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Il diritto all è volto alla tutela della reputazione dell’individuo all’interno della società. Tuttavia esso deve essere contemperato con il contrapposto interesse pubblico alla informazione quando eventi sopravvenuti rendano attuali il fatto precedente. Ne consegue che, ove tale interesse venga meno, la pubblicazione giornalistica, pur riportando la verità oggettiva dei fatti e pur rispettando i criteri di pertinenza e continenza, lede il diritto dell’individuo a non essere indeterminatamente esposto ai danni all’onore e alla reputazione derivanti dalla reiterata pubblicazione di una notizia un tempo legittimamente divulgata. ( con il patrocinio dell ROSSELLO CRISTINA, elettivamente domiciliato in Via Agnello, 18 20121 MILANO presso il difensore avv. ), con il patrocinio dell VITALE GILBERTO e dell Alessandro Gabardini, elettivamente domiciliati in VIA BIGL1, 21 20121 MILANO presso il difensore avv. e la lolita di D. ed ha chiesto la condanna dei convenuti al risarcimento dei danni non patrimoniali e patrimoniali, quantificati in misura non inferiore ad Euro 200.000,00, oltre al pagamento di una somma a titolo di riparazione ex art.12L. n. 47 del 1948e la pubblicazione della sentenza su almeno tre quotidiani a tiratura nazionale.

Afferma l la natura lesiva delle proprie integrità morale, reputazione, identità personale e attività professionale dell nella parte in cui viene ripresa e riferita un vicenda giudiziaria che lo vide coinvolto nel 1972, la cui verità non è contestata ma rispetto alla quale deduce la mancanza di un interesse attuale alla sua diffusione e l rispetto ad essa, di un diritto all come specificazione del diritto all personale. scandalo di vallettopoli). in forza di quanto previsto nel contratto di cessione dell e locazione del marchio testata; in via di ulteriore subordine, ha chiesto di determinare le quote di corresponsabilità dei soggetti tenuti al risarcimento dei danni.

Istruita la causa con le sole produzioni documentali, sulle conclusioni come precisate dalle parti all del 20.12.2011 davanti a questo giudice, subentrato al precedente istruttore, la causa è stata trattenuta in decisione con assegnazione dei termini di legge per il deposito di conclusionali e repliche. in punto di carenza di legittimazione passiva. a Nuove Edizioni Sportive.

E opinione di questo giudice che la titolarità della sola testata, segno distintivo della pubblicazione, non sia sufficiente per ritenere la società convenuta La Gazzetta dello Sport della pubblicazione sulla quale è apparso l in questa sede denunciato come diffamatorio quando, come nel caso di specie, si è in presenza di una diversa impresa editoriale effettivamente esercente la pubblicazione. Ne deriva che non può trovare applicazione nei suoi confronti quanto stabilito dall n. 47 del 1948, norma invocata dall a fondamento della citazione. limite esterno quando venga esercitata secondo precisi criteri. n.8953/06; Cass. n.6877/00; Cass. n.5947/97), o anche soltanto putativa purchè frutto di un serio e diligente lavoro di ricerca e verifica delle fonti (Cass. n.2751/07; Cass. continenza).

L in questione si apre con la seguente affermazione: la telefonata di G. delle indagini su di lui è oggetto di trascrizione integrale anche sulla Gazzetta. Agli albori della vita notturna dei calciatori, invece, era tutt che così, almeno sulla rosea. Il giornalista, nel primo paragrafo dell richiama una vicenda che coinvolse altro calciatore nel 1958, evidenziando come fu offerta dalla Gazzetta ai suoi lettori, diversamente da altri rotocalchi dell che la riproposero per diversi anni. Prosegue quindi con un nuovo paragrafo che si apre con la parola, interamente maiuscola, di e che testualmente recita: per le denunce di H. La notizia si diffonde il 9 gennaio 1972; il 9 maggio D. è incriminato per violenza assieme ad altre 26 persone. La rosea osserva un silenzio incrollabile: il 9 febbraio 1973 D. è assolto per insufficienza di prove e la rosea ci informa, senza fare alcun riferimento al tribunale, che il Cagliari intende cederlo. Il giorno della pubblicazione della sentenza, finalmente un titolo su D.: sul neutro di Catania, il Cagliari batte il Palermo, e D. Ciò che l lamenta è la insussistenza di un attuale interesse pubblico alla notizia riportata, molto risalente nel tempo e rispetto alla quale egli vanterebbe un diritto all nonchè l della sua persona a a vallette, presentatrici,
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amori scandalistici, intrighi telefonici, estorsioni, ritratti di personaggi pubblici (così a pag.3 della citazione) che nulla hanno a che fare con lui.

In riferimento a questo secondo aspetto ritiene questo giudice che la prospettazione attorea non sia condivisibile.

Come evidenziato dai convenuti, nell in questione il giornalista ha inteso porre a confronto le diverse modalità con le quali il quotidiano ha, nel passato, trattato vicende riguardanti calciatori rispetto alla ben diversa posizione assunta dal medesimo quotidiano di fronte alle attuali vicende altrettanto coinvolgenti calciatori. Nello scritto in esame non è fatto alcun esplicito accostamento tra i protagonisti delle passate vicende riferite e quelli di cronaca attuale al momento della pubblicazione dello scritto, né le modalità espressive utilizzate suggeriscono o lasciano intendere un raffronto e/o una assimilazione di tale natura.

