall’evento ha simulato una parvenza di vitalità, spesso scambiata consolatoriamente con il ritorno alla centralità culturale, con una riattivazione del sistema produttivo o con la rinascita delle città.Niente di più illusorio! Perché il patrimonio culturale è matrice e motrice dello sviluppo solo se gestito in maniera strategica e integrata, senza vane illusioni e facili entusiasmi. I beni protetti dall’UNESCO e i loro contesti chiedono nuove politiche culturali e urbanistiche, nuovi modi di abitare, di muoversi e di produrre. Chiedono di ripensare la pedonalizzazione dei centri storici come un nuovo modo di viverli e non solo di attraversarli, chiedono una adeguata qualità dello spazio pubblico come occasione di incontro, reclamano una mobilità sostenibile e chiedono una fruizione turistica rispettosa dei luoghi, richiedono una cura attenta dell’arredo urbano e domandano adeguate strutture narrative che ci raccontino il passato prefigurandoci il futuro. Reclama no musei che ne comunichino la storia in forme nuove e con linguaggi adatti a diversi tipi di pubblico. I patrimoni materiali e immateriali della Sicilia pretendono di non essere isole di qualità protette da una bolla di bellezza in mezzo al degrado, ma chiedono di interagire con i cicli di vita del territorio e con i modelli di sviluppo, pretendendo modelli di gestione efficienti in grado di farli agire come propulsori della qualità della vita degli abitanti, e non solo dei turisti. Chiedono di essere il genoma territo riale su cui ricostruire un futuro migliore (Carta, 2014a).Considerare la Sicilia Patrimonio dell’Umanità è quindi un’occasione per discutere e progettare un modello che non guardi solo ai grandi attrattori culturali, ma che includa anche i territori limitrofi, i centri storici e le periferie, i boschi e i paesaggi agrari, i fiumi e le strade, i porti e gli aeroporti, e soprattutto le persone. Servono azioni che siano capaci di intervenire anche sul capitale sociale, soprattutto sui giovani che potranno trovarvi occasioni di lavoro. Ma dobbiamo sfug gire all’illusione della resurrezione della rana, sostituendo l’energia esogena prodotta troppo spesso da clientelismo e assistenzialismo, con l’energia vitale del capitale culturale materiale e immateriale. Una nuova politica capace di riattivare e accompagnare lo sviluppo del Mezzogiorno chiede una nuova classe dirigente che sappia essere ge neratrice di visioni, attuatrice di azioni e tessitrice di strategie, anche a partire da quei dieci scrigni di eccellenza (Carta, 2014b).Le riflessioni teoriche e le sperimentazioni sulla creatività urbana come fattore qualitativo, rigenerativo e competitivo elaborate negli ul timi anni, a partire dai lavori di Landry (2000) e di Florida (2002), hanno originato ulteriori riflessioni teorico pratiche mirate a fornire una mag giore dimensione territoriale alla creatività (Landry, 2006). Già nel mio libro “Creative City. Dynamics, Innovations, Actions” (Carta, 2007) ho individuato la necessità di una evoluzione del concetto selezionando i fattori che permettono alla creatività territoriale di diventare paradig ma di sviluppo sostenibile, creatrice di nuovo paesaggio, custode della memoria e tutore della storia, generatrice di nuove economie della cul tura e non semplice attrattrice di risorse intellettuali o di investimenti. E spesso è il paradigma del metabolismo creativo che viene proposto come un potente selettore di strategie e di progetti, poiché agisce scegliendo i cicli da riattivare per alimentarne di nuovi,
peuterey riviera Patrimonio e Creatività
esplorando le ricadute operative del metabolismo urbano creativo attraverso progetti di rigenerazione e la attivazione di nuovi cicli di vita. La Cultura è il fattore primario della creatività poi ché è una risorsa che affonda le radici nel palinsesto della storia delle città, dei territori e dei paesaggi e che protende i suoi rami nel futuro. La cultura mediterranea è un rizoma composto da luoghi e da persone, da patrimoni tangibili e intangibili, ma anche da identità civica e visio ne di futuro. L’armatura culturale mediterranea costituisce la struttura fibrosa dei luoghi e delle comunità, il loro carattere distintivo capace di resistere alle tentazioni della globalizzazione omologante. Le risorse culturali, quindi, non si limitano ad attraversare le reti immateriali della storia, dell’arte o della formazione, non si accontentano di attivare eventi e manifestazioni temporanee, ma pretendono di concretizzarsi in luoghi e occasioni di incontro per la comunità, di consolidarsi in servizi e di vivere attraverso le nuove centralità culturali. La sfida del territorio creativo richiede sempre più una integrazione cooperativa delle differenze, nella comune tensione verso la collaborazione delle diverse culture al progetto di futuro. Il territorio creativo non è solo più aperto, multiculturale e multietnico, ma è capace di mobilitare le sue diversità verso il nuovo progetto di territorio, attivando forum, realizzando luoghi di prossimità dove age volare il confronto e la visione collettiva, localizzando nuove centralità multiculturali.Re immaginare le politiche culturali”Re shaping Cultural Policies” (2015) è