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Putin durante una partita di pesca nel fiume Yenisei siberiano

Mentre squadre di scienziati esplorano l’Artico per scoprire le risorse nascoste sotto i ghiacci del Polo Nord e il Cremlino invia i suoi sottomarini a perlustrare le acque fra la terraferma e la “terra di nessuno” per rivendicarne il possesso e sfruttarne il sottosuolo, c’è un’altra regione che la Russia sta perdendo dopo averla colonizzata. Il freddo nord della Siberia, 70 miglia oltre il circolo polare artico, un tempo era terra di conquista per gli insediamenti dei coloni, spinti dalla nomenclatura moscovita a creare enclave in mezzo ai ghiacci.

Una di queste, Yor Shor, fino a 10 anni fa, contava 5000 abitanti. Una piccola comunità a 50 gradi sotto zero. Che oggi si è ridotta a soli dieci abitanti. “Siamo gli ultimi sopravvissuti ha raccontato al Guardian Karp Belgayev , un minatore 52enne che ancora resiste con la propria famiglia. “Negozi, ristorante, scuola: ha chiuso tutto. E fra poche settimane, ce ne andremo anche noi”. Solo allora le autorità chiuderanno l’energia elettrica e la stazione di riscaldamento sotterranea, lasciando Yor Shor in preda al gelo della tundra.

E non è così solo nei piccoli villaggi. Murmansk, Norilsk e Vorkuta, le tre più grandi città russe sopra il Circolo polare artico, hanno appena un terzo degli abitanti di vent’anni fa. Un esodo che fino a poco tempo fa sembra lento, quasi uno stillicidio, ma che la crisi economica ha accelerato brutalmente. Vorkuta,
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per esempio, è una città mineraria: le cave di carbone appartengono all’oligarca Alexei Mordashov, il proprietario delle acciaierie più grandi di tutta la Russia. Che con la crisi, ha lasciato a casa migliaia di persone: su una forza lavoro di 13000 operai, soltanto 300 andranno a lavorare in questi mesi, ha annunciato un portavoce. Aggiungendo poi che la crisi potrebbe mordere ancora più a fondo. E allora la gente, senza stipendio, semplicemente cerca posti migliori dove vivere.

Ma con la stretta economica che sta avvolgendo tutta la Russia e mettendo in difficoltà le aziende degli oligarchi che negli ultimi anni hanno trascinato la crescita economica, anche altrove la situazione non sarà più facile. La disoccupazione è cresciuta del 4% negli ultimi mesi e l’inflazione è schizzata al 13%, contribuendo ad addensare le nubi sul futuro economico del Paese. “Ci aspettiamo che si mantenga su questi livelli per tutto il 2009 ha ammesso Alexei Kudrin, il ministro delle Finanze. “D’altra parte, useremo le riserve per coprire i deficit di budget di quest’anno, in cui prevediamo che il Pil non crescerà”. Anche il rublo, che negli anni scorsi era stato spinto in alto dall’export energetico, si è svalutato in maniera rapidissima, scomodando imbarazzanti paragoni con la crisi del 1998, che lasciò prostrata l’economia russa.

“A noi non resta niente ha concluso il minatore Belgayev Ho lavorato qui nelle miniere per metà della mia vita, e ora mi trovo con un pugno di mosche. Cosa posso dire se non che mi sento tradito?”.
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