Ritiene tuttavia questo giudice che quanto riferito, per le sue connotazioni fattuali (coinvolgimento in rosa scoperti nel diario di una tredicenne dalla madre; rinvio a giudizio per violenza e assoluzione per insufficienza di prove) sia idoneo a ledere l e la reputazione dell e che, pur nel rispettabile intento (qui dichiarato) del giornalista di sollecitare una riflessione e portare l dei lettori sulle diverse modalità di informazione e sulla evoluzione, sul piano culturale e del costume, della attività giornalistica anche della Gazzetta dello Sport, non sia ravvisabile alcun interesse attuale alla conoscenza da parte dei lettori dello specifico episodio che coinvolse D. in un momento assai risalente nel tempo.

Nè il riferire la vicenda giudiziaria può ritenersi funzionalmente necessario per rendere ed efficace il discorso giornalistico (come affermato dai convenuti) sulle diverse stagioni dell sportiva quando, come nel caso di specie, il fatto precedente (correttamente riportato nei suoi elementi fattuali) non sia in alcun modo ritornato di attualità né eventi sopravvenuti lo caratterizzino come suscettibile di un nuovo interesse pubblico alla sua conoscenza.

E singolare che tutte le parti abbiano richiamato, a sostegno delle diverse prospettazioni, la medesima decisione della Suprema Corte (sentenza n.3679/1998) che, in una fattispecie invero non omologa alla presente, ha affermato che sentenza impugnata ha ulteriormente specificato il contenuto dei limiti del diritto di cronaca, aggiungendo quello dell della notizia, nel senso che non è lecito divulgare nuovamente, dopo un consistente lasso di tempo, una notizia che in passato era stata legittimamente pubblicata. Non si tratta soltanto di una pacifica applicazione del principio della attualità dell pubblico alla informazione, dato che tale interesse non è strettamente collegato all del fatto pubblicato, ma permane finché resta o quando ridiventa attuale la sua rilevanza pubblica. Viene invece in considerazione un nuovo profilo del diritto di riservatezza recentemente definito anche come diritto all inteso come giusto interesse di ogni persona a non restare indeterminatamente esposta ai danni ulteriori che arreca al suo onore e alla sua reputazione la reiterata pubblicazione di una notizia in passato legittimamente divulgata. Il principio è, in sè, ineccepibile. Ma, quando il fatto precedente per altri eventi sopravvenuti ritorna di attualità, rinasce un nuovo interesse pubblico alla informazione non strettamente legato alla stretta contemporaneità fra divulgazione e fatto pubblico che si deve contemperare con quel principio, adeguatamente valutando la ricorrente correttezza delle fonti di informazione. In mancanza di sopravvenienze così caratterizzate, la Suprema Corte ha ritenuto come possa costituire lesione del diritto alla riservatezza una nuova pubblicazione di una notizia, legittimamente divulgata in passato ancorché lesiva dell e della reputazione del soggetto interessato, e ripresa dopo molto tempo.

Ritiene questo giudice, fermo restando che la vicenda giudiziaria che nel 1972 ha coinvolto l è stata riportata con completezza e nel rispetto del principio di verità nonché con l di un linguaggio sobrio e corretto, che nel caso di specie non sia stato rispettato il principio della pertinenza: non è infatti ravvisabile (né è stato segnalato dai convenuti) alcun evento sopravvenuto che renda nuovamente di attualità, al momento della pubblicazione dell in esame (2007), la notizia stessa ovvero l pubblico alla conoscenza di fatti accaduti 35 anni prima.

La loro nuova divulgazione, con particolari idonei a ledere l e la reputazione (che si identifica con il senso della dignità personale in conformità all del gruppo sociale, secondo il contesto storico al momento della pubblicazione), non può ritenersi scriminata dalla sua collocazione in un articolo giornalistico mirato a sottoporre ai lettori ed a richiamare la loro attenzione sul mutamento intervenuto nella Gazzetta dello Sport con la scelta di riferire (anche) notizie di natura non strettamente sportiva ma comunque relative a personaggi legati all sportivo.

Le passate e diverse linee di condotta, nel 1972 per la vicenda D. dettate dall direttore responsabile del quotidiano, ben potevano essere rievocate in termini generali senza alcuna necessità di riproporre notizie che per il trascorrere del tempo risultano ormai dimenticate o ignote alla generalità dei consociati.

La scelta giornalistica è venuta di fatto a risolversi in una lesione di diritti fondamentali della persona dell (reputazione, riservatezza, identità personale) non giustificata da eventi sopravvenuti tale non potendosi intendere, come sembrano suggerire i convenuti, il coinvolgimento di altri calciatori in cronache giudiziarie idonei a configurare un rinnovato interesse pubblico alla conoscenza della vicenda.

Il diritto all inteso come diritto a che non vengano ulteriormente divulgate notizie risalenti nel tempo e ormai dimenticate o non note,
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è stato richiamato dalla Suprema Corte in controversia relativa al trattamento dei dati personali nella recente sentenza n. 5525/2012.