il nuovo rapporto dell’UNESCO sulle politiche attive per il patrimonio culturale materiale e immateriale come motore di sviluppo sostenibile, creativo e intelligente. Il Rapporto attualizza e valuta l’impatto della “Convention on the Protection and Promotion of the Diversity of Cultural Expressions” (2005) sulle politiche, piani e programmi orientati allo sviluppo culturale sostenibile. Il Rapporto sostiene la necessità che le industrie culturali e creative si ano integrate nelle politiche per la sostenibilità. La pianificazione deve, con sempre maggiore impegno, riconoscere il contesto culturale in cui i piani di sviluppo sono messi in atto, attivando, nelle scelte localizza tive e di riqualificazione ambientale, il ruolo dinamico che le industrie culturali e creative possono svolgere nel raggiungimento degli obiettivi economici e sociali sia a livello locale che regionale. Innanzitutto un’efficace politica urbana deve rafforzare la competitivi tà dei distretti attraverso l’adozione di strategie capaci di valorizzare le potenzialità della città (storia, risorse, connessioni, brand) e di favorir ne l’integrazione con la dimensione metropolitana per aumentarne sia la massa che l’ampiezza, e quindi la potenza. quindi indispensabile il rafforzamento delle infrastrutture di mobilità e di comunicazione, intervenendo soprattutto sui nodi di connessione alle grandi reti trans nazionali (porti e aeroporti), nonché lo sviluppo dell’offerta di servizi alle imprese, soprattutto di servizi innovativi e ad alto valore aggiunto che ne facilitino l’azione di networking. Non va trascurata l’importan za degli interventi per l’ampliamento e il rafforzamento del capitale umano e dei livelli di competenze e professionalità disponibili, agendo sulla formazione e sulla ricerca nonché sulla facilitazione dell’intera zione tra gli attori all’interno dei cluster e tra quelli inter cluster, anche attraverso la nascita di soggetti di intermediazione (agenzie, società miste, advisor, patti). Il progetto urbanistico consapevole deve saper guidare e regolare la localizzazione delle attività e delle imprese nell’ecosistema creativo in modo da ridisegnare i flussi gene rati, ma soprattutto per riequilibrare le centralità, evitando il rischio di una congestione prodotta dalla nuova domanda di suolo e di servizi. Il trasferimento degli effetti del successo di un cluster deve essere attuato attraverso azioni di trasferimento sull’immagine complessiva della città, sul rafforzamento del brand ai fini del potenziamento della credibilità e della conseguente attrattività di investimenti, popolazione e fruitori, anche attraverso flagship projects utilizzati come elementi di accreditamento (Bilbao ha ormai fatto scuola). Naturalmente non sappiamo ancora come saranno ridefiniti alcuni dei più noti progetti urbani a causa delle crisi economica globale, ma non vi è dubbio che in tempo di interventi anti crisi sul versante infrastrutturale ed edilizio il possesso da parte di alcune città di una precisa strategia e di piani di ampio respiro e coerenza agevola l’incardinamento delle risorse pubbliche laddove esiste già un interesse del privato a non perdere gli investimenti iniziali (la continuità e il rilancio dei progetti di Nantes, di Marseille o di Hamburg ne sono una evidenza empirica).Al terzo livello appartengono le azioni per ridurre gli effetti negativi prodotti dalla presenza di un cluster creativo, sia attraverso azioni nei confronti delle dinamiche del mercato immobiliare per evitare fenomeni di gentrification, che ridurrebbero la necessaria diversità culturale e generazionale comprimendo la creatività sia attraver so politiche compensative (controllo degli affitti, quote di riserva per l’edilizia sociale, agevolazioni fiscali per le giovani coppie, ecc.). L’intensità e la prossimità delle relazioni tra i sogget ti istituzionali e i portatori di interessi che agiscono nell’ecosistema è infatti un fattore determinante del successo, che richiede all’urbanistica il progetto e la regolazione di luoghi e condizioni che facilitino il manife starsi di tali relazioni. Diventano, invece, il genoma dello sviluppo sostenibile, le componenti di un nuovo metabolismo culturale del territorio. Sono azioni in grado di attivare nuovi processi osmotici, di tessere connettori e di generare interfacce in grado di riconnettere le politiche culturali alle politiche di sviluppo, rimodellandole verso un rinnovato protagonismo del capitale culturale nella transizione econo mica e sociale che stiamo attraversando. (a cura di) (2004), I cluster urbani, Il Sole24Ore, Milano.Carta M. (1999), L’armatura culturale del territorio. Il patrimonio culturale come matrice di identità e strumento di sviluppo, FrancoAngeli, Milano.Carta M. (2014a), “Armature culturali di sviluppo. Rigenerazione urbana e politiche culturali”, in A. Capuano (a cura di), Paesaggi di rovine e paesaggi rovinati, Quodlibet, Macerata.Carta M. (2014b), “Re immaginare il Sud. Le sfide del buongoverno per la metamorfosi dello sviluppo”, in M. Russo (a cura di), Urbanistica per una diversa crescita. Progettare il territorio contemporaneo, Donzelli, Roma.
peuterey riviera Patrimonio e Creatività