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Non c pace per chi guadagna sempre meno Una delle poche buone notizie per i lavoratori a reddito fisso, negli ultimi tre o quattro anni, era stato il crollo del prezzo del petrolio. Perch se la dinamica dei prezzi immobile, gli investimenti e gli acquisti vengono ritardati, facendo dunque avvitare la crisi in un circolo vizioso.

Tra le conseguenze monetaria, com noto, c la politica delle banche centrali, sia negli Usa che in Europa, che hanno azzerato i tassi di interesse e immesso quantitativi abnormi di liquidit nel sistema nel tentativo di mantenere il tasso di inflazione al di sopra dello zero. Tutto inutile, fin qui, ma c comunque una marea di denaro che fluttua per il mondo alla ricerca di una sempre pi difficile.

L tra i produttori di petrolio, sia membri dell che non (a partire dalla Russia) rischia ora di modificare drasticamente il quadro. Sulle ripercussioni geopolitiche rinviamo all come sempre dettagliata, di Alberto Negri, de Il Sole 24 Ore, che riportiamo in chiusura.

Sul piano strettamente economico, per le conseguenze di quell sono gi in atto. Il prezzo del greggio infatti salito del 13% in pochi giorni, anche se la riduzione di produzione annunciata pari soltanto all del totale giornaliero globale. delle particolarit del mercato petrolifero, che si gioca su margini di produzione piuttosto esigui (quasi tutti i paesi produttori pompano quasi al limite delle proprie capacit ad eccezione dell Saudita e, forse, di Russia e Kuwait).

Ma l del prezzo dei prodotti energetici tutti e contemporaneamente ha immediati riflessi sull Il che da un lato preoccupa chi vive lavorando con salari mediamente sempre pi bassi, dall costringe le banche centrali a interrompere il lunghissimo periodo di politica monetaria Gi la Federal Reserve sta per aumentare i tassi di interesse, nella prossima riunione di dicembre; e la Bce,
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dal canto suo, dovr frenare sul prolungamento e soprattutto sull della portata del quantitative easing. Dunque, al risollevarsi del problema prezzi prevedibile una ulteriore stretta robusta, a partire dalle politiche monetarie per arrivare a quelle di bilancio.

Il cambio di rotta a questo punto molto probabile con l del nuovo anno, se i paesi produttori manterranno effettivamente l a ridurre l di greggio metter la parola fine a tutti i giochetti con i bonus. Ora stato raggiunto un laborioso accordo sui tagli produttivi che appare una sorta di tregua tra i duellanti che dovr reggere la prova dei mercati e anche quella dei campi di battaglia.

La guerra al ribasso del petrolio stata il riflesso di quella che si svolge da anni tra Riad e Teheran, tra sciiti e sunniti per la leadership del mondo musulmano, e dell una delle conseguenze della lotta sui mercati ingaggiata dallo shale oil americano e dalla Russia, che sull di materie prime fonda le sue ambizioni di superpotenza dall al Medio Oriente.

Il punto di svolta fu la riunione Opec del 27 novembre 2014, quando il petrolio era gi precipitato da 115 a 70 dollari al barile. Invocando la necessit di battere la concorrenza del petrolio di scisto americano, il ministro saudita Ali al Naimi avviava allora la guerra dei prezzi: invece di chiudere i rubinetti della produzione secondo lui conveniva inondare i mercati perch una volta neutralizzato il greggio Usa, pi costoso da estrarre, le quotazioni sarebbero risalite.

Questa manovra avrebbe avuto un effetto collaterale decisivo agli occhi della monarchia saudita: l economica del nemico iraniano, sostenitore del regime siriano di Assad, degli Hezbollah libanesi, dei ribelli Houthi in Yemen e del governo sciita di Baghdad impegnato nella guerra al Califfato. L del petrolio veniva usata dai Saud contro un concorrente storico contro il quale era stata lanciata da Saddam la guerra degli anni Ottanta sostenuta dai soldi delle monarchie del Golfo.

Ma i sauditi negli ultimi due anni hanno perso la scommessa. Il crollo dei prezzi non si tradotto in un aumento della domanda e neppure sono stati mandati fuori mercato i produttori americani. Il fatto per pi clamoroso che l in campo nel settembre 2015 della Russia in Siria ha permesso ad Assad di restare in sella e si costituito un asse tra Mosca Teheran Damasco e Baghdad con cui ha dovuto fare i conti anche la Turchia di Erdogan, la potenza regionale su cui conta l Saudita per costituire un fronte anti sciita. da notare che le sanzioni finanziarie e sul greggio, annullate dall con il Cinque pi Uno, erano costate a Teheran dal 2011 100 miliardi di dollari di export. Ma neppure queste perdite enormi poi accompagnate dal calo del petrolio voluto da Riad avevano affossato la repubblica islamica.

L con l osteggiato dai sauditi e dagli israeliani, ora gli Usa lo devono difendere: il segretario di Stato John Kerry impegnato in una trattativa con il collega russo Serghej Lavrov domani entrambi saranno presenti al Med Ispi di Roma per evitare una disfatta dei ribelli di Aleppo Est appoggiati dagli Stati Uniti, tra cui il nucleo duro rappresentato dal fronte al Nusra affiliato di al Qaida, casa madre dell settembre 2001. l imbroglio mediorientale in cui si sono ficcati gli americani e i loro alleati.

Insieme ai sussulti del Cartello cambiano le alleanze regionali. L si messo d con i curdi di Massud Barzani per dividere i barili estratti dai pozzi contesi di Kirkuk ma anche diventato un grande fornitore dell da quando i Saud hanno deciso di sospendere le forniture al generale al Sisi che ora appoggia Assad, al punto da inviare consiglieri militari a Damasco. L irachena con il Cairo stata ottenuta con la mediazione degli iraniani e dei russi.

Concentrati nella rivalit con l nelle battaglie dello Yemen e contro Assad, i sauditi hanno dovuto cambiare la politica del 2014,
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spingere sui tagli di produzione e fare qualche concessione a Teheran per risollevare quotazioni ed entrate petrolifere destinate a coprire le spese della difesa: perch come sempre in Medio Oriente diceva Lord Curzon ogni goccia di petrolio equivale a una goccia di sangue.