piumino uomo peuterey Una crescita equilibrata

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La moda e forse la nostra societ in generale ha una fenomenale capacit di oblio. Ma persino i pi smemorati tra noi farebbero fatica a negare il radicale cambiamento portato da Moncler nel panorama del casualwear in meno di un decennio. Nel 2003, quando l’imprenditore Remo Ruffini compr il marchio da FinPart, che a sua volta lo aveva acquisito dal gruppo veneto Pepper Industries, in pochi indossavano i piumini in citt e persino sulle piste da sci la maggior parte delle giacche aveva imbottiture sintetiche. La piuma d’oca sembrava cosa antica e superata e il piumino classico, in genere lucido e con l’effetto “omino Michelin”, evocava gli anni 80 e i gusti dei pi modaioli tra gli adolescenti dell’epoca, i cosiddetti paninari, che tra i loro brand preferiti avevano eletto proprio Moncler.

A distanza di nove anni i marchi di casualwear e sportswear che avevano abbandonato la produzione di piumini, da citt e da sci, l’hanno ripresa, investendo moltissimo in ricerca, uffici stile e comunicazione. A questi si sono affiancati decine di nomi italiani e stranieri, pi o meno nuovi e con posizionamento di prezzo molto diverso. Moncler continua a svettare su tutti e tutti continuano a guardare all’azienda come al modello da seguire. O almeno, da ammirare.

Al contrario, quasi ci inorgoglisce. Significa che abbiamo colto un bisogno, un desiderio che in qualche modo serpeggiava tra i consumatori e abbiamo poi saputo stimolarlo, coltivarlo, nel modo giusto. A volte ci copiano in modo un po’ troppo palese, ma credo che questo, in fondo, ci rafforzi. Perch l’originale siamo e saremo sempre noi. Quello che ci d veramente fastidio e ci danneggia sono i falsi, in particolare quelli venduti su internet. Abbiamo avvocati che lavorano ogni giorno per far chiudere i siti illegali e per far sequestrare merce contraffatta, ma si ha la spiacevolissima sensazione di cercare di vuotare il mare con un bicchiere.

In termini di fatturato, come si era chiuso il 2011 e come si chiuder il 2012?

Nel 2011 il nostro gruppo, Industries, che comprende anche i marchi Marina Yachting, Henry Cotton’s e Coast+Weber+Ahaus, ha chiuso a 513,4 milioni, con un ebitda di 122,6, pari al 23,9% del fatturato. Per una previsione sul 2012 dovremmo aspettare i risultati di novembre e dicembre, le cui vendite rappresentano il 15% del fatturato annuale. I primi dieci mesi hanno avuto alti e bassi, anche per via del clima, ormai cos bizzarro in ogni parte del mondo. Ma mi sento di dire che anche il 2012 si chiuder con una buona crescita.

Quanti monomarca sono stati aperti e quanti ce ne sono in programma nei prossimi anni?

In nove anni per Moncler siamo arrivati quasi a 84 e 126 se consideriamo anche gli altri marchi del gruppo. Abbiamo cercato di coprire le pi importanti citt del mondo e le migliori localit sciistiche, da Cortina ad Aspen, passando per Gstaad e Chamonix. Siamo pronti ad aprire una ventina di negozi all’anno per i prossimi esercizi, ma solo se troviamo le location che vogliamo a prezzi ragionevoli e con buoneuscite, nei mercati in cui queste pesano molto, che non ci dissanguino. Oggi retail e wholesale si equivalgono per Moncler e in futuro arriveremo probabilmente al 70% per i negozi e al 30% per la distribuzione wholesale. Ma sar pi una necessit che una strategia: ci sono mercati, come l’Asia, dove il wholesale, in cui io credo moltissimo e che ha fatto tanto per il successo di Moncler, di fatto non esiste. Per crescere in certi mercati bisogna quindi per forza investire nei monomarca.

Ogni quanto vengono cambiate le vetrine dei negozi pi importanti e sono pensate ad hoc per ciascun punto vendita?

Mettiamo a punto un’unica creativit e ne prepariamo 3, 4 per stagione. Poi l’adattiamo per ai vari negozi, a seconda che si trovino in citt o in montagna e in funzione della grandezza e quantit delle vetrine.

Qual la percentuale di export e di collezioni donna rispetto all’uomo?

Nel 2003 l’Italia assorbiva il 90% del fatturato Moncler, oggi siamo al 20 25%. Il 30 35% va in Asia, il 30 35% in Europa e il restante 10 15% negli Stati Uniti. Il nostro Paese vale tra il 20 e il 25%. una situazione molto equilibrata che si avvicina al mio ideale, in cui ciascuno dei quattro continenti assorbe il 25% dei ricavi, un risultato che vorrei raggiungere nei prossimi tre, quattro anni e che secondo me la migliore strategia di lungo termine che un marchio possa avere. Un portafoglio mercati equilibrato ci mette al riparo da scossoni valutari e crisi economiche o finanziarie legate singoli Paesi o aree geografiche. La stessa garanzia ce la d la divisione in parti uguali tra uomo e donna, che nove anni fa valeva invece il 90% del fatturato.

Dopo gli occhiali, avete in programma altre licenze?

In realt quella con Mykita, produttore di nicchia, non una licenza, ma una partnership, come quella con Rimowa, per fare un altro esempio. Con l’azienda tedesca, che rappresenta un’eccellenza mondiale della moderna valigeria, abbiamo realizzato un trolley con un’imbottitura di piumino d’oca. Sono progetti di comunicazione, pi che occasioni di business. Ci interessa trasmettere la nostra passione e il nostro impegno per la qualit , le collaborazioni sono un modo per dialogare con il consumatore.

Quanto pesano Gamme Rouge e Gamme Bleu, le collezioni “di lusso” di piumini, e in quanti negozi sono distribuite?

Fin dal 2003 abbiamo reso tutta la distribuzione pi selettiva e questa strategia vale a maggior ragione per le due linee di alta gamma, vendute in circa cento negozi e solo in alcune delle nostre boutique. Lo stesso vale per la linea Grenoble, che si ispira alla storia di Moncler. una linea da sci che non vendiamo nei negozi specializzati in sport di montagna. Bizzarro, forse, ma ci piace cos .
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