giubbini peuterey La riforma della finanza Usa non può attendere

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Forse non sono da temere imminenti nuovi shock al sistema economico in arrivo dall’alta finanza. Ma l’erosione e l’affanno nell’applicare le riforme potrebbero addensare rischi sul futuro, quando sarà troppo tardi per interventi preventivi.

Un’erosione diventata sempre più minacciosa negli Stati Uniti: è stata rinviata di due anni, su pressione delle grandi banche, l’entrata in vigore di una nuova norma che prevede lo scorporo in una controllata separata delle attività nei derivati più rischiosi, la cosiddetta “swaps push out” rule prevista dalla grande riforma finanziaria Dodd Frank del 2010, una norma pensata per isolare le attività considerate più rischiose sui derivati. Le banche avranno fino al luglio del 2015 per rispettare la legge. Gli istituti coinvolti vanno da Bank of America a JP Morgan, da Citigroup a Wells Fargo, da Hsbc a Morgan Stanley,
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e avevano richiesto formalmente il rinvio citando difficoltà ad adeguarsi nei tempi prescritti.

C’è chi dubitava comunque dell’efficacia di queste nuove norme. Ma, soprattutto, il ritardo non rappresenta l’eccezione. Soltanto il 38% delle regole previste dalla riforma finanziaria Dodd Frank, a tre anni dalla sua approvazione, è scattato, mentre in quasi due terzi di casi hanno avuto la meglio tentennamenti e rinvii. E se i bilanci delle banche americane e internazionali dal 2008 a oggi si sono ripresi e rafforzati, grazie agli aiuti pubblici, la reputazione delle società di Wall Street e dintorni resta men che a prova di crisi: le indagini per manipolazioni sui mercati e scommesse irresponsabili sono più che mai aperte.
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