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Andiamo per ordine. Il giorno dell’inaugurazione chi passava da via Ventura non poteva non notare il braccio meccanico che sollevava i visitatori più audaci fino alla terrazza della galleria. Una volta raggiunta la prima “stazione” di questa mostra, negli spazi ufficiali della galleria Zero, sulla parete accanto all’ingresso un’illustrazione rimandava alla precedente personale di Pietro Roccasalva in Via Farini. Sempre nel giorno della vernice, sul pianerottolo della scala che conduce allo spazio, una ragazza, in abiti da cerimoniera, se ne stava con i piedi infilati in un catino rovesciato e senza fondo. In quella bizzarra collocazione, la performer distribuiva fogli A4 con un testo “Stampa Della Scomunica” di sapore carmelobeniano.

Dopo la lettura del testo si prende fiato e si continua il percorso che riporta in basso, compiendo così una parabola discendente che si conclude con l’ultimo incontro nello scantinato del palazzo che ospita la galleria.

In una piccola stanza debolmente illuminata si trova una piattaforma rettangolare, alta pochi centimetri, sulla cui superficie neutra sono disposti come in una composizione minimale due oggetti. Come se quel percorso si fosse spezzato (niente più braccio meccanico, niente più performer), lasciando il visitatore alle prese con il non facile compito di rimetterne insieme i frammenti.

Si prova così a seguire alcune piste. Una cromatica ad esempio, il rosso vivo è un colore che sembra ritmare la mostra: il cesto di vimini dell’elevatore, la civetta nel disegno in galleria, e le due parti del catino. Oppure il ritrovare topoes lessicali di Roccasalva come i termini “giocondità”.

Ed ancora: la figurazione dettagliata e la pittura attenta che descrive nel piano ipogeo un volto consumato. Oltre ovviamente ai rimandi temporali, che stabiliscono ossessivamente dei richiami tra le varie opere e tra le mostre di Roccasalva. La fisima di Zervan, citata nel testo, è appunto un’ossessione verso il tempo.

L’insieme di questi elementi e la loro intermittenza compositiva, fanno di Roccasalva un autore certamente insolito nel panorama contemporaneo, che ha guardato certamente a Gino De Dominicis più che ad artisti della sua generazione, applicando un’impronta personalissima a tutto ciò che mette in mostra.

Vale la pena quindi di abbandonarsi al fascino del singolo momento, nell’attesa di trovare una breccia nell’apparente astrazione delle cose, aspettando che il meccanismo s’inneschi per partecipare ad un mondo parallelo descritto dall’artista e che vanta le pretese di invertire le coordinate spaziali e temporali. Di contro, esiste anche la possibilità di non penetrare l’apparente ermetismo del discorso, con la sensazione di assistere in punta di piedi ad una riflessione alla quale non si è stati invitati.
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