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Il fenomeno editoriale è visibile agli occhi, semplice e ben noto nel suo meccanismo, impressionante nel caso specifico: a 70 anni dalla morte di Antoine de Saint Exupéry i diritti d’autore scadono e l’editore Bompiani non ha più, per l’Italia, l’esclusiva sul suo Piccolo Principe, grande sovrano fra tutti i best seller, con milioni di copie vendute in tutto il mondo dal dopoguerra ad oggi. Il racconto diventa, a tutti gli effetti, un vero classico della letteratura del novecento. Unico diritto è sulla traduzione, naturalmente, e quella di Nini Bompiani Bregoli rimane l’unica esclusiva per la casa editrice che lo fece atterrare in Italia nel lontano 1949. Ci ha pensato Beatrice Masini (nome legato in Italia al fenomeno Harry Potter), con una nuova traduzione, a riproporre una rivisitazione linguistica che affiancherà quella storica per Bompiani. Nel frattempo molti editori si sono presentati all’appello, con un fiorire di proposte che già affollano il mercato: Einaudi, Mondadori, Giunti, Newton Compton, Sellerio, Passigli, Garzanti, Fanucci, Montecovello, Barney, La Vita Felice, Barbera, BEAT spettacolo piuttosto patetico quegli strilli che millantano l’esclusiva sull’ “edizione integrale” e gli “acquarelli originali dell’autore”. Una folta schiera di celebri traduttori a sfidare la disarmante semplicità lessicale del testo, e contenuti speciali accessori (prefazioni e postfazioni) per questa grande abbuffata, in corsa sulla via dell’oro.

Piemme può finalmente aggiungere la preziosa perla ad una collana di classici per ragazzi che ha da sempre un grande successo, apprezzata per i ricchi contributi didascalici aggiunti al testo in margine alle pagine (“I Classici del Battello a Vapore”); ulteriore arricchimento è l’autorevole intervento introduttivo di Teresa Buongiorno, studiosa di letteratura per l’infanzia alla quale si deve, tra l’altro, un recente “Dizionario della fiaba” edito da Lapis.

Se nei vostri trascorsi terrestri non aveste collezionato abbastanza gadget, il volume proposto da Gribaudo vi regala una sovracopertina che si trasforma in un poster da appendere, ed ecco un bel cielo stellato come quello solcato dal candido alieno. Se siete a caccia di affari, come al solito Newton Compton batte ogni concorrenza e, per soli 3,90 euro, vi portate a casa un libretto con copertina rigida (e imbottita: perché?), il rassicurante invito a “diffidare dalle imitazioni” e la traduzione di Emanuele Trevi. Un grande scrittore per ragazzi, Roberto Piumini, si fa notare per la sua versione affidata a Barney Edizioni.

Il piccolo principe è un testo ancora profondo ed attuale e sfida il tempo con le sue sagge riflessioni, tutt’altro che spensierate ed ottimistiche, sulla natura dell’animo umano. Un bambino, per di più venuto da un altro pianeta, mette l’aviatore protagonista e voce narrante nella condizione di riconsiderare il suo modo “adulto” di vedere le cose. Un chiaro monito che riguarda i fallimenti del pensiero contemporaneo, non certo una poetica esortazione a rimanere bambini: il mondo di Antoine de Saint Exupéry è sconvolto da una guerra mondiale. Le limpide osservazioni del piccolo principe, al limite dell’ingenuità, arrivano dritte al cuore delle questioni e a quello del lettore: le parole sono così immediate da sembrarci subito le più giuste per rendere visibili le cose che davvero contano, secondo l’autore. Una semplicità che a noi, lettori di oggi, può sembrare semplificazione nel momento in cui presta il fianco alla banalizzazione, per abuso di facili citazioni. Diventa fin troppo facile triturare tutto in mortificanti aforismi, pronti per essere infilati nei cioccolatini, intercambiabili per qualsiasi occasione: un’opera importante e profonda ha finito con il soffrire per inopportuna inflazione del suo stesso successo. In questo senso la svalutazione del racconto va di pari passo con il dissennato merchandising fatto di volpi, stelline, rose, pecorelle pupazzetti che hanno finito per svuotare i personaggi del loro senso metaforico, ostinatamente destinati al consumo per bambini troppo piccoli, lontani anni luce dai pesanti messaggi esistenzialisti dell’autore.

Amata o odiata senza mezze misure: per molta critica letteraria e non Il piccolo principe è un’opera ingiustamente sopravvalutata, che avrebbe contribuito a fagocitarne altre di maggior valore letterario ed etico, togliendo loro visibilità. quasi certo che la grande abbuffata editoriale in corso contribuirà a rinforzare senza appello questo giudizio.
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