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I più importanti buyer internazionali e italiani si sono dati appuntamento a Firenze per l’edizione 86 di Pitti Bimbo che chiude oggi i battenti alla Fortezza Da Basso. Ieri, a metà percorso, il salone registrava un aumento di compratori del 2% rispetto all’anno scorso. Positiva l’affluenza dall’Italia e altrettanto quella dall’estero con in testa la Russia seguita da Ucraina, Stati Uniti, Spagna fino a Giappone e Corea del Sud. Il meglio dell’abbigliamento per bambino viene proposto attraverso 578 marchi e varie iniziative che coinvolgono stilisti, grandi marchi e compratori. Ma la rassegna è anche occasione per monitorare il settore e riflettere.Questa volta sono stati presentati i primi risultati dello studio Creando bambini. Discorsi, esperienze e rappresentazioni dell’infanzia nella moda bimbo che stanno svolgendo la sociologa dell’infanzia Caterina Satta (docente di Sociologia e Metodologia della Ricerca Sociale) e Rossella Ghigi (professoressa associata per l’Università degli Studi di Bologna) per conto dell’università di Bologna, con il sostegno della Regione Emilia Romagna, di Pitti Immagine Bimbo e dell’università di Parma. Una ricerca dalla quale emerge che andando oltre gli stereotipi e cambiando lo sguardo ad altezza bambini, moda, sfilate e i set fotografici sono anche un gioco, occasione di incontri con amici, l’opportunità di stare con i genitori fuori dalla routine familiare. Una riflessione merita anche l’ascesa di due territori che sotto il profilo della produzione si stanno affermando nel comparto kidswear: la Campania e la Puglia. Fatturiamo 22 milioni di euro e produciamo alcune tra le linee più significative dice per esempio Michele Iovino fondatore e amministratore delegato di Follie’s Group con sede a San Giuseppe Vesuviano. Nella sua scuderia che comprende tra gli altri Manuel Ritz, Peuterey, Byblos è arrivata la linea Miss Blumarine al debutto con il suo nuovo corso. E fanno capo all’area napoletana anche la Fun di Nola ha presentato la nuova linea Easy, con capi da bambina facili e comodi e Fracomina, azienda campana dei fratelli Prisco presenti nel childrenswear con la linea Mini dove la felpa diventa glamour e i jeans sono impreziositi da ricami di paillette. Si dice che circa il 65% della produzione italiana di abbigliamento per bambini sia comunque made in Puglia, e in particolare nella provincia di Bari. per esempio viene realizzata a Putignano da Fase1 ma ci sono anche due realtà molto affermate come Mafrat e Gimel. Certo una stilista come Stella Jean per la sua linea kids ha scelto la Unique Children Wear di Chieti che produce e distribuisce anche le linee bambino di Marcelo Burlon,Dirk Bikkembergs,Patrizia Pepe. Alla prima stagione abbiamo fatturato oltre 1 milione di euro dice Francesco Pizzuti, amministratore delegato prevedendo ulteriori successi. I bambini non hanno preconcetti sulla cultura altrui e questo è nel dna della mia moda. Il nostro business è l’emozione dice la stilista di origini italo haitiane presentando abitini stampati, giacche tartan con ricami e cappotti a quadri con applicazioni di nappe colorate. Certo se poi si passa a una linea come quella di Emilio Pucci alla seconda stagione, ci si sposta subito a Jesi da Simonetta che la realizza: una scelta di stampe d’archivio come quelle che piacciono alle mamme declinate nei temi più celebri della maison fiorentina come per esempio la stampa Cinguettio. Mandiamo tutto a baby Beyoncé dice Laudomia Pucci presentando anche irresistibili delizie per neonate realizzate nella fantasia in rosa e grigio Astana. E da Arezzo sono invece arrivati Piero Giacomoni e Barbara Bertocci, fondatori del marchio Monnalisa per celebrare i primi cinquant’anni dell’azienda: una sfilata con 90 bambini, fuochi d’artificio e ospiti venuti da ogni parte del mondo. Last but not least i riferimenti ai personaggi della TV serie: Guess Kids lancia la collezione lifestyle Miracolous Ladybug ispirata alla famosa serie animata di Zag. E conquista.
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